00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“Apprendimento autonomo e tutoring” è un insieme di pratiche educative e didattiche pensate per sviluppare l’autonomia e rendere l’allievo protagonista attivo del proprio percorso di apprendimento, in una scuola concepita come una nuova comunità. L’Idea è quella di accompagnare gli studenti nella transizione verso la completa autonomia, prevedendo così la possibilità di esprimersi rispetto ai loro bisogni, alle loro inclinazioni e alle loro passioni.
Nel tutoring docente/studente, rivolto agli alunni più grandi del primo ciclo, il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca così un ruolo didattico e relazionale che affianca lo studente nel suo percorso scolastico.
Vediamo nella puntata di oggi un esempio di applicazione di tutoraggio docente/studente che coinvolge studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze.
00:47 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MICHELA_APERTURA
“Apprendimento cooperativo” e “tutoring” non sono delle novità, infatti vengono studiati e sperimentati fin dal secolo scorso. Infatti, l’Idea di “apprendimento autonomo” trova uno dei suoi più autorevoli fondamenti nella pedagogia montessoriana di cui il principio alla base è il “fare da soli”.
Nel tempo scolastico dedicato a questa pratica i docenti e gli studenti decidono quali temi approfondire e quali attività svolgere, sulla base di:
โ piani plurisettimanali,
โ materiali didattici predisposti,
โ e del monitoraggio dell’apprendimento,
spostando progressivamente sugli studenti la possibilità di stabilire ciò a cui dedicarsi e di reperire il materiale necessario.
Le modalità di lavoro possono essere individuali, peer to peer o di gruppo, e anche interclasse.
Secondo il pensiero di giganti della pedagogia, come la Montessori o Dewey, o le posizioni simili di esponenti italiani dell’attivismo pedagogico, come Codignola – fondatore della “Scuola-Città Pestalozzi” – la valenza formativa di un apprendimento autonomo fondato sulle caratteristiche di ciascuno studente, sta proprio nella capacità di far emergere e sostenere l’autonomia e il senso di responsabilità dei ragazzi.
Come già accennato, approccio cooperativo e tutoring, non sono costrutti nuovi al mondo educativo. La ricerca scientifica basata sulle evidenze ha comprovato, infatti, l’effetto positivo del peer tutoring sugli apprendimenti degli studenti. Sia chi riveste il ruolo di tutor e sia chi si avvale del supporto di questa figura ottiene, infatti, miglioramenti significativi e dimostrabili. Quando lavorano in coppia studenti con competenze di differente livello, entrambi ricavano beneficio da questa interazione; il più competente trae infatti soddisfazione da un problem solving tra pari, mentre l’altro ricava spiegazioni e dimostrazioni che lo aiutano nel suo apprendimento.
Con il peer tutoring migliorano non solo l’apprendimento ed i risultati scolastici, ma anche poi il clima della classe. Grazie alla maggiore interazione generata da questo apprendimento cooperativo, l’atmosfera competitiva che caratterizza magari le classi più tradizionali si trasforma e diventa più collaborativa e distesa, favorendo così lo sviluppo di un’identità comune e di un senso di appartenenza degli studenti alla comunità.
Il cooperative learning, in cui le pratiche di tutoring si inseriscono, può essere considerato sia come una teoria dell’apprendimento, sia anche come un metodo d’insegnamento da cui derivano un paradigma educativo e una serie di tecniche di lavoro basate su diversi principi educativi.
03:26 MICHELA_I CRITERI SU CUI SI FONDA
Ecco i criteri su cui si fonda.
Il primo criterio è l’interdipendenza positiva. Che cosa vuol dire? Mentre le situazioni di apprendimento tradizionali sono caratterizzate da competizione e da individualismo, nel cooperative learning la responsabilità di raggiungere un obiettivo è comune ed è distribuita fra tutti i membri del gruppo, così il fallimento di un solo individuo può causare l’insuccesso di tutti quanti.
