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Spaced Learning - Apprendimento intervallato


Trascrizione


00:00 MICHELA_INTRODUZIONE

Lo Spaced Learning (o “Apprendimento intervallato”) è una metodologia che permette di migliorare la concentrazione e il lavoro cognitivo degli studenti. In pratica si focalizza l’attenzione su un dato argomento che viene affrontato da più punti di vista e con modalità diversificate. Lo Spaced Learning si distingue da altre metodologie didattiche per il tempo della lezione, che è organizzato in 5 fasi formate da 3 momenti di input e 2 intervalli. Anche se la metodologia prevede un nuovo uso del tempo, l’approccio resta tradizionale. Infatti, il metodo si avvicina più a una tecnica mnemonica finalizzata al ripasso, ad esempio in occasione di una prova di verifica, piuttosto che a una vera e propria strategia didattica.

Il metodo è stato sperimentato in varie scuole, tra cui raccontiamo l’esempio dell’Istituto Superiore «Ettore Majorana» di Brindisi, che ha utilizzato setting flessibili dotati di tecnologia diffusa e introdotto momenti di didattica attiva, creando un’evoluzione della metodologia, e poi denominandola «Expanded Spaced Learning».

 

00:58 MARTINA_SIGLA INIZIALE

Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.

 

01:22 MARTINA_APERTURA

Lo Spaced Learning è un’applicazione didattica alle teorie del neuroscienziato Douglas Fields che nel 2005 ha pubblicato per la prima volta il risultato della sua ricerca sulla rivista «Scientific American», nell’articolo “Making Memories Stick”. La prima versione di questo metodo è stata elaborata da Paul Kelly insieme ad alcuni docenti della scuola in cui è dirigente scolastico in Inghilterra. Il metodo è stato, poi, successivamente sperimentato in diverse scuole in setting flessibili dotati di tecnologia diffusa ed introducendo momenti di didattica attiva.

 

01:52 MICHELA_FASI DI SVILUPPO

Vediamo ora le fasi di sviluppo dello Spaced Learning che organizza il tempo della lezione in 5 fasi costituite da:

●      3 momenti di input;

●      2 intervalli.

 

Però, possono essere anche aggiunte delle fasi. Ad esempio, possono esserci 6 fasi, dove a queste 5 si aggiungono momenti di approfondimento e di riallineamento, come nel caso della versione Expanded Spaced Learning, che vedremo nell’esempio dell’Istituto Superiore “Ettore Majorana”.

Queste fasi di input e intervallo si alternano fra di loro in questo modo:

 

-       Nella FASE UNO il docente fornisce tutte le informazioni che gli studenti devono apprendere durante la lezione. La durata dell’input non è predeterminata, però è nota la difficoltà di tener viva l’attenzione dei ragazzi per oltre 10-15 minuti. Questa fase è incentrata all'introduzione del tema e sulla presentazione delle chiavi di lettura. Si tratta di un momento espositivo condotto dal docente per individuare i saperi essenziali e fornire le informazioni di base.

 

Rispetto a una tradizionale lezione frontale il docente ha solo 20 minuti al massimo per presentare il tema e i contenuti essenziali: si tratta, quindi, di fornire solo il “carburante” che alimenterà le successive fasi di apprendimento e verifica. E’ fondamentale preparare una presentazione efficace e coinvolgente, in grado di motivare e incuriosire gli alunni.

 

Gli OBIETTIVI di questa fase sono:

●      focalizzare i nodi contenutistici di base;

●      ottimizzare le capacità di attenzione degli studenti.

 

-       Nella SECONDA FASE viene introdotto un intervallo di 5-10 minuti durante il quale viene tassativamente evitato qualsiasi richiamo agli argomenti della lezione.

 

03:21 MARTINA_FASI DI SVILUPPO

-       Abbiamo poi la FASE TRE che consiste nell’introduzione del secondo input, in cui il docente rivisita il contenuto della prima fase, cambiando però il modo di presentazione. Può usare, ad esempio, esempi differenti tra loro oppure elementi ad elevata interattività, come l’interazione con contenuti digitali, l’immersione in un contesto virtuale o il confronto con contesti e situazioni reali; oppure l’analisi di esperienze concrete e così via. In questo modo lo studente può iniziare, poi, a sviluppare autonomamente qualche riflessione per ampliare la propria struttura di conoscenze.

Gli OBIETTIVI di questa terza fase sono:

-       confrontarsi con esperienze di “messa in pratica” delle conoscenze oggetto dell’unità di lavoro;

-       promuovere il ragionamento autonomo e la riflessione per facilitare poi l’elaborazione critica delle informazioni ricevute.

 

-       La FASE QUATTRO, invece, è un altro momento di relax che dura circa dai 5 ai 10 minuti, in cui è consigliabile proporre attività fisiche o legate ai propri hobby.

