Esplora tutte le storie degli Edunauti che stanno già plasmando il futuro della scuola e della genitorialità nei podcast che trattano di educazione di Edunauta. Ogni episodio racconta percorsi reali, metodologie didattiche innovative, riflessioni pedagogiche e intuizioni che ispirano un nuovo modo di educare, offrendo prospettive e comprensioni che danno un nuovo significato pedagogico all’educare.
Dai podcast per insegnanti a quelli dedicati a genitori ed educatori, trasformiamo l’ascolto in uno spazio di crescita condivisa. Le parole diventano ponti educativi: collegano esperienze, visioni e sogni che mettono al centro la relazione e la trasformazione.
Scopri come stanno cambiando le scuole, quali pratiche educative stanno emergendo e lasciati guidare da chi educa con coraggio e immaginazione.
È possibile rinnovare e rigenerare le scuole dal basso, fornendo proposte e strumenti affinché ciascuna possa scegliere come innovare la propria metodologia didattica?
Idee per insegnare è il podcast per insegnanti che esplora le Avanguardie Educative.
Idee per insegnare è il podcast per insegnanti di Edunauta, realizzato con il patrocinio di INDIRE, che racconta in modo accessibile e concreto le idee del Movimento Avanguardie Educative.
Ogni episodio approfondisce una delle proposte innovative nate dalla ricerca-azione di INDIRE e delle scuole fondatrici, offrendo spunti pratici per rinnovare la didattica quotidiana.
Le Avanguardie Educative sono un movimento di innovazione scolastica che mira a trasformare il modello educativo tradizionale, promuovendo pratiche didattiche sostenibili e trasferibili. Le idee del movimento spaziano dalla flipped classroom alla didattica per scenari, dal debate all'outdoor education, offrendo agli insegnanti strumenti concreti per rendere l'apprendimento più collaborativo, attivo e coinvolgente.
In questo podcast di didattica, sono raccontate le esperienze di docenti, formatori e ricercatori che hanno condiviso riflessioni e suggerimenti per implementare queste metodologie in classe. Gli episodi sono pensati per essere fruibili e stimolanti, fornendo esempi reali e consigli pratici per chi desidera innovare la propria pratica educativa, secondo i diversi stili di apprendimento dei propri alunni.
Se sei un insegnante alla ricerca di nuove prospettive e strumenti per arricchire la tua didattica, Idee per insegnare è il tuo punto di partenza. Un viaggio attraverso le metodologie didattiche più all'avanguardia, raccontate con passione e competenza.
Idee per insegnare
Orizzonti educativi
Rotte educative
Scuole che cambiano
17/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“L’apprendimento differenziato” è un nuovo un approccio culturale e un nuovo modo di pensare l’insegnamento in cui rispetto, tolleranza, libertà, non-violenza attiva e valorizzazione dei talenti e delle differenze individuali creano quella comunità educante in cui studenti e docenti vivono giorno per giorno una cittadinanza partecipata. Vediamo insieme come applicare “l’apprendimento differenziato” grazie all’esempio dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, in provincia di Pisa.
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:37 MARTINA_IDEA ALLA BASE
La metodologia dell’”apprendimento differenziato” prevede un ambiente formativo pensato e progettato per svolgere contemporaneamente attività diverse con l’obiettivo di promuovere un processo di apprendimento basato sull’esperienza, sull’interdisciplinarità e la ricerca. A tale scopo è opportuno considerare nei giovani questi tre importanti aspetti:
1. la loro prontezza: riflettere ciò su quello che uno studente sa, pensa e sa fare in un dato momento, in riferimento anche a ciò che il docente vuole far apprendere e ha programmato di insegnare;
2. l’interesse: il vero fattore motivazionale; una didattica differenziata ha, infatti, tra i suoi obiettivi primari quello di creare un legame forte tra i contenuti di apprendimento e gli interessi degli studenti;
3. e, infine, il profilo di apprendimento: ossia conoscere qual è il proprio personale modo di elaborare, di rappresentare e di utilizzare le informazioni, che è unico da studente a studente.
02:27 MICHELA_3 FASI DI SVILUPPO
Vediamo ora le fasi dell’adozione dell’approccio pedagogico dell’”apprendimento differenziato” che possono essere sintetizzate in 3 step.
1. Il primo è organizzare la scuola come comunità: quindi lavorare sul
senso di comunità dei docenti e creare le condizioni - anche ambientali - affinché sia possibile realizzare il lavoro di ricerca e co-progettazione da parte dei gruppi dei docenti.
2. Il secondo è quello di dare rilevanza alla progettazione di contenuti, processi e prodotti; è qui fondamentale predisporre a livello del team o Consiglio di Classe una differenziazione dei contenuti proposti, dei processi e dei prodotti finali attesi.
3. L’ultimo step consiste nel dare rilevanza alla valutazione di tipo formativo e all’autovalutazione: la valutazione formativa regola i processi dell’apprendimento e si interroga sui livelli raggiunti da ciascuno e sulle difficoltà ancora presenti; l’autovalutazione da parte degli studenti favorisce la comprensione profonda delle competenze acquisite e stimola la motivazione all’apprendimento.
Vi raccontiamo oggi la storia dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, che nell’anno scolastico 2002-2003, inizia la sperimentazione del modello di Scuola Senza Zaino per una scuola-comunità e contribuisce, così, a costituire la rete nazionale delle Scuole Senza Zaino. Nel Senza Zaino si parte dalla consapevolezza – definita già negli anni Settanta dalla pedagogista Idana Pescioli - che i bambini possono diventare soggetti produttori di una cultura originale e cooperativa, perché dotati di una straordinaria ricchezza e potenzialità di apprendimento e di grandi capacità e competenze di logica, di inventiva e di creatività. Oggi, fare Scuola Senza Zaino non è più, quindi, intraprendere una sperimentazione ma aderire proprio a un modello di scuola pensata, sperimentata, revisionata e consolidata. Nel nostro esempio, oltre ad:
● abolire lo zaino sostituendolo con una cartellina leggera per i soli compiti a casa,
● attrezzare le aule e gli ambienti con degli arredi e strumenti didattici “pensati”,
● ed innovare le metodologie,
la scuola di Fauglia ha, inoltre, lavorato su 3 architravi culturali e valoriali, ovvero:
- Con la parola-concetto “responsabilità” si intende sottolineare che lo studente si assume la completa responsabilità del proprio apprendimento e della propria crescita.
- Il concetto di comunità, oltre a identificare il gruppo di studenti di una data classe, fa riferimento anche agli insegnanti che sono invitati a realizzare una comunità professionale di scambio di pratiche.
- Ed infine, il tema dell’ospitalità, valore che apre tanto alla dimensione del render belli e funzionali gli ambienti, quanto anche alla cura e all’accoglienza verso le particolarità dei singoli studenti.
04:57 MICHELA_LE 4 R
Tutto il processo descritto fino adesso, si sviluppa nelle fasi delle cosiddette “4 R”, che sono dei pilastri di Senza Zaino e sono anche una modalità per progettare e realizzare le attività. Le “4 R” sono: riflettere, realizzare, revisionare e redigere.
• Riflettere vuol dire che qualsiasi attività comincia dalla riflessione che individua un problema, una situazione critica oppure una domanda. Si esplora questa dimensione del problema e successivamente si prova ad elaborare e a scrivere un progetto di soluzione.
• Realizzare è il luogo dove si mette poi in pratica quello che è stato prima scritto, che viene appunto poi realizzato. In quanto è necessario dare concretezza alle idee e produrre dei progetti praticabili.