Il secondo criterio è la responsabilità individuale in cui si chiede a tutti di partecipare in modo equo e con il più alto livello di partecipazione di ciascuno. Questo per evitare il meccanismo di delega con cui gli studenti che si considerano “meno dotati” finiscono a volte per affidare il lavoro a quelli che si considerano “più dotati”.
Altro criterio qualificante del cooperative learning è l’interazione costruttiva diretta che avviene attraverso una continua interazione fra i membri del gruppo, e favorisce il sostegno reciproco per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
Ultimo requisito e criterio fondamentale di ogni percorso di apprendimento autonomo è la volontà di imparare dello studente. Gli studenti più ‘autonomi’ tendono a imputare successi (e insuccessi) più alle proprie capacità e ai propri sforzi che a fattori di natura esterna. In più, possiedono un forte senso di autoefficacia e una buona autostima – che fa sì che valutino favorevolmente le proprie attitudini e competenze e che nell’autovalutarsi sperimentino stati emotivi positivi; infatti c’è una relazione circolare tra le caratteristiche dello studente e il suo grado di autonomia: all’aumentare dell’ultima, quindi dell’autonomia, si incrementano anche le competenze e la motivazione dell'alunno, che sarà più capace di raggiungere i suoi obiettivi di apprendimento con sempre maggiore efficacia e minore necessità di sostegno. In questo caso il docente dovrebbe possedere tre attributi fondamentali:
Abbandonare il tradizionale ruolo direttivo e autoreferenziale, quindi, per assumere capacità di mediazione, di collaborazione e di facilitazione.
Le pratiche che vi vogliamo raccontare oggi sono legate alla tradizione pedagogica e scientifica che ha caratterizzato la storia della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze sin dalla sua fondazione. In particolare la proposta è strettamente connessa allo sviluppo delle competenze per la vita.
L’attenzione è, quindi, focalizzata sull’importanza dell’imparare ad imparare, sulla necessità di sviluppare abilità sociali e civiche oltreché lo spirito di iniziativa e di imprenditorialità.
A partire da questo, “Apprendimento autonomo e tutoring” si propone tre finalità principali:
Nella “Scuola-Città Pestalozzi” le metodologie integrate di apprendimento autonomo e di tutoring si realizzano con gli studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado e nel biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Nei primi anni della primaria si possono proporre attività meno strutturate, ma che comunque permettono di sperimentare forme autonome e differenziate di lavoro. È possibile in queste classi iniziare con un piano di lavoro settimanale in cui i bambini scelgono giornalmente tra tre o quattro attività, come ad esempio la lettura, delle esercitazioni matematiche, oppure il disegno e la scrittura libera. Queste attività verranno svolte in tempi dedicati. Il lavoro autonomo diventa quindi parte del tempo-scuola e fa da ponte tra le attività più direttamente guidate dai docenti e quelle affidate agli alunni. Nel tempo del lavoro autonomo, una volta messo a fuoco quello che bisogna fare, gli allievi possono lavorare in completa autonomia oppure avvalersi anche del sostegno del docente presente, di un singolo compagno o di un gruppo di pari, facendo così la peer collaboration e il peer tutoring.
Un ulteriore strumento che supporta, indirizza e aiuta a cercare delle soluzioni potenziando l’autonomia, è il tutoring insegnante/studente. Il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca un ruolo didattico e relazionale affiancando lo studente nel suo percorso scolastico. Diventa così una figura di riferimento che lo ascolta, l’orienta, lo indirizza, lo media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring. La scuola sostiene così la conquista dell’autonomia da parte dello studente, concepita come capacità di gestire il proprio processo di apprendimento e supportando quest’ultimo attraverso percorsi strutturati e strumenti didattici, quali ad esempio il “Quaderno del mio percorso”, uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme.
07:50 MICHELA_COME PIANIFICARE IL LAVORO AUTONOMO?