 

04:11 MICHELA_FASI DI SVILUPPO

-       Nella FASE CINQUE il docente ritorna sul contenuto della prima sessione, ma propone attività centrate sullo studente: i ragazzi qui sono chiamati a dimostrare di aver acquisito il contenuto condiviso nei primi input. Gli alunni possono applicare le conoscenze in contesti di esercitazione o situazioni-problema, oppure con l'aiuto delle tecnologie. Questa fase deve essere strutturata in modo che sia utile al docente per capire se l’unità di lavoro è stata efficace e quanti e quali studenti hanno seguito il percorso proposto e quindi raggiunto gli obiettivi minimi prefissati. E’ importante che questa fase permetta agli studenti di confrontarsi con una prova e al docente di elaborare rapidamente il feedback della classe. Il feedback della classe permette anche di capire il tipo di attività che verrà svolta per l’ora successiva e la composizione dei gruppi di studenti che si potranno sperimentare nelle fasi di approfondimento e di riallineamento (cioè le fasi 6a e 6b).

 

Gli OBIETTIVI di questa fase sono quelli di:

●      verificare l’efficacia didattica dell’unità di lavoro progettata;

●      definire il tipo di percorso da attivare nella fase successiva;

●      individuare tra i ragazzi i possibili peer-tutor;

●      individuare i gruppi che potranno essere impegnati nelle attività diversificate della fase successiva (che sono appunto le fasi 6a e 6b, implementate nell’Expanded Spaced Learning).

 

Quindi, per le FASI 6a e 6b tipiche dell’Expandend Spaced Learning, quelle di approfondimento e di riallineamento, un suggerimento utile è quello di concentrare l’attività sulla progettazione e l’organizzazione dell’approfondimento o del riallineamento, delegando il più possibile lo svolgimento e la conduzione delle attività ai ragazzi.

Per lo studente è un’occasione importante per farsi gradualmente carico del proprio percorso. Infatti, gli alunni possono approfittare degli strumenti e dei momenti messi a disposizione dal docente per recuperare, approfondire, confrontarsi, potendo contare anche sulla disponibilità dei compagni.

 

05:57 MARTINA_IL CASO DELL’ISTITUTO SUPERIORE ETTORE MAJORANA DI BRINDISI

Parliamo ora del caso dell’Istituto Superiore Ettore Majorana di Brindisi, dove hanno sperimentato una nuova versione di Spaced Learning, dopo aver ritenuto quello originario non più corrispondente alle mutate modalità di apprendimento e di comportamento dei giovani d’oggi. Grazie ad un lavoro di ricerca e di sperimentazione sul campo condotta dai docenti Gioacchino Margarito e Daniela Di Giuseppe, sono stati introdotti ulteriori elementi in grado di valorizzare l’idea di una metodologia attiva e creativa, capace di sviluppare ulteriormente le attività personalizzate e basate sulla collaborazione. Si è partiti con un’indagine dell’Istituto sul ‘rapporto tra l’insegnamento e l’apprendimento’.

Dai risultati emersi, che hanno coinvolto anche docenti e genitori, vi riportiamo ad esempio che, rispetto al totale dei ragazzi intervistati:

● il 30% si dichiara deluso perché si sentono “indietro” rispetto ai traguardi richiesti;

● un ulteriore 30% si dichiara deluso perché sente di aver acquisito i traguardi in anticipo.

 

Dalle indagini condotte è emersa l’esigenza di cambiare il tipo di didattica, anche ripensando al ruolo degli elementi spazio, tempo e tecnologie:

●      per quanto riguarda il ruolo dello SPAZIO è stato riorganizzato per una diversa configurazione degli ambienti a favore di una didattica centrata sullo studente;

●      si rivede poi anche il ruolo del TEMPO, con un minore ricorso alla spiegazione e allo studio e un maggiore spazio per attività svolte in autonomia o in gruppo;

●      ed infine sono riviste le TECNOLOGIE, per permettere un minore spazio ai contenuti “espositivi” e a un loro utilizzo in modalità trasmissiva e unidirezionale, a fronte di un maggior impiego di strumenti che stimolino la collaborazione e consentano la condivisione di quanto realizzato.

 

07:26 MICHELA_ALCUNI ESEMPI DI SETTING PRATICATI DALL’ISTITUTO ETTORE MAJORANA

Ecco alcuni esempi di setting praticati dall’Istituto Ettore Majorana.

Nella fase 1 (quella di introduzione), il setting è una piccola agorà o una trasmissione frontale con LIM oppure proiettore interattivo, oppure ancora la condivisione tramite tablet.

Nella seconda fase (quella di intervallo), il setting è semplicemente realizzato attraverso attività di relax.

Nella fase 3 (di espansione), il setting può essere di nuovo una piccola agorà, oppure, nel caso di lavoro in gruppi, tavoli a isola ed eventuale schermo.

La fase 4 (di intervallo), prevede di nuovo attività di relax.

Mentre, nella fase 5 (di valutazione formativa), ai ragazzi sono assegnate attività di problem solving, mappe concettuali, ricerche e costruzione di brevi contenuti multimediali in un setting a postazioni individuali o con tavoli a isola.