• Nel Revisionare le realizzazioni devono essere proprio poi riviste, esaminate, monitorate, valutate affinché possano essere migliorate e poi per conoscere i risultati. Inoltre, delle revisioni e delle valutazioni deve rimanere traccia.
• Infine, redigere significa che i progetti, i percorsi, le valutazioni devono essere scritti, poiché lo scrivere guida l’azione. Questo vuol dire documentare, lasciare traccia di quello che è accaduto per farne memoria. Anche perché lo scrivere è un utile mezzo per scambiare pratiche e comunicare esperienze, sia tra alunni che tra docenti.
Nelle attività di differenziazione vengono considerati tre aspetti che caratterizzano gli studenti, che sono:
• la preparazione: che significa tener presente quel punto in cui la proposta di apprendimento risulta sia sfidante che affrontabile;
• l’interesse, che è fondamentale per attivare la motivazione all’apprendimento ed è infatti necessario che gli alunni capiscano quale significato abbia il percorso che gli si propone per la loro vita;
• e il terzo aspetto è il profilo di apprendimento, che riguarda invece le caratteristiche uniche con cui ciascun alunno apprende. Ad esempio i tempi possono essere lenti o veloci, le modalità relazionali diverse, per cui si preferisce in certi casi lavorare da soli o in piccoli gruppi. Alcuni preferiscono prendere appunti, altri utilizzare organizzatori grafici, altri ancora dimostrazioni pratiche. Vanno tenute anche in considerazione le intelligenze multiple così come sono teorizzate da Gardner.
06:53 MARTINA_COME ATTUARE LA DIFFERENZIAZIONE
Ma come attuare, quindi, la differenziazione? La differenziazione si attua a partire dai contenuti. Si considerano quindi gli interessi e la preparazione degli studenti, per poi passare ai processi. Qui l’attenzione va, invece, sul lavoro di coppia, in piccoli gruppi o da soli; si scelgono i tempi di realizzazione di un compito o gli spazi dove eseguirli. Ad esempio, con la tecnica della rotazione che consente all’insegnante di seguire piccoli gruppi. Oppure con la tecnica delle stazioni per livello, la quale prevede che ogni studente valuti attentamente le sue competenze in relazioni a traguardi specifici, utilizzando una o più stazioni dove poter trovare materiale per studiare e approfondire ed esercitarsi. Collegati ai processi si creano, infine, i prodotti. Qui il campo d’azione è molto vasto: la presentazione di un compito di scienze può essere fatta, ad esempio, con una presentazione multimediale, con un report scritto o per mezzo di un video, allestendo anche una mini conferenza rivolta ad un pubblico o impiegando un organizzatore grafico, e così via.
Le attività differenziate sono organizzate con strumenti didattici e corredate da delle “Istruzioni per l’Uso”, per cui gli alunni sanno cosa devono fare e per quanto tempo. L’insegnante, in questo caso, svolge un ruolo di sostegno o addirittura può anche astenersi dall’intervenire, mentre l’alunno impara in modo graduale:
● a fare da solo nelle attività;
● e quindi a parlare sottovoce;
● a registrare i compiti svolti;
● a sapere quando il sostegno, il rinforzo, la ripetizione siano necessari;
● e quindi anche quando cooperare con i compagni;
● può imparare ad utilizzare i feedback e la valutazione formativa per un aiuto nell’esecuzione del compito;
● o può appassionarsi allo studio in quanto scoperta del fatto che esso costituisce un momento fondamentale per la sua crescita.
08:31 MICHELA_L’ORGANIZZAZIONE DI SPAZI E TEMPI
Ora passiamo a descrivere l’organizzazione di spazi e tempi. Premettiamo che l’organizzazione precisa e curata degli spazi scolastici sollecita e facilita un apprendimento efficace, quindi vediamo insieme alcuni elementi.
Allora, a partire dall’aula, dove ognuna delle zone dell’aula è preparata in modo da offrire un insieme ricco e articolato di strumenti e materiali che rendono possibile la scelta e lo svolgimento delle attività in piena autonomia.
Poi, all’interno dell’aula, ci sono i tavoli, che sono grandi e sostituiscono i banchi monoposto e trovano posto a sedere sei-sette alunni che possono guardarsi e dialogare.
Sempre all’interno dell’aula c’è l’agorà, che è uno spazio in cui ospitare il corpo. Uno spazio che garantisce anche la possibilità di leggere o lavorare seduti su un tappeto o accovacciarsi su un gradino. L’agorà occupa generalmente un angolo tra due pareti e è spesso separata dal resto dell’aula tramite arredi disposti “di taglio”, che delimitano lo spazio in modo da renderlo sempre percepibile come distinto. È uno spazio accogliente, dove ritrovarsi per i momenti assembleari e per le spiegazioni del docente, ma anche dove incontrarsi in maniera informale, per leggere o per conversare.
Poi, c’è l’angolo dei computer. Nell’aula Senza Zaino il computer è considerato come uno strumento di lavoro – al pari di una penna o di un quaderno − e non come un ‘argomento’ o materia di studio a parte.
Ci sono poi i mini laboratori o spazi per l’autonomia, che sono angoli a tema dedicati stabilmente a diverse attività, con materiale strutturato per l’arricchimento ad esempio della lingua italiana o della matematica, ma anche per esperimenti scientifici e per attività artistiche, quindi del materiale gestito sempre in autonomia e con grande senso di responsabilità.
In questa scuola gli spazi per gli studenti sono logisticamente predisposti in modo che sia permesso lo scambio e la socializzazione tra studenti al di fuori delle attività di apprendimento. E anche gli spazi per gli insegnanti hanno un importante ruolo perché non sono soltanto la tradizionale “sala professori”, ma un luogo che rafforza l’identità professionale del docente, e lo fa star bene e lo invoglia a riservare più tempo a scuola.
Quindi, in sostanza, lo spazio in queste scuole è partecipato. Che cosa vuol dire? Che l’ambiente in cui si muovono gli studenti contribuisce in modo sostanziale a creare un impatto positivo e piacevole con la pratica didattica. E per realizzare questo tipo di scuola c’è bisogno di un tempo per ascoltare i giovani, per conversare con loro, per costruire insieme ‘le leggi’ che regolano la vita giornaliera, per costruire atteggiamenti e comportamenti non violenti, per valorizzare tutti i bambini e i ragazzi con le loro differenze e particolarità, per condividere la scelta delle attività e dove tutti possono sentire la responsabilità di ciò che hanno scelto, dove si possa vivere respirando anche momenti di libertà.
11:09 MARTINA_COME NASCE UNO SPAIO PER L’AUTONOMIA IN AULA
E come nasce uno spazio per l’autonomia in aula? All’interno del mini laboratorio gli strumenti didattici si trasformano in oggetti reali, che si toccano e si manipolano, quindi le strumentazioni di laboratorio, i libri e gli schedari. E per fare questo il materiale didattico risponde, comunque, a certi criteri:
• a criteri estetici, perché esteticamente deve essere significativo, gradevole e curato;
• nella dimensione del fare, dove deve poter assicurare quella pratica dell’apprendere che lega i verbi del contare e dello scrivere ai verbi del fare, dell’esplorare, del manipolare e del giocare;
• dev’essere disponibile in un set minimo, quindi, ogni classe deve essere dotata di un numero minimo di materiali;
• e deve essere disponibile in una collocazione appropriata, quindi dislocato in modo coerente rispetto alle aree di lavoro e facilmente fruibile da parte dell’alunno.