Come pianificare il lavoro autonomo? E’ necessario un momento di confronto collegiale molto importante perché vengono discussi i bisogni che emergono dal lavoro didattico, per arrivare poi a evidenziare delle priorità. Parlare in termini di ‘bisogni’ qui non significa far riferimento esclusivamente a difficoltà specifiche e certificate, a problemi o a lacune da colmare, ma soprattutto a questioni legate alla motivazione e alla capacità di organizzarsi, per valorizzare interessi e talenti. Anche gli studenti vengono coinvolti in questa fase di definizione dei bisogni e delle priorità in un processo di autoriflessione sugli apprendimenti e sui propri stili cognitivi. Il bilancio, poi, viene proposto attraverso conversazioni guidate, domande aperte o questionari da analizzare nel Consiglio di Classe. Vi raccontiamo alcuni aspetti sottoposti alla valutazione di studenti e docenti nella “Scuola-Città Pestalozzi”. Ad esempio:
- Quali sono le attività che sono in grado di svolgere da solo?
- Quali sono i compiti nei quali incontro più difficoltà?
- Chi ritengo potrebbe aiutarmi?
- Quali sono i lavori in cui mi piace collaborare con qualcuno?
08: 54 MARTINA_ORGANIZZARE IL LAVORO AUTONOMO: ISTRUZIONI, MATERIALI, CLOUD
Ma vediamo meglio come organizzare a livello pratico questo lavoro autonomo, quindi quali sono le istruzioni e i materiali. Sicuramente il buon funzionamento del lavoro autonomo dipende molto dall’efficacia degli strumenti che gli insegnanti forniscono ai loro studenti. Il primo obiettivo è sicuramente quello di mettere ciascuno studente nelle condizioni di comprendere e organizzare il proprio lavoro autonomamente. Occorre quindi che l’insegnante dia istruzioni chiare, dei compiti ‘sostenibili’, dei tempi definiti e delle azioni di monitoraggio.
Si tratta così di stabilire una specie di ‘patto formativo’ con ciascun giovane. Per esempio: per svolgere questi compiti... in questo periodo... hai a disposizione queste risorse... puoi avvalerti del supporto del docente e di alcuni compagni. Al termine del periodo ci aspettiamo questi risultati…
È importante, quindi, che gli studenti sappiano dove e come poter svolgere il proprio compito, dove trovare i materiali necessari, quali per esempio linee guida e materiali predisposti, un elenco dei contenuti studio in diversi protocolli. Per facilitare la pratica del lavoro autonomo si può allora proporre:
• l’adozione di un metodo di studio in relazione a discipline specifiche, come, ad esempio, la mappatura delle informazioni;
• lo svolgimento di esercitazioni per il consolidamento o l’approfondimento degli strumenti di base di alcune discipline come, ad esempio, l’esposizione orale o la memorizzazione di teoremi;
• l’esecuzione di ricerche per approfondire temi di interesse;
• e la realizzazione di prodotti basati su compiti autentici come ad esempio presentazioni, prodotti multimediali, dei modelli o dei poster.
10:21 MICHELA_GESTIONE DEL GRUPPO, PEER TUTORING E PEER COLLABORATION
Dopo aver visto come organizzare il lavoro, vediamo ora la gestione del gruppo, il peer tutoring e il peer collaboration. Per gestire il gruppo nel lavoro autonomo ci vengono in aiuto la peer collaboration e il peer tutoring, appunto. A “Scuola-Città Pestalozzi” si chiede agli alunni che cosa si sentono di insegnare e che cosa, invece, desiderano apprendere. Si formano così delle coppie di studenti che si alternano nella guida per affrontare e riprendere argomenti di studio. Nella peer collaboration invece i due alunni sono ‘alla pari’ e lavorano insieme per risolvere un problema o studiare o per realizzare un prodotto.
10:52 MARTINA_GLI SPAZI PER IL LAVORO AUTONOMO
Il lavoro autonomo non necessita di spazi appositamente dedicati; le aule delle classi sono, infatti, sufficienti per organizzare quest’attività. La sua natura, però, induce ad organizzare gli spazi in modo flessibile e ad aumentare il grado di libertà di movimento degli studenti come, per esempio, organizzare il lavoro in isole di lavoro, permettere agli studenti di poter lavorare in gruppo nei corridoi, e di poter accedere alla biblioteca in modo autonomo.