Poi c’è la fase 6 (quella di monitoraggio e, in caso, anche di approfondimento e di riallineamento). In questa fase, in base agli esiti, viene deciso se concludere la lezione, oppure soffermarsi su alcuni passaggi più difficili, o ancora se proseguire con un approfondimento o un riallineamento. In caso si può anche decidere se mettere in campo attività di recupero personalizzate.
Quindi, le fasi 6a o 6b sono proprio quelle di approfondimento e riallineamento e si sviluppano in questi diversi modi, tra cui:

- se c’è una grande maggioranza di risposte errate in corrispondenza di una stessa domanda, viene verificata la forma della domanda e riaffrontato il tema specifico;

- se c’è equilibrio tra chi ha superato il test e chi non lo ha superato si divide la classe in due gruppi: una parte svolge attività ulteriori di approfondimento, mentre l’altra recupera la lezione col docente in previsione di una nuova verifica finale;

- se la maggioranza degli studenti non ha superato il test, la successiva sessione sarà di riallineamento e vedrà coinvolti nel ruolo di peer-tutor, i ragazzi che hanno superato il test;
- poi, se la grande maggioranza degli studenti (ad esempio l’80, il 90%) non ha superato la soglia stabilita, occorre riprogettare e riproporre la lezione;

-infine, se la maggioranza degli studenti (ad esempio il 70%) ha superato il test, si assegnano attività di recupero solo a chi è “rimasto indietro”.

 

 

 

09:32 MARTINA_DIRETTRICI DI SVILUPPO DEL METODO ESL

Rispetto alla versione originaria, il metodo Expanded Spaced Learning si presenta con un suo sviluppo lungo più direttrici: quella metodologica, quella tecnologica, quella temporale e quella spaziale.

 

Per prima, l’espansione temporale dell’unità originaria è ritenuta indispensabile per dare continuità tra quanto emerso nelle prime cinque fasi. L’intervento didattico è necessario per allineare la classe rispetto a quanto proposto e per far sì che nessun alunno rimanga indietro. Infatti, in base ai risultati emersi in fase di monitoraggio, sono stati previsti due momenti, uno di approfondimento e uno di riallineamento, che sono parte integrante dell’approccio Expanded Space Learning.

 

Sono state poi introdotte varianti metodologiche, ed in particolare nella fase di espansione e nella fase di valutazione formativa. La fase 3, quindi quella di espansione, è stata riconfigurata come momento di interazione tra studenti e contenuti che propongono punti di vista, visioni e linguaggi diversi rispetto a quelli tradizionali e frontali e che richiedono uno sforzo cognitivo attivo. La fase 5, invece, è una valutazione formativa non tanto a scopo di valutazione sommativa, ma con fine diagnostico. Per evitare, infatti, di “perdere” uno o più studenti, in base agli esiti emersi, si attiva il percorso di “estensione” (e quindi di riallineamento o di approfondimento) precedentemente preparato.

 

Lungo la direttrice tecnologica, invece, l’enfasi posta sulle esigenze di individualizzazione e di personalizzazione ha portato alla necessità di un utilizzo mirato delle tecnologie.

 

Infine, nell’esperienza del “Majorana” il metodo Expanded Space Learning prevede anche una componente relativa allo spazio. L’esigenza di attività diversificate da condurre nell’arco di alcune ore si traduce, infatti, nella necessità di disporre di un ambiente di apprendimento adeguato e di spazi flessibili in grado di riconfigurarsi. Come, ad esempio, la fase espositiva o quella di presentazione richiedono un’ampia superficie condivisa e un assetto ottimizzato; oppure gli intervalli di relax che richiedono spazi e arredi che consentano ai ragazzi di muoversi o rilassarsi in modo autonomo e personale.

 

11:27 MICHELA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA

Alla luce di quanto abbiamo detto fino adesso emergono chiaramente degli aspetti distintivi del metodo Expanded Spaced Learning, che sono:

-       l’individualizzazione;

-       la personalizzazione;

-       la valutazione finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento, ma anche all’ottimizzazione dell’efficacia della progettazione didattica.

 

Quindi il metodo:

-       aiuta a sviluppare una didattica attiva che superi il concetto di lezione frontale;

-       migliora la capacità di progettazione didattica dei docenti;

-       permette di gestire agevolmente la classe durante le ultime ore della giornata o quando ci sono due ore consecutive di lezione (dove una prassi meramente frontale e unidirezionale, fatica ad esser messa in atto);

-       favorisce l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare (alcuni dei quali vicini a modelli e comportamenti dei giovani d’oggi);

-       inoltre, il tempo-scuola è utilizzato in modo più efficiente;

-       ciascun ragazzo è responsabilizzato rispetto al percorso di apprendimento e sono valorizzate le sue specifiche attitudini;

-       e infine, le lezioni sono più partecipate e dinamiche e si riesce a mantenere alta la concentrazione degli studenti.

 

Come sempre ti invitiamo a provare e testare queste metodologie e attendiamo di sapere quali approcci hai testato e come è andata questa esperienza. Noi ti aspettiamo alla prossima puntata!

 

12:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA

Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative

 

“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.




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