11:54 MICHELA_UN ELEMENTO DA CURARE CON ATTENZIONE
Un elemento da curare con particolare attenzione e che se non curato può diventare problematico, è rappresentato dal comportamento dei genitori che, non avendo punti di riferimento conosciuti relativi al percorso didattico e all’efficacia sul lungo periodo, vivono con i figli una sorta di ‘ansia da prestazione’ e si è rivelato, quindi, importante e strategico l’aver condiviso con i genitori i perché e le ragioni dell’ingresso di nuovi strumenti di valutazione e dell’autovalutazione.
Ma anche della perdita di importanza del voto rispetto a una valutazione formativa costante e dell’autovalutazione intesa come processo di crescita e di autonomia. Illustrare e spiegare tutto ciò alle famiglie è stato fondamentale, perché la differenziazione della didattica può correre il forte rischio di apparire come un’operazione irrealistica se non è alimentata da specifici processi.
12:40 MARTINA_RACCONTIAMO UN ESEMPIO
LA COMPETENZA TECNICO GRAFICA
LA COMPETENZA ORTOGRAFICA
LA COMPETENZA MORFO SINTATTICA
LA COMPETENZA LESSICALE
13:42 MICHELA_I PUNTI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA
Quindi, perché cambiare e adottare questa metodologia?
• Per sviluppare e rafforzare l’apprendimento autonomo, i talenti individuali, il valore del vivere e dell’apprendere in gruppo.
• Per fare della scuola un luogo di elaborazione culturale ma anche di partecipazione civica e sociale, di cittadinanza attiva.
• Per sviluppare una metodologia didattica attiva che non resti unicamente legata alla lezione frontale.
• Per favorire l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare, vicini alle passioni e ai talenti dei giovani e del tempo in cui vivono.
• Per ottimizzare l’utilizzo delle risorse interne ed esterne alla scuola.
• Per sostenere la relazione educativa e gli apprendimenti collaborativi.
• Per massimizzare il concetto di inclusione per tutti i ragazzi: la filosofia del “Design for All” sostiene i talenti e le potenzialità di ciascuno, giovani
gifted, con BES o DSA.
La puntata di oggi è stata super intensa, ma ricca di spunti interessanti che potete applicare e implementare da subito! Ti aspettiamo alla prossima!
14:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Immaginate una scuola in cui ogni studente può scoprire e percorrere il proprio unico sentire di crescita: attraverso l'Apprendimento differenziato" tutto ciò è possibile.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia,
03/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“Apprendimento autonomo e tutoring” è un insieme di pratiche educative e didattiche pensate per sviluppare l’autonomia e rendere l’allievo protagonista attivo del proprio percorso di apprendimento, in una scuola concepita come una nuova comunità. L’Idea è quella di accompagnare gli studenti nella transizione verso la completa autonomia, prevedendo così la possibilità di esprimersi rispetto ai loro bisogni, alle loro inclinazioni e alle loro passioni.
Nel tutoring docente/studente, rivolto agli alunni più grandi del primo ciclo, il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca così un ruolo didattico e relazionale che affianca lo studente nel suo percorso scolastico.
Vediamo nella puntata di oggi un esempio di applicazione di tutoraggio docente/studente che coinvolge studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze.
00:47 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MICHELA_APERTURA
“Apprendimento cooperativo” e “tutoring” non sono delle novità, infatti vengono studiati e sperimentati fin dal secolo scorso. Infatti, l’Idea di “apprendimento autonomo” trova uno dei suoi più autorevoli fondamenti nella pedagogia montessoriana di cui il principio alla base è il “fare da soli”.
Nel tempo scolastico dedicato a questa pratica i docenti e gli studenti decidono quali temi approfondire e quali attività svolgere, sulla base di:
● piani plurisettimanali,
● materiali didattici predisposti,
● e del monitoraggio dell’apprendimento,
spostando progressivamente sugli studenti la possibilità di stabilire ciò a cui dedicarsi e di reperire il materiale necessario.
Le modalità di lavoro possono essere individuali, peer to peer o di gruppo, e anche interclasse.
Secondo il pensiero di giganti della pedagogia, come la Montessori o Dewey, o le posizioni simili di esponenti italiani dell’attivismo pedagogico, come Codignola – fondatore della “Scuola-Città Pestalozzi” – la valenza formativa di un apprendimento autonomo fondato sulle caratteristiche di ciascuno studente, sta proprio nella capacità di far emergere e sostenere l’autonomia e il senso di responsabilità dei ragazzi.
Come già accennato, approccio cooperativo e tutoring, non sono costrutti nuovi al mondo educativo. La ricerca scientifica basata sulle evidenze ha comprovato, infatti, l’effetto positivo del peer tutoring sugli apprendimenti degli studenti. Sia chi riveste il ruolo di tutor e sia chi si avvale del supporto di questa figura ottiene, infatti, miglioramenti significativi e dimostrabili. Quando lavorano in coppia studenti con competenze di differente livello, entrambi ricavano beneficio da questa interazione; il più competente trae infatti soddisfazione da un problem solving tra pari, mentre l’altro ricava spiegazioni e dimostrazioni che lo aiutano nel suo apprendimento.
Con il peer tutoring migliorano non solo l’apprendimento ed i risultati scolastici, ma anche poi il clima della classe. Grazie alla maggiore interazione generata da questo apprendimento cooperativo, l’atmosfera competitiva che caratterizza magari le classi più tradizionali si trasforma e diventa più collaborativa e distesa, favorendo così lo sviluppo di un’identità comune e di un senso di appartenenza degli studenti alla comunità.
Il cooperative learning, in cui le pratiche di tutoring si inseriscono, può essere considerato sia come una teoria dell’apprendimento, sia anche come un metodo d’insegnamento da cui derivano un paradigma educativo e una serie di tecniche di lavoro basate su diversi principi educativi.
03:26 MICHELA_I CRITERI SU CUI SI FONDA
Ecco i criteri su cui si fonda.
Il primo criterio è l’interdipendenza positiva. Che cosa vuol dire? Mentre le situazioni di apprendimento tradizionali sono caratterizzate da competizione e da individualismo, nel cooperative learning la responsabilità di raggiungere un obiettivo è comune ed è distribuita fra tutti i membri del gruppo, così il fallimento di un solo individuo può causare l’insuccesso di tutti quanti.
Il secondo criterio è la responsabilità individuale in cui si chiede a tutti di partecipare in modo equo e con il più alto livello di partecipazione di ciascuno. Questo per evitare il meccanismo di delega con cui gli studenti che si considerano “meno dotati” finiscono a volte per affidare il lavoro a quelli che si considerano “più dotati”.
Altro criterio qualificante del cooperative learning è l’interazione costruttiva diretta che avviene attraverso una continua interazione fra i membri del gruppo, e favorisce il sostegno reciproco per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
Ultimo requisito e criterio fondamentale di ogni percorso di apprendimento autonomo è la volontà di imparare dello studente. Gli studenti più ‘autonomi’ tendono a imputare successi (e insuccessi) più alle proprie capacità e ai propri sforzi che a fattori di natura esterna. In più, possiedono un forte senso di autoefficacia e una buona autostima – che fa sì che valutino favorevolmente le proprie attitudini e competenze e che nell’autovalutarsi sperimentino stati emotivi positivi; infatti c’è una relazione circolare tra le caratteristiche dello studente e il suo grado di autonomia: all’aumentare dell’ultima, quindi dell’autonomia, si incrementano anche le competenze e la motivazione dell'alunno, che sarà più capace di raggiungere i suoi obiettivi di apprendimento con sempre maggiore efficacia e minore necessità di sostegno. In questo caso il docente dovrebbe possedere tre attributi fondamentali:
Abbandonare il tradizionale ruolo direttivo e autoreferenziale, quindi, per assumere capacità di mediazione, di collaborazione e di facilitazione.