11:16 MICHELA_IL TUTORING DOCENTE/STUDENTE
C’è anche l'elemento del tutoraggio da parte del docente, che ha compiti diversi: riceve informazioni e segnalazioni dal Consiglio di Classe e organizza occasioni formative per il proprio tutorato (ad esempio durante il lavoro autonomo). A seconda delle situazioni può mostrare come si fa una determinata cosa, può dare l’esempio, orientare verso la consapevolezza di sé o sollecitare l’autonomia. Il compito principale del tutor è quello di far sentire allo studente che il suo rendimento, le sue modalità di lavoro e il suo rapporto con la scuola sono importanti.
11:46 MARTINA_ALCUNE SOLUZIONI ORGANIZZATIVE
E’ il momento ora di scoprire alcune soluzioni organizzative. L’incontro tra il tutor e i suoi tutorati è un momento particolare della vita della scuola in cui i due soggetti si accordano in una cornice compartecipata tra scuola e famiglia. L’iniziativa va infatti condivisa con i genitori, curandone anche tutti gli aspetti relazionali. La frequenza, la durata e le modalità di svolgimento degli incontri sono regolati dal tutor e dipendono dalle caratteristiche dello studente e dal bisogno di quest’ultimo. Ad esempio, possono essere incontri di monitoraggio, incontri dove proporre nuove strategie di apprendimento e di studio, e momenti di supporto per le difficoltà incontrate. Nell’ambito delle attività di tutoraggio ci si avvale, per esempio, del “Quaderno del mio percorso”, che è uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme, andando ad indagare quelle che sono le abilità cognitive, organizzative e relazionali.
Il Quaderno è uno strumento particolarmente utile:
• per l’autovalutazione iniziale e durante tutto il percorso;
• per la raccolta di elementi di valutazione e delle indicazioni degli insegnanti;
• per l’esplicitazione del patto formativo iniziale;
• per prendere nota del comportamento dopo ogni incontro;
• per la registrazione da parte del giovane delle proprie scoperte e delle attività scelte, con le relative motivazioni.
12:59 MICHELA_REGISTRARE OBIETTIVI E COMPETENZE
Come registrare, quindi, obiettivi e competenze? I test standardizzati AMOS si sono rivelati degli strumenti utili per la valutazione dell’autonomia nello studio, degli stili cognitivi e degli aspetti emotivi e motivazionali dell'apprendimento. I test si suddividono in diversi questionari che possono fornire al docente elementi utili per comprendere i punti di forza e quelli di debolezza degli studenti, facilitando così l’elaborazione di strategie didattiche e approcci metodologici che sostengano l’autonomia allo studio. Il passaggio da una didattica impostata sulle scelte del docente ad una in cui è lo studente che si assume la responsabilità del proprio percorso non può avvenire dal nulla, ma è il risultato di una serie di cambiamenti nel curricolo. L’uso di strumenti dedicati può agevolare questo processo, come: questionari di autovalutazione, diari di bordo, o costruzione di un portfolio, si sono dimostrati mezzi idonei per sollecitare un maggiore grado di consapevolezza e autonomia.
13:51 MARTINA_PERCHE’ ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Ma perché, quindi, adottare questa metodologia? Sicuramente perché:
- promuove un atteggiamento esplorativo;
- promuove esperienze significative e modalità di dialogo orientate al problem solving;
- promuove l’empatia nelle relazioni, la fiducia e la responsabilità;
- e coinvolge nella gestione delle attività e nelle pratiche collaborative, aumentando così momenti di autovalutazione e di meta riflessione.
In pratica, l’apprendimento autonomo e il tutoring permettono di ampliare la consapevolezza degli studenti sui loro stili di apprendimento. Inoltre, utilizzando percorsi individualizzati, questa metodologia potenzia l’inclusione e il diritto allo studio degli alunni con i Bisogni Educativi Speciali e può esser considerata strumento per la prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica. Come abbiamo visto questa Idea si presta davvero a tante diverse implementazioni e situazioni e noi non vediamo l’ora di sapere come le applicherete al vostro Istituto. Appuntamento alla prossima puntata!
14:42 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.