Le pratiche che vi vogliamo raccontare oggi sono legate alla tradizione pedagogica e scientifica che ha caratterizzato la storia della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze sin dalla sua fondazione. In particolare la proposta è strettamente connessa allo sviluppo delle competenze per la vita.
L’attenzione è, quindi, focalizzata sull’importanza dell’imparare ad imparare, sulla necessità di sviluppare abilità sociali e civiche oltreché lo spirito di iniziativa e di imprenditorialità.
A partire da questo, “Apprendimento autonomo e tutoring” si propone tre finalità principali:
Nella “Scuola-Città Pestalozzi” le metodologie integrate di apprendimento autonomo e di tutoring si realizzano con gli studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado e nel biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Nei primi anni della primaria si possono proporre attività meno strutturate, ma che comunque permettono di sperimentare forme autonome e differenziate di lavoro. È possibile in queste classi iniziare con un piano di lavoro settimanale in cui i bambini scelgono giornalmente tra tre o quattro attività, come ad esempio la lettura, delle esercitazioni matematiche, oppure il disegno e la scrittura libera. Queste attività verranno svolte in tempi dedicati. Il lavoro autonomo diventa quindi parte del tempo-scuola e fa da ponte tra le attività più direttamente guidate dai docenti e quelle affidate agli alunni. Nel tempo del lavoro autonomo, una volta messo a fuoco quello che bisogna fare, gli allievi possono lavorare in completa autonomia oppure avvalersi anche del sostegno del docente presente, di un singolo compagno o di un gruppo di pari, facendo così la peer collaboration e il peer tutoring.
Un ulteriore strumento che supporta, indirizza e aiuta a cercare delle soluzioni potenziando l’autonomia, è il tutoring insegnante/studente. Il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca un ruolo didattico e relazionale affiancando lo studente nel suo percorso scolastico. Diventa così una figura di riferimento che lo ascolta, l’orienta, lo indirizza, lo media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring. La scuola sostiene così la conquista dell’autonomia da parte dello studente, concepita come capacità di gestire il proprio processo di apprendimento e supportando quest’ultimo attraverso percorsi strutturati e strumenti didattici, quali ad esempio il “Quaderno del mio percorso”, uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme.
07:50 MICHELA_COME PIANIFICARE IL LAVORO AUTONOMO?
Come pianificare il lavoro autonomo? E’ necessario un momento di confronto collegiale molto importante perché vengono discussi i bisogni che emergono dal lavoro didattico, per arrivare poi a evidenziare delle priorità. Parlare in termini di ‘bisogni’ qui non significa far riferimento esclusivamente a difficoltà specifiche e certificate, a problemi o a lacune da colmare, ma soprattutto a questioni legate alla motivazione e alla capacità di organizzarsi, per valorizzare interessi e talenti. Anche gli studenti vengono coinvolti in questa fase di definizione dei bisogni e delle priorità in un processo di autoriflessione sugli apprendimenti e sui propri stili cognitivi. Il bilancio, poi, viene proposto attraverso conversazioni guidate, domande aperte o questionari da analizzare nel Consiglio di Classe. Vi raccontiamo alcuni aspetti sottoposti alla valutazione di studenti e docenti nella “Scuola-Città Pestalozzi”. Ad esempio:
- Quali sono le attività che sono in grado di svolgere da solo?
- Quali sono i compiti nei quali incontro più difficoltà?
- Chi ritengo potrebbe aiutarmi?
- Quali sono i lavori in cui mi piace collaborare con qualcuno?
08: 54 MARTINA_ORGANIZZARE IL LAVORO AUTONOMO: ISTRUZIONI, MATERIALI, CLOUD
Ma vediamo meglio come organizzare a livello pratico questo lavoro autonomo, quindi quali sono le istruzioni e i materiali. Sicuramente il buon funzionamento del lavoro autonomo dipende molto dall’efficacia degli strumenti che gli insegnanti forniscono ai loro studenti. Il primo obiettivo è sicuramente quello di mettere ciascuno studente nelle condizioni di comprendere e organizzare il proprio lavoro autonomamente. Occorre quindi che l’insegnante dia istruzioni chiare, dei compiti ‘sostenibili’, dei tempi definiti e delle azioni di monitoraggio.
Si tratta così di stabilire una specie di ‘patto formativo’ con ciascun giovane. Per esempio: per svolgere questi compiti... in questo periodo... hai a disposizione queste risorse... puoi avvalerti del supporto del docente e di alcuni compagni. Al termine del periodo ci aspettiamo questi risultati…
È importante, quindi, che gli studenti sappiano dove e come poter svolgere il proprio compito, dove trovare i materiali necessari, quali per esempio linee guida e materiali predisposti, un elenco dei contenuti studio in diversi protocolli. Per facilitare la pratica del lavoro autonomo si può allora proporre:
• l’adozione di un metodo di studio in relazione a discipline specifiche, come, ad esempio, la mappatura delle informazioni;
• lo svolgimento di esercitazioni per il consolidamento o l’approfondimento degli strumenti di base di alcune discipline come, ad esempio, l’esposizione orale o la memorizzazione di teoremi;
• l’esecuzione di ricerche per approfondire temi di interesse;
• e la realizzazione di prodotti basati su compiti autentici come ad esempio presentazioni, prodotti multimediali, dei modelli o dei poster.
10:21 MICHELA_GESTIONE DEL GRUPPO, PEER TUTORING E PEER COLLABORATION
Dopo aver visto come organizzare il lavoro, vediamo ora la gestione del gruppo, il peer tutoring e il peer collaboration. Per gestire il gruppo nel lavoro autonomo ci vengono in aiuto la peer collaboration e il peer tutoring, appunto. A “Scuola-Città Pestalozzi” si chiede agli alunni che cosa si sentono di insegnare e che cosa, invece, desiderano apprendere. Si formano così delle coppie di studenti che si alternano nella guida per affrontare e riprendere argomenti di studio. Nella peer collaboration invece i due alunni sono ‘alla pari’ e lavorano insieme per risolvere un problema o studiare o per realizzare un prodotto.
10:52 MARTINA_GLI SPAZI PER IL LAVORO AUTONOMO
Il lavoro autonomo non necessita di spazi appositamente dedicati; le aule delle classi sono, infatti, sufficienti per organizzare quest’attività. La sua natura, però, induce ad organizzare gli spazi in modo flessibile e ad aumentare il grado di libertà di movimento degli studenti come, per esempio, organizzare il lavoro in isole di lavoro, permettere agli studenti di poter lavorare in gruppo nei corridoi, e di poter accedere alla biblioteca in modo autonomo.
11:16 MICHELA_IL TUTORING DOCENTE/STUDENTE
C’è anche l'elemento del tutoraggio da parte del docente, che ha compiti diversi: riceve informazioni e segnalazioni dal Consiglio di Classe e organizza occasioni formative per il proprio tutorato (ad esempio durante il lavoro autonomo). A seconda delle situazioni può mostrare come si fa una determinata cosa, può dare l’esempio, orientare verso la consapevolezza di sé o sollecitare l’autonomia. Il compito principale del tutor è quello di far sentire allo studente che il suo rendimento, le sue modalità di lavoro e il suo rapporto con la scuola sono importanti.
11:46 MARTINA_ALCUNE SOLUZIONI ORGANIZZATIVE
E’ il momento ora di scoprire alcune soluzioni organizzative. L’incontro tra il tutor e i suoi tutorati è un momento particolare della vita della scuola in cui i due soggetti si accordano in una cornice compartecipata tra scuola e famiglia. L’iniziativa va infatti condivisa con i genitori, curandone anche tutti gli aspetti relazionali. La frequenza, la durata e le modalità di svolgimento degli incontri sono regolati dal tutor e dipendono dalle caratteristiche dello studente e dal bisogno di quest’ultimo. Ad esempio, possono essere incontri di monitoraggio, incontri dove proporre nuove strategie di apprendimento e di studio, e momenti di supporto per le difficoltà incontrate. Nell’ambito delle attività di tutoraggio ci si avvale, per esempio, del “Quaderno del mio percorso”, che è uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme, andando ad indagare quelle che sono le abilità cognitive, organizzative e relazionali.
Il Quaderno è uno strumento particolarmente utile:
• per l’autovalutazione iniziale e durante tutto il percorso;
• per la raccolta di elementi di valutazione e delle indicazioni degli insegnanti;
• per l’esplicitazione del patto formativo iniziale;
• per prendere nota del comportamento dopo ogni incontro;
• per la registrazione da parte del giovane delle proprie scoperte e delle attività scelte, con le relative motivazioni.
12:59 MICHELA_REGISTRARE OBIETTIVI E COMPETENZE
Come registrare, quindi, obiettivi e competenze? I test standardizzati AMOS si sono rivelati degli strumenti utili per la valutazione dell’autonomia nello studio, degli stili cognitivi e degli aspetti emotivi e motivazionali dell'apprendimento. I test si suddividono in diversi questionari che possono fornire al docente elementi utili per comprendere i punti di forza e quelli di debolezza degli studenti, facilitando così l’elaborazione di strategie didattiche e approcci metodologici che sostengano l’autonomia allo studio. Il passaggio da una didattica impostata sulle scelte del docente ad una in cui è lo studente che si assume la responsabilità del proprio percorso non può avvenire dal nulla, ma è il risultato di una serie di cambiamenti nel curricolo. L’uso di strumenti dedicati può agevolare questo processo, come: questionari di autovalutazione, diari di bordo, o costruzione di un portfolio, si sono dimostrati mezzi idonei per sollecitare un maggiore grado di consapevolezza e autonomia.
13:51 MARTINA_PERCHE’ ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Ma perché, quindi, adottare questa metodologia? Sicuramente perché:
- promuove un atteggiamento esplorativo;
- promuove esperienze significative e modalità di dialogo orientate al problem solving;
- promuove l’empatia nelle relazioni, la fiducia e la responsabilità;
- e coinvolge nella gestione delle attività e nelle pratiche collaborative, aumentando così momenti di autovalutazione e di meta riflessione.
In pratica, l’apprendimento autonomo e il tutoring permettono di ampliare la consapevolezza degli studenti sui loro stili di apprendimento. Inoltre, utilizzando percorsi individualizzati, questa metodologia potenzia l’inclusione e il diritto allo studio degli alunni con i Bisogni Educativi Speciali e può esser considerata strumento per la prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica. Come abbiamo visto questa Idea si presta davvero a tante diverse implementazioni e situazioni e noi non vediamo l’ora di sapere come le applicherete al vostro Istituto. Appuntamento alla prossima puntata!
14:42 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Come rendere gli studenti apprendisti proattivi e responsabili del proprio percorso di crescita ed esploratori delle proprie passioni? Scopriamolo ascoltando questo episodio.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia, Competenze, passioni e talenti,
20/03/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Come trovare a ritrovare il tempo? La variabile pedagogica del tempo è un elemento basilare per il ripensamento della didattica e dell’organizzazione delle istituzioni scolastiche. Chi dice che l’ora di 60 minuti sia la più funzionale per il tempo scolastico? In realtà i 60 minuti e la loro ‘rigidità’ sono uno schema concettuale e organizzativo da superare. La prospettiva è quella di una didattica con tempi più distesi per consentire attività laboratoriali, collaborative e cooperative. Scopriremo insieme due modi per un uso flessibile del tempo grazie agli esempi dell’Istituto Comprensivo “Tina Modotti” della provincia di Udine.
00:35 MARTINA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:00 MARTINA_APERTURA
Nella scuola italiana le varie attività sono scandite e organizzate attorno a una pluralità di tempi: l’anno scolastico e il tempo del curricolo, che cadenza poi il tempo dell’insegnare e dell’apprendere. Si tratta molto spesso di una visione rigida, caratterizzata dal susseguirsi del suono della campanella ogni 60 minuti. Le pratiche attuate in pandemia con la DAD e la didattica digitale integrata, insieme anche all’esperienza sviluppata dalle scuole “Luca Pacioli” di Crema ed “Ettore Majorana” di Brindisi – che sono capofila dell’Idea che stiamo raccontando - hanno fatto emergere la necessità di ripensare al tempo scuola.
I motivi per cui ripensare l’organizzazione in ore da 60 minuti sono da ritrovare in:
L’attenzione sul tema ha permesso di individuare e descrivere modalità diverse di organizzazione dell’orario scolastico all’interno delle scuole primarie e secondarie. Oltre alla compattazione oraria sono state individuate, per esempio, esperienze che prevedono la riduzione dell’ora di lezione per la realizzazione di:
Il tempo è, quindi, inteso come un ‘contenitore’, un abilitatore per accogliere una serie di approcci e di strategie che adottano dei principi della didattica attiva e laboratoriale. Una didattica dove gli studenti si sentono i reali protagonisti del percorso di apprendimento.
02:23 MICHELA_IDEA ALLA BASE
L’Idea alla base della pratica didattica è che le dimensioni del tempo e dello spazio acquistano un valore pedagogico centrale, per dare vita a un contesto centrato su due aspetti fondamentali:
1. sullo studente e sui propri ritmi di apprendimento,
2. e sul docente e sui propri stili di insegnamento.
Quando si va a modificare il cuore del modello formativo e, quindi, si prendono le distanze dalla tradizionale “erogazione di contenuti” in favore della “promozione di competenze”, l’ora di 60 minuti diventa ‘stretta’. Proprio in una società in accelerazione, che ci richiede sempre maggiore produttività, che ci sottopone a una quantità enorme di stimoli, che ci propone sollecitazioni parallele, è necessario tutelare alcuni tempi. Il tempo degli affetti, per esempio, quello dell’ascolto o quello degli apprendimenti.
Esiste un filone di studi, rappresentato da Joan Domenèch Francesch, che prende le distanze da un calcolo minuzioso dei ritmi di lavoro che assegna tempi uguali per tutti: discipline, obiettivi, valutazioni. In linea con Francesch è Gianfranco Zavalloni che, in “La pedagogia della lumaca” del 2008, individua alcune “strategie educative di rallentamento”, che funzionano quando occorre ‘mettere in pausa’ e sottolinea l’inutilità della rigida suddivisione delle discipline e dei ritmi di apprendimento uguali per tutti. Il passaggio a un’idea di uso flessibile del tempo ne rappresenta un’evoluzione e prevede un insieme di esperienze che sollecita una più ampia riflessione sulle strategie didattiche, sull’integrazione tra discipline, sulla revisione del curricolo, sulla riconfigurazione degli spazi e degli ambienti di apprendimento.
03:52 MARTINA_GLI USI E I BENEFICI DELLA METODOLOGIA
Proviamo a vedere ora meglio gli usi e i benefici della metodologia. L’uso flessibile del tempo può essere utilizzato in tutti i contesti didattici. Le motivazioni che portano ad una rimodulazione del tempo-scuola possono variare in relazione alle esigenze organizzative e didattiche che si manifestano all’interno delle diverse realtà. Partendo dalle esperienze delle scuole all’interno del movimento di Avanguardie Educative, l’uso flessibile del tempo è stato introdotto come risposta per:
05:11 MICHELA_TIPOLOGIE DI APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA
Vediamo alcune tipologie di applicazione di “Uso flessibile del tempo”, che non si identifica con una metodologia didattica, ma è una sorta di abilitatore per accogliere approcci e strategie di una didattica attiva e laboratoriale. Consente agli studenti e alle studentesse di sentirsi reali protagonisti del percorso di apprendimento. Da quest’osservazione è stato possibile individuare quattro tipologie di uso flessibile del tempo:
1. La prima è la Compattazione delle discipline, in cui una disciplina si svolge esclusivamente nel 1° quadrimestre, mentre l’altra, con cui viene compattato l’orario, si svolge esclusivamente nel 2° quadrimestre. Questa soluzione è presente soprattutto nel biennio delle superiori. In genere non vengono coinvolte Educazione fisica e le lingue straniere, per le quali c’è bisogno di continuità.
2. La seconda tipologia è la Compattazione tra discipline; prevede l’accordo tra due docenti che insegnano discipline diverse che uniscono le ore e decidono insieme gli obiettivi didattici e come raggiungerli. Qui, le due discipline ‘compattate’ lavorano entrambe su un programma condiviso. E questo tipo di sperimentazione è stato realizzato negli istituti comprensivi, sia a livello di scuola primaria che di scuola secondaria inferiore.
3. La terza è la Compattazione delle discipline e riduzione dell’ora di lezione. Si attua una compattazione delle discipline e contemporaneamente si riduce l’ora di lezione da un minimo di 5 minuti a un massimo di 15. Con questa riduzione si formano pacchetti orari che permettono di aumentare le ore di compresenza tra docenti e attività di didattica laboratoriale. E’ un cambiamento importante ed è quindi necessario che i docenti siano coinvolti nella scelta, e gli studenti e le famiglie correttamente informati rispetto alle motivazioni iniziali e ai benefici.
4. La quarta ed ultima tipologia è la Flessibilità delle attività curriculari. Questa flessibilità può nascere dalla riduzione dell’ora di lezione da 5 minuti ad un massimo di 15, dove ci sono ad esempio delle scuole in cui gli spazi orari che avanzano sono utilizzati per offrire percorsi didattici individualizzati, con l’obiettivo di favorire l’eccellenza degli studenti e di prevenire l’insuccesso scolastico. Oppure, ci sono esempi di scuole dove la campanella non è più utilizzata per scandire il tempo, ma sono i progetti che lo scandiscono, per cui i momenti di pausa sono determinati dal lavoro che i ragazzi stanno svolgendo.
07:22 MARTINA_IL CASO DELL’ISTITUO COMPRENSIVO TINA MODOTTI IN PROVINCIA DI UDINE
Parliamo ora del caso dell’Istituto comprensivo “Tina Modotti” della provincia di Udine. Dall’anno scolastico 2011-2012, l’Istituto Comprensivo ha avviato un profondo rinnovamento denominato “La via dell’innovazione” sulla base del quale è stato poi strutturato il Piano di Offerta Formativa (POF) con le relative pianificazioni organizzative e curricolari. La volontà di cambiamento si è così via via rafforzata allo scopo di ottenere:
Per arrivare a tali obiettivi sono state di conseguenza poi fatte delle scelte e attivate delle azioni:
- come la progettazione di Unità di Apprendimento trasversali che prevedono la didattica laboratoriale nelle singole classi e la didattica attiva;
- oppure la costruzione di ambienti di apprendimento motivanti, attraverso dei percorsi formativi individualizzati con il coinvolgimento attivo degli studenti;
- e ancora, la strutturazione dell’orario scolastico in modo da permettere la flessibilità del tempo per lavorare a delle classi aperte;
- ed infine, il superamento della distinzione tra lezione teorica ed attività laboratoriali;
- e lo sviluppo di metodologie didattiche attive con tempi più distesi.
Nel caso dell’Istituto Comprensivo “Tina Modotti” si realizzano, inoltre, dei percorsi educativi unitari in cui vengono curati i vari passaggi tra i diversi ordini di scuola. I passaggi dall’infanzia alla primaria, e poi dalle primarie alle secondarie sono, infatti, effettuati con una continuità per valorizzare le competenze già acquisite dall’alunno e riconoscere le specificità e le potenzialità di ognuno.
09:05 MICHELA_COME SI E’ SVOLTO IL PERCORSO
Ed ecco come si è svolto il percorso. L’Idea della flessibilità dell’orario è stata affrontata per la prima volta in modo strutturato e completo per tutti gli ordini di scuola dell’Istituto e per tutti i plessi, in una settimana di sperimentazione nell’anno scolastico 2012-2013 (denominata “La settimana dell’innovazione”). Il filo conduttore è stato l’organizzazione di conoscenze chiave senza il vincolo delle discipline e dei classici ‘programmi’. Questo è stato possibile praticando l’autonomia decisionale e pianificando le attività per gruppi diversi dalla classe tradizionale, con un lavoro di compresenza dei docenti su percorsi didattici personalizzati, mediante l’utilizzo della didattica laboratoriale. Forti di questo lavoro, nella scuola secondaria si è passati:
Rispetto a Metodi di insegnamento, strumenti e procedure vediamo come la stesura dell’orario delle lezioni risulti un’operazione delicata e complessa, che coinvolge tutti i
docenti interessati alla compattazione. Infatti, l’impostazione ha dei vincoli come:
Questa impostazione, dunque, non è priva di difficoltà, che sono anche comprensibili e immaginabili. Le criticità sono legate principalmente a:
Però, una volta superate le difficoltà, i vantaggi che se ne traggono sono davvero molti:
Dall’esperienza della scuola emerge, inoltre, quanto sia prezioso un calendario preciso da fornire alla famiglia, che riporta mese per mese, giornata per giornata, orari, attività, docenti coinvolti e discipline compattate. Organizzazione e motivazione vanno condivise con i genitori degli studenti, negli spazi previsti.
11:56 MARTINA_CONDIZIONI ESSENZIALI PER L’IMPLEMENTAZIONE
Ma quali sono le condizioni essenziali per l’implementazione di questa Idea? L’uso flessibile del tempo non richiede di per sé grandi risorse per essere efficace. La presenza di aule moderne, che sono dotate di nuove tecnologie e di arredi modulari, rappresenta comunque un elemento facilitante. La piena condivisione all’interno del Collegio dei Docenti e dei singoli consigli di classe è un altro fattore, comunque, di successo. Ed è necessaria anche flessibilità oraria da parte dei docenti stessi, che possono essere chiamati a svolgere più ore in un quadrimestre, e meno nell’altro.
La progettazione condivisa poi, non solo dei docenti delle discipline compattate, ma all’interno dell’intero Consiglio di Classe, è fondamentale per la realizzazione dell’Idea. È importantissimo, infine, essere molto precisi e dettagliati nel momento in cui viene presentata l’Idea ai genitori dei giovani, mettendo in evidenza i suoi moltissimi punti di forza senza tuttavia sottostimare i molto pochi punti di debolezza, così poi da arrivare a un’adesione ragionata e convinta delle famiglie. L’Idea dell’uso flessibile del tempo può essere in parte integrata con le offerte degli enti locali e dei servizi sociali per attività pomeridiane finalizzate al recupero e al potenziamento degli apprendimenti.
13:00 MARTINA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Quali sono, quindi, i motivi per cui adottare questa metodologia?
Siamo certe che questo esempio sia stato di grande ispirazione per iniziare a portare cambiamento anche all’interno del tuo Istituto e noi ti diamo appuntamento al prossimo episodio!
13:33 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Il tempo è spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. La variabile pedagogica del tempo è un elemento basilare per il ripensamento della didattica, ascoltiamo come.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica,
06/03/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Lo Spaced Learning (o “Apprendimento intervallato”) è una metodologia che permette di migliorare la concentrazione e il lavoro cognitivo degli studenti. In pratica si focalizza l’attenzione su un dato argomento che viene affrontato da più punti di vista e con modalità diversificate. Lo Spaced Learning si distingue da altre metodologie didattiche per il tempo della lezione, che è organizzato in 5 fasi formate da 3 momenti di input e 2 intervalli. Anche se la metodologia prevede un nuovo uso del tempo, l’approccio resta tradizionale. Infatti, il metodo si avvicina più a una tecnica mnemonica finalizzata al ripasso, ad esempio in occasione di una prova di verifica, piuttosto che a una vera e propria strategia didattica.
Il metodo è stato sperimentato in varie scuole, tra cui raccontiamo l’esempio dell’Istituto Superiore «Ettore Majorana» di Brindisi, che ha utilizzato setting flessibili dotati di tecnologia diffusa e introdotto momenti di didattica attiva, creando un’evoluzione della metodologia, e poi denominandola «Expanded Spaced Learning».
00:58 MARTINA_SIGLA INIZIALE
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:22 MARTINA_APERTURA
Lo Spaced Learning è un’applicazione didattica alle teorie del neuroscienziato Douglas Fields che nel 2005 ha pubblicato per la prima volta il risultato della sua ricerca sulla rivista «Scientific American», nell’articolo “Making Memories Stick”. La prima versione di questo metodo è stata elaborata da Paul Kelly insieme ad alcuni docenti della scuola in cui è dirigente scolastico in Inghilterra. Il metodo è stato, poi, successivamente sperimentato in diverse scuole in setting flessibili dotati di tecnologia diffusa ed introducendo momenti di didattica attiva.
01:52 MICHELA_FASI DI SVILUPPO
Vediamo ora le fasi di sviluppo dello Spaced Learning che organizza il tempo della lezione in 5 fasi costituite da:
● 3 momenti di input;
● 2 intervalli.
Però, possono essere anche aggiunte delle fasi. Ad esempio, possono esserci 6 fasi, dove a queste 5 si aggiungono momenti di approfondimento e di riallineamento, come nel caso della versione Expanded Spaced Learning, che vedremo nell’esempio dell’Istituto Superiore “Ettore Majorana”.
Queste fasi di input e intervallo si alternano fra di loro in questo modo:
- Nella FASE UNO il docente fornisce tutte le informazioni che gli studenti devono apprendere durante la lezione. La durata dell’input non è predeterminata, però è nota la difficoltà di tener viva l’attenzione dei ragazzi per oltre 10-15 minuti. Questa fase è incentrata all'introduzione del tema e sulla presentazione delle chiavi di lettura. Si tratta di un momento espositivo condotto dal docente per individuare i saperi essenziali e fornire le informazioni di base.
Rispetto a una tradizionale lezione frontale il docente ha solo 20 minuti al massimo per presentare il tema e i contenuti essenziali: si tratta, quindi, di fornire solo il “carburante” che alimenterà le successive fasi di apprendimento e verifica. E’ fondamentale preparare una presentazione efficace e coinvolgente, in grado di motivare e incuriosire gli alunni.
Gli OBIETTIVI di questa fase sono:
● focalizzare i nodi contenutistici di base;
● ottimizzare le capacità di attenzione degli studenti.
- Nella SECONDA FASE viene introdotto un intervallo di 5-10 minuti durante il quale viene tassativamente evitato qualsiasi richiamo agli argomenti della lezione.
03:21 MARTINA_FASI DI SVILUPPO
- Abbiamo poi la FASE TRE che consiste nell’introduzione del secondo input, in cui il docente rivisita il contenuto della prima fase, cambiando però il modo di presentazione. Può usare, ad esempio, esempi differenti tra loro oppure elementi ad elevata interattività, come l’interazione con contenuti digitali, l’immersione in un contesto virtuale o il confronto con contesti e situazioni reali; oppure l’analisi di esperienze concrete e così via. In questo modo lo studente può iniziare, poi, a sviluppare autonomamente qualche riflessione per ampliare la propria struttura di conoscenze.
Gli OBIETTIVI di questa terza fase sono:
- confrontarsi con esperienze di “messa in pratica” delle conoscenze oggetto dell’unità di lavoro;
- promuovere il ragionamento autonomo e la riflessione per facilitare poi l’elaborazione critica delle informazioni ricevute.
- La FASE QUATTRO, invece, è un altro momento di relax che dura circa dai 5 ai 10 minuti, in cui è consigliabile proporre attività fisiche o legate ai propri hobby.
04:11 MICHELA_FASI DI SVILUPPO
- Nella FASE CINQUE il docente ritorna sul contenuto della prima sessione, ma propone attività centrate sullo studente: i ragazzi qui sono chiamati a dimostrare di aver acquisito il contenuto condiviso nei primi input. Gli alunni possono applicare le conoscenze in contesti di esercitazione o situazioni-problema, oppure con l'aiuto delle tecnologie. Questa fase deve essere strutturata in modo che sia utile al docente per capire se l’unità di lavoro è stata efficace e quanti e quali studenti hanno seguito il percorso proposto e quindi raggiunto gli obiettivi minimi prefissati. E’ importante che questa fase permetta agli studenti di confrontarsi con una prova e al docente di elaborare rapidamente il feedback della classe. Il feedback della classe permette anche di capire il tipo di attività che verrà svolta per l’ora successiva e la composizione dei gruppi di studenti che si potranno sperimentare nelle fasi di approfondimento e di riallineamento (cioè le fasi 6a e 6b).
Gli OBIETTIVI di questa fase sono quelli di:
● verificare l’efficacia didattica dell’unità di lavoro progettata;
● definire il tipo di percorso da attivare nella fase successiva;
● individuare tra i ragazzi i possibili peer-tutor;
● individuare i gruppi che potranno essere impegnati nelle attività diversificate della fase successiva (che sono appunto le fasi 6a e 6b, implementate nell’Expanded Spaced Learning).
Quindi, per le FASI 6a e 6b tipiche dell’Expandend Spaced Learning, quelle di approfondimento e di riallineamento, un suggerimento utile è quello di concentrare l’attività sulla progettazione e l’organizzazione dell’approfondimento o del riallineamento, delegando il più possibile lo svolgimento e la conduzione delle attività ai ragazzi.
Per lo studente è un’occasione importante per farsi gradualmente carico del proprio percorso. Infatti, gli alunni possono approfittare degli strumenti e dei momenti messi a disposizione dal docente per recuperare, approfondire, confrontarsi, potendo contare anche sulla disponibilità dei compagni.
05:57 MARTINA_IL CASO DELL’ISTITUTO SUPERIORE ETTORE MAJORANA DI BRINDISI
Parliamo ora del caso dell’Istituto Superiore Ettore Majorana di Brindisi, dove hanno sperimentato una nuova versione di Spaced Learning, dopo aver ritenuto quello originario non più corrispondente alle mutate modalità di apprendimento e di comportamento dei giovani d’oggi. Grazie ad un lavoro di ricerca e di sperimentazione sul campo condotta dai docenti Gioacchino Margarito e Daniela Di Giuseppe, sono stati introdotti ulteriori elementi in grado di valorizzare l’idea di una metodologia attiva e creativa, capace di sviluppare ulteriormente le attività personalizzate e basate sulla collaborazione. Si è partiti con un’indagine dell’Istituto sul ‘rapporto tra l’insegnamento e l’apprendimento’.
Dai risultati emersi, che hanno coinvolto anche docenti e genitori, vi riportiamo ad esempio che, rispetto al totale dei ragazzi intervistati:
● il 30% si dichiara deluso perché si sentono “indietro” rispetto ai traguardi richiesti;
● un ulteriore 30% si dichiara deluso perché sente di aver acquisito i traguardi in anticipo.
Dalle indagini condotte è emersa l’esigenza di cambiare il tipo di didattica, anche ripensando al ruolo degli elementi spazio, tempo e tecnologie:
● per quanto riguarda il ruolo dello SPAZIO è stato riorganizzato per una diversa configurazione degli ambienti a favore di una didattica centrata sullo studente;
● si rivede poi anche il ruolo del TEMPO, con un minore ricorso alla spiegazione e allo studio e un maggiore spazio per attività svolte in autonomia o in gruppo;
● ed infine sono riviste le TECNOLOGIE, per permettere un minore spazio ai contenuti “espositivi” e a un loro utilizzo in modalità trasmissiva e unidirezionale, a fronte di un maggior impiego di strumenti che stimolino la collaborazione e consentano la condivisione di quanto realizzato.
07:26 MICHELA_ALCUNI ESEMPI DI SETTING PRATICATI DALL’ISTITUTO ETTORE MAJORANA
Ecco alcuni esempi di setting praticati dall’Istituto Ettore Majorana.
Nella fase 1 (quella di introduzione), il setting è una piccola agorà o una trasmissione frontale con LIM oppure proiettore interattivo, oppure ancora la condivisione tramite tablet.
Nella seconda fase (quella di intervallo), il setting è semplicemente realizzato attraverso attività di relax.
Nella fase 3 (di espansione), il setting può essere di nuovo una piccola agorà, oppure, nel caso di lavoro in gruppi, tavoli a isola ed eventuale schermo.
La fase 4 (di intervallo), prevede di nuovo attività di relax.
Mentre, nella fase 5 (di valutazione formativa), ai ragazzi sono assegnate attività di problem solving, mappe concettuali, ricerche e costruzione di brevi contenuti multimediali in un setting a postazioni individuali o con tavoli a isola.
Poi c’è la fase 6 (quella di monitoraggio e, in caso, anche di approfondimento e di riallineamento). In questa fase, in base agli esiti, viene deciso se concludere la lezione, oppure soffermarsi su alcuni passaggi più difficili, o ancora se proseguire con un approfondimento o un riallineamento. In caso si può anche decidere se mettere in campo attività di recupero personalizzate.
Quindi, le fasi 6a o 6b sono proprio quelle di approfondimento e riallineamento e si sviluppano in questi diversi modi, tra cui:
- se c’è una grande maggioranza di risposte errate in corrispondenza di una stessa domanda, viene verificata la forma della domanda e riaffrontato il tema specifico;
- se c’è equilibrio tra chi ha superato il test e chi non lo ha superato si divide la classe in due gruppi: una parte svolge attività ulteriori di approfondimento, mentre l’altra recupera la lezione col docente in previsione di una nuova verifica finale;
- se la maggioranza degli studenti non ha superato il test, la successiva sessione sarà di riallineamento e vedrà coinvolti nel ruolo di peer-tutor, i ragazzi che hanno superato il test;
- poi, se la grande maggioranza degli studenti (ad esempio l’80, il 90%) non ha superato la soglia stabilita, occorre riprogettare e riproporre la lezione;
-infine, se la maggioranza degli studenti (ad esempio il 70%) ha superato il test, si assegnano attività di recupero solo a chi è “rimasto indietro”.
09:32 MARTINA_DIRETTRICI DI SVILUPPO DEL METODO ESL
Rispetto alla versione originaria, il metodo Expanded Spaced Learning si presenta con un suo sviluppo lungo più direttrici: quella metodologica, quella tecnologica, quella temporale e quella spaziale.
Per prima, l’espansione temporale dell’unità originaria è ritenuta indispensabile per dare continuità tra quanto emerso nelle prime cinque fasi. L’intervento didattico è necessario per allineare la classe rispetto a quanto proposto e per far sì che nessun alunno rimanga indietro. Infatti, in base ai risultati emersi in fase di monitoraggio, sono stati previsti due momenti, uno di approfondimento e uno di riallineamento, che sono parte integrante dell’approccio Expanded Space Learning.
Sono state poi introdotte varianti metodologiche, ed in particolare nella fase di espansione e nella fase di valutazione formativa. La fase 3, quindi quella di espansione, è stata riconfigurata come momento di interazione tra studenti e contenuti che propongono punti di vista, visioni e linguaggi diversi rispetto a quelli tradizionali e frontali e che richiedono uno sforzo cognitivo attivo. La fase 5, invece, è una valutazione formativa non tanto a scopo di valutazione sommativa, ma con fine diagnostico. Per evitare, infatti, di “perdere” uno o più studenti, in base agli esiti emersi, si attiva il percorso di “estensione” (e quindi di riallineamento o di approfondimento) precedentemente preparato.
Lungo la direttrice tecnologica, invece, l’enfasi posta sulle esigenze di individualizzazione e di personalizzazione ha portato alla necessità di un utilizzo mirato delle tecnologie.
Infine, nell’esperienza del “Majorana” il metodo Expanded Space Learning prevede anche una componente relativa allo spazio. L’esigenza di attività diversificate da condurre nell’arco di alcune ore si traduce, infatti, nella necessità di disporre di un ambiente di apprendimento adeguato e di spazi flessibili in grado di riconfigurarsi. Come, ad esempio, la fase espositiva o quella di presentazione richiedono un’ampia superficie condivisa e un assetto ottimizzato; oppure gli intervalli di relax che richiedono spazi e arredi che consentano ai ragazzi di muoversi o rilassarsi in modo autonomo e personale.
11:27 MICHELA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA
Alla luce di quanto abbiamo detto fino adesso emergono chiaramente degli aspetti distintivi del metodo Expanded Spaced Learning, che sono:
- l’individualizzazione;
- la personalizzazione;
- la valutazione finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento, ma anche all’ottimizzazione dell’efficacia della progettazione didattica.
Quindi il metodo:
- aiuta a sviluppare una didattica attiva che superi il concetto di lezione frontale;
- migliora la capacità di progettazione didattica dei docenti;
- permette di gestire agevolmente la classe durante le ultime ore della giornata o quando ci sono due ore consecutive di lezione (dove una prassi meramente frontale e unidirezionale, fatica ad esser messa in atto);
- favorisce l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare (alcuni dei quali vicini a modelli e comportamenti dei giovani d’oggi);
- inoltre, il tempo-scuola è utilizzato in modo più efficiente;
- ciascun ragazzo è responsabilizzato rispetto al percorso di apprendimento e sono valorizzate le sue specifiche attitudini;
- e infine, le lezioni sono più partecipate e dinamiche e si riesce a mantenere alta la concentrazione degli studenti.
Come sempre ti invitiamo a provare e testare queste metodologie e attendiamo di sapere quali approcci hai testato e come è andata questa esperienza. Noi ti aspettiamo alla prossima puntata!
12:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
La concentrazione degli studenti è difficile da allenare? Ascolta un metodo didattico sviluppato proprio sulla base delle capacità del cervello umano di memorizzare le informazioni.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica,