Ci sono domande che restano aperte anche dopo anni di lavoro in una classe, in una scuola, in un'organizzazione. Domande che non si risolvono con una risposta veloce.
I podcast di educazione di Edunauta nascono da lì.
Sono spazi di ascolto, non di prescrizione. Raccolgono voci di insegnanti, educatori, ricercatori, famiglie, dirigenti scolastici e organizzazioni del terzo settore che si interrogano su come educare, oggi, in Italia, con onestà, con profondità, senza semplificare quello che è difficile.
Più di 90 episodi, un solo filo conduttore: l'educazione come relazione viva.
Puoi ascoltarli qui oppure trovarli sulle principali piattaforme podcast. Non ti promettiamo risposte rapide. Ti promettiamo che alcune domande diventeranno più fertili.
Ogni serie ha un pubblico preciso e una domanda di fondo diversa.
C'è una domanda che porti da anni nel lavoro che fai, o nella famiglia in cui vivi, e che ancora non ha trovato risposta? Prova ad ascoltare da lì.
È possibile rinnovare una scuola dal basso? Senza aspettare una riforma, senza cambiare tutto in una volta?
Questa è la domanda che attraversa ogni episodio di Idee per insegnare, il podcast per insegnanti e dirigenti scolastici di Edunauta realizzato con il patrocinio di INDIRE.
La risposta che emerge è sì. Un sì che arriva in scorci, puntata dopo puntata: in un'aula dove i banchi non guardano tutti nella stessa direzione, in una campanella che non suona ogni sessanta minuti, in una scuola che decide di riscrivere i libri di testo invece di usarli.
Questa serie racconta le idee del Movimento Avanguardie Educative: un movimento di innovazione scolastica nato dalla ricerca-azione di INDIRE e di un gruppo di scuole fondatrici, con l'obiettivo di rendere disponibili pratiche didattiche sostenibili e trasferibili a qualsiasi contesto.
Non si tratta di modelli da importare dall'estero o di sperimentazioni riservate a scuole d'élite. Le metodologie didattiche delle Avanguardie Educative sono nate dentro le scuole italiane, da dirigenti scolastici e insegnanti che si sono chiesti: come posso rendere l'apprendimento più attivo, più significativo, più vicino ai diversi stili di apprendimento che i miei studenti portano con sé?
Tra le idee esplorate negli episodi: la flipped classroom, la didattica per scenari, il debate, l'outdoor education,, il service learning, il TEAL (Tecnologie per l'Apprendimento Attivo), l'ICT Lab. Ognuna ha una logica precisa, un contesto d'uso, vantaggi e limiti reali.
Ogni episodio di questo podcast di didattica approfondisce una metodologia specifica: con la voce di docenti, formatori e ricercatori che l'hanno applicata, che ne conoscono le difficoltà pratiche, che possono dire cosa funziona e cosa no in una classe vera.
Gli episodi sono pensati per essere ascoltati anche in movimento: nel tragitto verso scuola, durante una pausa, in un momento di respiro nella giornata. Durano poco, aprono molto: a volte, una metodologia che sembrava astratta diventa concreta nel momento in cui senti la voce di chi l'ha già provata in classe.
Non è necessario ascoltarli in ordine, ogni puntata è autonoma: puoi partire dalla metodologia che ti incuriosisce di più, o da quella che senti più vicina alla tua situazione.
A insegnanti di ogni ordine e grado che sentono il bisogno di rinnovare la propria pratica educativa, ma non sanno da dove cominciare, oppure che hanno già cominciato e cercano confronto e supporto.
A dirigenti scolastici che stanno valutando quale direzione dare al percorso di sviluppo professionale del loro corpo docente, oppure che stanno cercando di innovare la propria scuola, ma sono bloccati nelle trame della burocrazia.
Se cerchi un podcast per insegnanti e dirigenti scolastici che non si limiti a ispirare ma aiuti anche a orientarsi, questo è il posto giusto.
Hai già immaginato qualcosa di diverso nella tua pratica? Da dove vorresti cominciare?
Usa il filtro per argomento per trovare l'edpisodio più adatto a te.
Idee per insegnare
Orizzonti educativi
Rotte educative
Scuole che cambiano
05/06/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Se è vero che la tecnologia ha cambiato l’apprendimento, in questa puntata scopriamo insieme come può essere messa al suo servizio. L’idea “ICT Lab” nasce da un’osservazione della realtà interna ed esterna alla scuola e abbraccia l’ampio settore tecnologico. Un ambito in costante sviluppo e quindi in continuo e rapido divenire. Così come altre Idee del movimento “Avanguardie Educative”, questa non disegna una modalità specifica di intervento all’interno della scuola, ma molte possibilità diverse, da poter sicuramente integrare con altre Idee già raccontate negli episodi precedenti, come ad esempio “Aule laboratorio disciplinari” oppure “Dentro/fuori la scuola”. È un’‘idea cappello’ che può portare ad esperienze molto diverse tra loro. Scopriamo di più grazie all’esempio dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari” di Loreto.
00:46 MARTINA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MARTINA_APERTURA
Con la sigla “ICT Lab” si intendono le attività che ruotano attorno a tre grandi temi tecnologici:
• l’Artigianato digitale;
• il Coding;
• e il Physical Computing.
È chiamato “Artigianato digitale” ciò che porta alla creazione di un oggetto attraverso la tecnologia, quindi dal CAD e il disegno 3D, alla stampa 3D.
Sono definite “coding” tutte, invece, le attività che mirino all’acquisizione del pensiero computazionale, fino alla capacità di programmare una macchina istruendola a fare cose. E per “Physical Computing” si intende la possibilità di creare oggetti programmabili che interagiscono con la realtà; il campo di applicazione più noto è quello della robotica. Il mix di questi tre temi può portare ad interessanti soluzioni didattiche: è la base per le idee che animano community come CoderDojo, Rails Girls e i FabLab (noti anche come «officine della creatività»).
01:57 MICHELA_IDEA ALLA BASE
E’ un’Idea che prende le mosse dal costruzionismo papertiano, ovvero si basa sui presupposti e sulla pedagogia del matematico Seymour Papert. Il fare dello studente è il focus del processo. Questo significa che l’attività dello studente è al centro dell’idea “ICT Lab” che ha come obiettivo principale la creazione di un oggetto. Il collegamento stabilito da Papert è infatti quello tra l’ambito cognitivo dello studente e ciò che lo circonda: la mente del giovane impara, modificando il mondo che lo circonda, un mondo che può dare anche risposte migliori di quelle di un ottimo docente. È un’Idea che affianca alla centralità del processo di creazione dello studente, una forte idea di tecnologia come strumento e “materiale” di apprendimento. È necessario infatti che gli oggetti creati rispondano a due requisiti:
● devono essere realizzati in 3D;
● e devono essere realizzati attraverso un linguaggio di programmazione o tramite un’interfaccia che consenta di programmare comportamenti a dei contenuti digitali. Vengono collegati a strumenti di produzione tipiche del FabLab come la stampante 3D o il Laser cutter.
È, infine, un’Idea che segue al dibattito sul pensiero computazionale avviato a livello internazionale grazie all’articolo di Jeannette M. Wing, intitolato “Computational Thinking” (2006), in cui la scienziata informatica definisce il pensiero computazionale un’attività di base da affiancare alla capacità di lettura, scrittura e calcolo. Perché? Perché tale abilità permette di affrontare problemi complessi avvalendosi del computer, applicando un metodo di lavoro che parte dal problema andando a
costruire un modello per la sua risoluzione.
03:27 MARTINA_INDICAZIONI PER ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Perché è stata scelta l’idea “ICT Lab”? Come primo passo è necessario aver chiaro da dove la scuola sta partendo. Per chi si approccia a questa Idea, come per tutte le altre, vale infatti l’indicazione “capire le motivazioni della scelta”, cercando fin da subito di collegarle a uno dei tre temi tecnologici: artigianato digitale, coding e physical computing. Questo perché aiuterà la scuola a circoscrivere il raggio d’azione e a canalizzare le energie in un’unica direzione. Sapere, inoltre, se l’ideazione parte da informazioni interne o esterne alla scuola aiuterà a costruire il gruppo di lavoro e avviare approfondimenti in merito. Ancora, in base al progetto, quali competenze hanno o devono avere i docenti? Anche in questo caso è possibile che le competenze siano interne, se patrimonio di qualche insegnante, oppure esterne alla scuola.
Ma di quali infrastrutture tecnologiche dispone attualmente la scuola?Come detto, l’idea “ICT Lab” si basa sulla costruzione di oggetti. Per prima cosa è consigliato quindi verificare quali strumenti già possiede la scuola e pianificare eventuali acquisti di software o hardware solo dopo un’attenta check-list dell’esistente. Per risorse “strumentali” intendiamo quelle utili ad organizzare, supportare e diffondere le pratiche didattiche e quindi tablet, pc, ma anche, strumenti come Moodle o Google Apps for Education o telecamere e software di montaggio. Gli strumenti tecnologici fin qui citati possono servire per documentare il progetto ma anche essere veicolo per oltrepassare i confini fisici della scuola. Come già accennato, la complessità degli scenari di questa Idea potrebbe portare ad un intreccio con le altre di “Avanguardie educative”.
Vediamo ora dal punto di vista delle relazioni con l’esterno come si deve comportare la scuola. Nel momento in cui si va verso l’esterno devono essere chiarite le finalità per le quali si chiede collaborazione, accettando qualsiasi contributo vada nella direzione che il mandato costituzionale e le
indicazioni danno alla scuola. È anche vero però che soggetti esterni possono favorire la ricontestualizzazione di quanto imparato a scuola in contesti quasi reali che permettono, quindi, di applicare il pensiero computazionale in un ambito diverso da quello meramente scolastico.
05:20 MICHELA_GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELL’IDEA E SUE FASI
Raccontiamo ora come si applica l’Idea e le sue fasi. Abbiamo visto che il pensiero computazionale fornisce un approccio metodologico e un modo di pensare che mette insieme l’uso della tecnologia con metodologie di problem solving. Possiamo abbozzare a grandi linee cinque fasi che rappresentano i passaggi del pensiero computazionale come processo di problem solving:
1) La prima fase è l’analisi di una situazione o di un concetto così da mettere in evidenza i problemi su cui poi poter lavorare che, applicata alla nostra Idea, vuol dire creare un’attività sfidante, che incuriosisca e che rispetti i curricoli. Essendo un’attività essenzialmente basata sul problem solving è necessario individuare un ambito su cui far lavorare gli studenti, così che siano gli stessi ragazzi a selezionare le problematiche proprie di quel dato ambito.
2) Nella seconda fase una volta definito il problema se ne rendono pertinenti alcune sue parti, così che la scomposizione faccia emergere relazioni significative tra le parti stesse.
3) La terza fase è dedicata alla rappresentazione dei dati così che possano facilmente essere utilizzati nella creazione del prototipo funzionante allo scopo di risolvere il problema iniziale. Nella costruzione di un algoritmo significa, ad esempio, procedere con l’individuazione di variabili e parametri facilmente computabili; mentre in un processo di creazione fisica, ad esempio con stampante 3D, significa individuare i solidi da manipolare per costruire l’oggetto.
4) La quarta fase è dedicata alla creazione dell'oggetto soluzione, che sia fisico, algoritmico o multimediale. È di fondamentale importanza che il processo non si fermi qui, ma vada avanti nella fase successiva;
5) La fase 5 consiste nel controllo, correzione e miglioramento di quanto realizzato; quest’ultimo punto avvia quella che è una ricorsione del processo fin qui descritto; questo momento di controllo può riportare indietro fino alla ridefinizione del problema, ed è teoricamente infinito, in quanto il miglioramento dell’oggetto è strettamente collegato all’acquisizione di nuove informazioni e nuove competenze da parte degli studenti.
07:17 MARTINA_IL CASO DELL’IC “GIANNUARIO SOLARI” DI LORETO
Approfondiamo ora il caso dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari” di Loreto. Il “Giannuario Solari” è un Istituto Comprensivo costituito da una scuola secondaria di primo grado e sei plessi: tre per la scuola dell’infanzia e tre per la scuola primaria. Nello specifico, vogliamo parlarvi oggi del progetto “Costruire giocattoli con la stampante 3D” promosso dalle maestre della Scuola dell’infanzia “Beniamino Gigli”, sotto la guida di due ricercatori Indire. Queste maestre hanno attivato, ormai da qualche anno, un laboratorio di didattica multimediale calata all’interno del curricolo. Ciò è potuto avvenire, in concreto, trasformando un vecchio angolo destinato ad attività ludiche e video in uno spazio che possiamo definire “hi-tech” e chiamato “Dinamica... mente nel futuro”. Oggi, in questo ambiente si possono trovare sia tecnologie centrali che tecnologie strumentali. Nella prima fase di sperimentazione, le insegnanti raccontano ai bambini che a scuola sarebbe arrivata, da lì a poco, una macchina “speciale”, capace di creare oggetti da loro pensati e disegnati. Segue poi un periodo di “preparazione” in cui i bambini, attraverso giochi ed esercizi ad hoc, interiorizzano i prerequisiti di base e prendono confidenza con gli strumenti tecnologici. Le docenti qui seguono i compiti che i ricercatori hanno stabilito utilizzando uno sfondo integratore, ovvero la tartaruga Molly, animale con cui i bambini hanno avuto un’esperienza diretta ad inizio anno scolastico. La scelta di utilizzare proprio un collegamento con la realtà non è stata casuale; infatti, i bambini saranno in questo modo più motivati ed interessati.
08:40 MICHELA_COMPITI
Il primo compito che i bambini hanno affrontato è stato quello di costruire il personaggio di una storia. In questa fase i bambini sono stati suddivisi in piccoli gruppi di 3-4 unità: utilizzando anche la LIM e altri due tablet personali delle insegnanti, ogni bambino può progettare singolarmente la sua tartaruga. Queste ultime diventano ben presto ‘vive’ in quanto inserite in altre attività scolastiche, come per esempio nelle attività logico-matematiche e nel gioco libero. Questo rende l’attività più coinvolgente: infatti, non solo il bambino ha realizzato personalmente un oggetto, ma ora può anche giocarci! Se nella fase realizzativa il bambino svolge un’attività pressoché individuale, interessante è l’osservazione sul bambino nel passaggio successivo, mentre si confronta con gli altri, analizzando le forme, le dimensioni e la funzionalità di ogni oggetto stampato.
Il secondo compito affrontato è stato quello di costruire il modellino di un oggetto. In questa fase della sperimentazione i bambini hanno iniziato a usare Tinkercad per la realizzazione di un oggetto tridimensionale e che avesse anche le caratteristiche funzionali di uno vero. L’oggetto concordato è stato un tavolo e come tale doveva essere stabile, con uno spessore adeguato e con una dovuta profondità. Per questo si è reso necessario, da parte delle docenti, di dar luogo ad attività propedeutiche che avvicinassero i bambini alle forme solide, quindi attività di osservazione, rappresentazione grafica, manipolazione di pasta modellabile, costruzioni di plastica e di legno, giochi con il corpo, e così via.
Le difficoltà iniziali hanno riguardato soprattutto il posizionamento delle gambe del tavolo: i bambini infatti tendevano a collocarle davanti, come quando disegnano un tavolo sul foglio. Le difficoltà sono state poi superate tramite la semplice stampa: è stato infatti così che i bambini hanno potuto constatare che il risultato ottenuto non corrispondeva a quello inizialmente pensato. L’altro grosso ‘scoglio’ riscontrato è stato quello di comporre il tavolo, infilando una forma (le quattro gambe) in un’altra forma (il piano del tavolo).
10:31 MARTINA_COMPITI
Il terzo compito affrontato è stato quello di progettare un’etichetta con sopra riportato il nome del
bambino. In questo caso la richiesta era quella di ‘appoggiare’ due solidi uno sopra l’altro. Le difficoltà riscontrate hanno riguardato principalmente il saper individuare il corretto rapporto tra la lunghezza dell’etichetta e la lunghezza del proprio nome.
Ed infine, il quarto compito affrontato è stato quello di progettare una scultura mobile. Anche per lo svolgimento di questo compito si sono rese necessarie specifiche attività propedeutiche, quindi l’osservazione di giostrine di vario tipo e la loro realizzazione attraverso dei materiali diversi – come ad esempio l’utilizzo della carta, del cartoncino e della stoffa – così come l’osservazione di diversi giochi di equilibrio effettuati in palestra: quindi bambino-bilancia, giochi di posture col proprio corpo e con quello degli altri.
Tuttavia le attività propedeutiche non hanno impedito il verificarsi di ‘errori’ di percorso: i bambini erano, infatti, in grado di rendersi conto se gli oggetti realizzati erano troppo piccoli o troppo grandi per stare in equilibrio solo una volta dopo averli stampati.
11:30 MARTINA_OSSERVAZIONE E VALUTAZIONE
Rilevante da questo percorso risultano le osservazioni fatte nei momenti in cui i bambini testano gli oggetti. Qui, infatti, si scaturisce un confronto cognitivo, verbale e relazionale che pare dimostrare come, attraverso l’approccio a un problema e la sua risoluzione ottenuta in modo indipendente o comunque fra pari, si inneschino processi di apprendimento più autonomi e un più corretto approcciarsi ai problemi incontrati.
11:51 MICHELA_L’ESPERIENZA CON LA SCUOLA “GIUSEPPE VERDI”
A partire da quanto detto fino a qui in merito al percorso della scuola Beniamino Gigli, vogliamo brevemente raccontare l’avvio di una sperimentazione in verticale con la scuola primaria “Giuseppe Verdi”, sempre all’interno del plesso dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari”.
Qui gli alunni delle classi 1^ A e 1^ B hanno avuto l’occasione di scoprire la potenzialità della stampante 3D in modo davvero inusuale; infatti, gli stessi bambini della scuola dell’infanzia hanno fatto da tutor a gruppi di bambini della primaria spiegando loro il funzionamento di Tinkercad, la progettazione del lavoro alla LIM e come ottenere la stampa di un determinato oggetto.
L’esperienza si è rivelata assai stimolante per i piccoli della scuola dell’infanzia perché hanno avuto l’opportunità di esporre le conoscenze acquisite. Per i bambini della primaria avere invece la possibilità di comprendere e sperimentare la tecnologia della stampante 3D ha costituito un importante arricchimento culturale e una grande occasione per approfondire, in forma laboratoriale, alcuni argomenti dei curricoli di geometria e di tecnologia del primo anno. Inoltre, secondo le docenti di queste discipline, tramite la stampante 3D è possibile rendere ‘meno astratti’ concetti di geometria non sempre semplici da comprendere e consente di sviluppare nel bambino la capacità di progettazione.
13:03 MARTINA_VANTAGGI NELL’ADOZIONE DELLA METODOLOGIA
Approfondiamo ora i vantaggi nell’adozione di questa nuova metodologia. Il processo nel suo insieme è un processo circolare a cui si dà il nome di “design cycle” (ciclo di design), dove per “design” s’intende proprio il processo di progettazione.
Come accennato è nel processo e nella sua applicazione che risiede il valore pedagogico: se l’oggetto ‘insegna’, in quanto consente di mettere in evidenza in modo oggettuale i processi di pensiero di chi lo crea, con la ricorsione questi processi vengono “stressati” attraverso la pratica. Tale processo di stress serve a sviluppare alcune attitudini e disposizioni negli studenti, come:
14:02 MICHELA_ VANTAGGI NELL’ADOZIONE DELLA METODOLOGIA
Un altro vantaggio è quello di creare un oggetto, ovvero ‘fare’: da un lato c’è un riferimento didattico alla pedagogia attiva e al pensiero computazionale, dall’altro al mondo dei maker.
L’esser predisposti all’imparare facendo, l’attitudine all’uso di strumenti di ultima generazione, la volontà di creare oggetti piuttosto che di fruirne passivamente, sono alcune caratteristiche che fanno degli artigiani digitali una comunità di persone di assoluto interesse per la scuola.
14:26 MICHELA_CHIUSURA
E con questa puntata siamo arrivate alla fine di questa serie audio che presenta 20 Idee educative per innovare la scuola dal basso. Ci auguriamo di averti ispirato e portato nuove metodologie che possano guidare davvero il cambiamento nella tua didattica e nel tuo Istituto. Rimani in contatto con noi seguendo le pagine di edunauta.it e ascoltando anche le nostre altre serie podcast sul tema dell’educazione scolastica. Ti ringraziamo e attendiamo di sapere come avrai applicato queste Idee nella tua pratica di tutti i giorni.
14:55 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
"ICT LAB" si propone di integrare la tecnologia nel contesto educativo, facendo leva sul potenziale dell'artigianato digitale, del coding e del physical computing per trasformare l'ambiente di apprendimento scolastico.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Idee per la didattica, Pensiero creativo e critico, Scuole innovative,
02/05/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Immaginiamo una scuola che esce sul territorio, e un territorio che entra nella scuola. Questo è il “Service Learning_Dentro/fuori la scuola”. Siamo andati alla scoperta delle Idee didattiche di questo movimento e ci hanno entusiasmate così tanto che abbiamo deciso di raccontarvelo, così che chi ci sta ascoltando possa portarle nelle proprie realtà. Oggi vi parliamo del caso ISIS Europa, un Istituto superiore in provincia di Napoli.
00:26 MARTINA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
00:50 MICHELA_CHE COS’E’ IL SERVICE LEARNING
Che cos’è il “Serivce Learning”? E’ una scuola che esce sul territorio e che quindi collabora con enti locali, organizzazioni non profit, mondo imprenditoriale e anche con gli strumenti offerti dalle aziende.
01:02 MARTINA_CASO STUDIO
Il caso studio di cui vogliamo parlarvi oggi è il caso dell'ISIS Europa, un Istituto superiore nella provincia di Napoli, a Pomigliano D'Arco; è inserito in un tessuto sociale fragile e povero che offre poche opportunità di crescita. Questo porta ad avere una scarsa fiducia da parte dei cittadini nei confronti del territorio. L’ISIS Europa lancia così un progetto che è chiamato “Europa Community Service”, un servizio online che racchiude le varie mappature per aiutare i cittadini stessi ad esplorare gli enti territoriali della zona. Gli studenti creano così un sito web, come una vera e propria mappa dei servizi pubblici e degli enti pubblici, per accompagnare il cittadino alla scoperta del territorio e di cosa offre; creano delle mappe dove riportano tutte le farmacie presenti nel quartiere oppure tutti gli sportelli comunali al servizio del cittadino. Inoltre, sono a disposizione dei video tutorial per capire come entrare in contatto con queste realtà.
01:55 MICHELA_IDEA ALLA BASE
Perché è nata questa necessità? Siamo in un tessuto povero, dove la sfiducia dei cittadini adulti e più giovani nei confronti del territorio hanno lasciato la percezione che non ci fossero opportunità di crescita per la persona; invece, questo progetto evidenzia come il tessuto sociale e il territorio offrono opportunità e risorse per poter crescere.
02:15 MARTINA_OBIETTIVI DIDATTICI
Quindi, gli obiettivi didattici di questo progetto sono portare i ragazzi dentro una partecipazione attiva e, quindi, una cittadinanza attiva, valorizzando quello che è il territorio e promuovendo anche lo sviluppo di buone prassi. C'è anche la volontà di creare nuove alleanze tra la scuola e il territorio, nate dal dare una risposta alle esigenze manifestate dalla comunità stessa e portando così una scuola come impresa civica. Inoltre, si va a sviluppare un apprendimento esperienziale grazie all'incontro del sapere formale con il sapere informale e, quindi, vengono superati tutti i confini dell'aula scolastica come unico luogo di apprendimento portando quello che è il territorio all'interno dell'aula stessa.
02:55 MICHELA_LE FASI DI SVILUPPO
Quali sono le fasi di sviluppo per portare “Service Learning” all'interno delle scuole?
1) La prima fase è la fase di motivazione, cioè quella delle analisi delle problematiche del territorio. Nel nostro caso è stata analizzata la mancanza di comunicazione tra enti sociali e comunali e i cittadini.
2) La seconda fase è quella della diagnosi, cioè la raccolta di informazioni e materiali che avviene attraverso attività di brainstorming, attività di Project Base Learning, cioè un apprendimento basato sullo sviluppo di progetti per rendere reale l'idea maturata in classe.
3) La terza fase è quella di ideazione e pianificazione e, quindi, anche della divisione dei ruoli all'interno della classe. In particolare, nel nostro caso, è avvenuta con la collaborazione di Junior Achievement Italia, un'organizzazione non profit esperta di imprenditorialità che ha portato un approccio di lavoro particolare e molto definito all'interno della scuola ISIS Europa, in cui ogni alunno aveva un ruolo come se la classe fosse una piccola azienda.
4) La fase 4 è quella esecutiva, la fase operativa vera e propria, che è stata realizzata attraverso il Learning by doing, che rende più duraturo l'apprendimento nel tempo attraverso il fare, attraverso una supervisione degli adulti costante, in cui ogni studente aveva anche un luogo fisico all'interno degli enti del Comune, in modo da capire nella pratica quali fossero le reali esigenze.
5) La fase 5 è quella dei report dei risultati: si tratta di una fase di strutturazione e documentazione del percorso didattico e anche di gestione delle attività previste dal progetto. Vengono riportati, appunto, i risultati sia da un punto di vista didattico che da un punto di vista delle competenze trasversali ottenute attraverso il processo di apprendimento.
04:36 MARTINA_LE COMPETENZE SVILUPPATE
Le competenze sviluppate sono, quindi:
- un aumento del pensiero critico;
- uno sviluppo della progettualità in quanto lavorare per progetti rende gli studenti più coinvolti e motivati, perché vanno a toccare con mano il lavoro che fanno;
- inoltre, la collaborazione tra i vari indirizzi di studio permette uno sviluppo maggiore delle competenze grafiche, dell'operatività pratica per creare un sito web e dello svolgimento delle procedure formali, attraverso un processo di trasferimento del know-how e quindi di ricorsività del percorso stesso per garantire l’unicità di gestione di lavoro verso un obiettivo comune.
Ciò prevede una partenza dalla classe terza fino arrivare alla classe quinta dove gli studenti di classe quinta siano in grado di passare le conoscenze acquisite ai prossimi nuovi studenti.
05:22 MICHELA_IL PUNTO DI VISTA DEGLI INSEGNANTI
Vi raccontiamo quello che scrivono gli insegnanti rispetto al progetto che hanno seguito, leggendovi una frase estrapolata dal progetto “Europa Community Service”, in cui l'insegnante scrive: ”La consapevolezza di imparare e, nel contempo, rendere un servizio agli altri e a se stessi, ha entusiasmato e stimolato gli alunni che hanno sviluppato capacità di riflettere su se stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva e di gestire il conflitto in un contesto favorevole e inclusivo”. Poi, continua più avanti: ”Il percorso di Service Learning ha favorito il raggiungimento di obiettivi ulteriori, lo sviluppo del rispetto per l’altro e il pensiero critico, quest’ultimo indispensabile per contrastare stereotipi e pregiudizi. L'aumento del senso di responsabilità sociale e democratica ha creato più momenti di relazione con gli altri favorendo la crescita individuale e l’inclusione sociale”.
06:14 MARTINA_RISULTATI
Ma cosa portano a casa i ragazzi e le ragazze di questo progetto?
- La conoscenza di nuove tecnologie;
- e l'approfondimento di tecnologie già conosciute, e quindi la selezione di queste per l’applicazione ad un progetto reale;
- inoltre, questo progetto fornisce agli studenti nuove competenze trasversali quali le competenze pro sociali, nuove abilità comunicative e nuove abilità relazionali;
- inoltre, la continua scelta in funzione dell'esigenza delle utenze permette una maggiore flessibilità di lavoro.
I ragazzi aumentano così il senso di responsabilità sociale e civile, fino alla creazione di una vera e propria rete, ovvero una comunità educante che favorisce lo scambio come reciproco arricchimento e cambiamento.
06:56 MICHELA_RIASSUNTO
Quindi, riassumendo, abbiamo ascoltato insieme quello che il progetto ISIS Europa di Napoli ha portato nel suo territorio, ridisegnando il modello di fare scuola che va oltre le tradizionali aule, creando una connessione tra la scuola e il territorio e promuovendo progetti di cittadinanza attiva e partecipata tra gli studenti.
Vi invitiamo a leggere le cinque fasi per applicare l'Idea nella vostra realtà scolastica sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
Per questa puntata è tutto e noi non vediamo l'ora di sapere come applicherete il “Service Learning “ all'interno del vostro Istituto. A presto!
07:33 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione.
Per saperne di più ascolta scolastico il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Basato sulla collaborazione tra scuola, enti locali ed imprese, il "Service Learning" offre agli studenti l'opportunità di apprendere attraverso l'esperienza diretta, affrontando problemi reali e contribuendo attivamente al benessere della comunità.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Apprendimento sociale ed emotivo, Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia, Idee per la didattica,
17/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“L’apprendimento differenziato” è un nuovo un approccio culturale e un nuovo modo di pensare l’insegnamento in cui rispetto, tolleranza, libertà, non-violenza attiva e valorizzazione dei talenti e delle differenze individuali creano quella comunità educante in cui studenti e docenti vivono giorno per giorno una cittadinanza partecipata. Vediamo insieme come applicare “l’apprendimento differenziato” grazie all’esempio dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, in provincia di Pisa.
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:37 MARTINA_IDEA ALLA BASE
La metodologia dell’”apprendimento differenziato” prevede un ambiente formativo pensato e progettato per svolgere contemporaneamente attività diverse con l’obiettivo di promuovere un processo di apprendimento basato sull’esperienza, sull’interdisciplinarità e la ricerca. A tale scopo è opportuno considerare nei giovani questi tre importanti aspetti:
1. la loro prontezza: riflettere ciò su quello che uno studente sa, pensa e sa fare in un dato momento, in riferimento anche a ciò che il docente vuole far apprendere e ha programmato di insegnare;
2. l’interesse: il vero fattore motivazionale; una didattica differenziata ha, infatti, tra i suoi obiettivi primari quello di creare un legame forte tra i contenuti di apprendimento e gli interessi degli studenti;
3. e, infine, il profilo di apprendimento: ossia conoscere qual è il proprio personale modo di elaborare, di rappresentare e di utilizzare le informazioni, che è unico da studente a studente.
02:27 MICHELA_3 FASI DI SVILUPPO
Vediamo ora le fasi dell’adozione dell’approccio pedagogico dell’”apprendimento differenziato” che possono essere sintetizzate in 3 step.
1. Il primo è organizzare la scuola come comunità: quindi lavorare sul
senso di comunità dei docenti e creare le condizioni - anche ambientali - affinché sia possibile realizzare il lavoro di ricerca e co-progettazione da parte dei gruppi dei docenti.
2. Il secondo è quello di dare rilevanza alla progettazione di contenuti, processi e prodotti; è qui fondamentale predisporre a livello del team o Consiglio di Classe una differenziazione dei contenuti proposti, dei processi e dei prodotti finali attesi.
3. L’ultimo step consiste nel dare rilevanza alla valutazione di tipo formativo e all’autovalutazione: la valutazione formativa regola i processi dell’apprendimento e si interroga sui livelli raggiunti da ciascuno e sulle difficoltà ancora presenti; l’autovalutazione da parte degli studenti favorisce la comprensione profonda delle competenze acquisite e stimola la motivazione all’apprendimento.
Vi raccontiamo oggi la storia dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, che nell’anno scolastico 2002-2003, inizia la sperimentazione del modello di Scuola Senza Zaino per una scuola-comunità e contribuisce, così, a costituire la rete nazionale delle Scuole Senza Zaino. Nel Senza Zaino si parte dalla consapevolezza – definita già negli anni Settanta dalla pedagogista Idana Pescioli - che i bambini possono diventare soggetti produttori di una cultura originale e cooperativa, perché dotati di una straordinaria ricchezza e potenzialità di apprendimento e di grandi capacità e competenze di logica, di inventiva e di creatività. Oggi, fare Scuola Senza Zaino non è più, quindi, intraprendere una sperimentazione ma aderire proprio a un modello di scuola pensata, sperimentata, revisionata e consolidata. Nel nostro esempio, oltre ad:
● abolire lo zaino sostituendolo con una cartellina leggera per i soli compiti a casa,
● attrezzare le aule e gli ambienti con degli arredi e strumenti didattici “pensati”,
● ed innovare le metodologie,
la scuola di Fauglia ha, inoltre, lavorato su 3 architravi culturali e valoriali, ovvero:
- Con la parola-concetto “responsabilità” si intende sottolineare che lo studente si assume la completa responsabilità del proprio apprendimento e della propria crescita.
- Il concetto di comunità, oltre a identificare il gruppo di studenti di una data classe, fa riferimento anche agli insegnanti che sono invitati a realizzare una comunità professionale di scambio di pratiche.
- Ed infine, il tema dell’ospitalità, valore che apre tanto alla dimensione del render belli e funzionali gli ambienti, quanto anche alla cura e all’accoglienza verso le particolarità dei singoli studenti.
04:57 MICHELA_LE 4 R
Tutto il processo descritto fino adesso, si sviluppa nelle fasi delle cosiddette “4 R”, che sono dei pilastri di Senza Zaino e sono anche una modalità per progettare e realizzare le attività. Le “4 R” sono: riflettere, realizzare, revisionare e redigere.
• Riflettere vuol dire che qualsiasi attività comincia dalla riflessione che individua un problema, una situazione critica oppure una domanda. Si esplora questa dimensione del problema e successivamente si prova ad elaborare e a scrivere un progetto di soluzione.
• Realizzare è il luogo dove si mette poi in pratica quello che è stato prima scritto, che viene appunto poi realizzato. In quanto è necessario dare concretezza alle idee e produrre dei progetti praticabili.
• Nel Revisionare le realizzazioni devono essere proprio poi riviste, esaminate, monitorate, valutate affinché possano essere migliorate e poi per conoscere i risultati. Inoltre, delle revisioni e delle valutazioni deve rimanere traccia.
• Infine, redigere significa che i progetti, i percorsi, le valutazioni devono essere scritti, poiché lo scrivere guida l’azione. Questo vuol dire documentare, lasciare traccia di quello che è accaduto per farne memoria. Anche perché lo scrivere è un utile mezzo per scambiare pratiche e comunicare esperienze, sia tra alunni che tra docenti.
Nelle attività di differenziazione vengono considerati tre aspetti che caratterizzano gli studenti, che sono:
• la preparazione: che significa tener presente quel punto in cui la proposta di apprendimento risulta sia sfidante che affrontabile;
• l’interesse, che è fondamentale per attivare la motivazione all’apprendimento ed è infatti necessario che gli alunni capiscano quale significato abbia il percorso che gli si propone per la loro vita;
• e il terzo aspetto è il profilo di apprendimento, che riguarda invece le caratteristiche uniche con cui ciascun alunno apprende. Ad esempio i tempi possono essere lenti o veloci, le modalità relazionali diverse, per cui si preferisce in certi casi lavorare da soli o in piccoli gruppi. Alcuni preferiscono prendere appunti, altri utilizzare organizzatori grafici, altri ancora dimostrazioni pratiche. Vanno tenute anche in considerazione le intelligenze multiple così come sono teorizzate da Gardner.
06:53 MARTINA_COME ATTUARE LA DIFFERENZIAZIONE
Ma come attuare, quindi, la differenziazione? La differenziazione si attua a partire dai contenuti. Si considerano quindi gli interessi e la preparazione degli studenti, per poi passare ai processi. Qui l’attenzione va, invece, sul lavoro di coppia, in piccoli gruppi o da soli; si scelgono i tempi di realizzazione di un compito o gli spazi dove eseguirli. Ad esempio, con la tecnica della rotazione che consente all’insegnante di seguire piccoli gruppi. Oppure con la tecnica delle stazioni per livello, la quale prevede che ogni studente valuti attentamente le sue competenze in relazioni a traguardi specifici, utilizzando una o più stazioni dove poter trovare materiale per studiare e approfondire ed esercitarsi. Collegati ai processi si creano, infine, i prodotti. Qui il campo d’azione è molto vasto: la presentazione di un compito di scienze può essere fatta, ad esempio, con una presentazione multimediale, con un report scritto o per mezzo di un video, allestendo anche una mini conferenza rivolta ad un pubblico o impiegando un organizzatore grafico, e così via.
Le attività differenziate sono organizzate con strumenti didattici e corredate da delle “Istruzioni per l’Uso”, per cui gli alunni sanno cosa devono fare e per quanto tempo. L’insegnante, in questo caso, svolge un ruolo di sostegno o addirittura può anche astenersi dall’intervenire, mentre l’alunno impara in modo graduale:
● a fare da solo nelle attività;
● e quindi a parlare sottovoce;
● a registrare i compiti svolti;
● a sapere quando il sostegno, il rinforzo, la ripetizione siano necessari;
● e quindi anche quando cooperare con i compagni;
● può imparare ad utilizzare i feedback e la valutazione formativa per un aiuto nell’esecuzione del compito;
● o può appassionarsi allo studio in quanto scoperta del fatto che esso costituisce un momento fondamentale per la sua crescita.
08:31 MICHELA_L’ORGANIZZAZIONE DI SPAZI E TEMPI
Ora passiamo a descrivere l’organizzazione di spazi e tempi. Premettiamo che l’organizzazione precisa e curata degli spazi scolastici sollecita e facilita un apprendimento efficace, quindi vediamo insieme alcuni elementi.
Allora, a partire dall’aula, dove ognuna delle zone dell’aula è preparata in modo da offrire un insieme ricco e articolato di strumenti e materiali che rendono possibile la scelta e lo svolgimento delle attività in piena autonomia.
Poi, all’interno dell’aula, ci sono i tavoli, che sono grandi e sostituiscono i banchi monoposto e trovano posto a sedere sei-sette alunni che possono guardarsi e dialogare.
Sempre all’interno dell’aula c’è l’agorà, che è uno spazio in cui ospitare il corpo. Uno spazio che garantisce anche la possibilità di leggere o lavorare seduti su un tappeto o accovacciarsi su un gradino. L’agorà occupa generalmente un angolo tra due pareti e è spesso separata dal resto dell’aula tramite arredi disposti “di taglio”, che delimitano lo spazio in modo da renderlo sempre percepibile come distinto. È uno spazio accogliente, dove ritrovarsi per i momenti assembleari e per le spiegazioni del docente, ma anche dove incontrarsi in maniera informale, per leggere o per conversare.
Poi, c’è l’angolo dei computer. Nell’aula Senza Zaino il computer è considerato come uno strumento di lavoro – al pari di una penna o di un quaderno − e non come un ‘argomento’ o materia di studio a parte.
Ci sono poi i mini laboratori o spazi per l’autonomia, che sono angoli a tema dedicati stabilmente a diverse attività, con materiale strutturato per l’arricchimento ad esempio della lingua italiana o della matematica, ma anche per esperimenti scientifici e per attività artistiche, quindi del materiale gestito sempre in autonomia e con grande senso di responsabilità.
In questa scuola gli spazi per gli studenti sono logisticamente predisposti in modo che sia permesso lo scambio e la socializzazione tra studenti al di fuori delle attività di apprendimento. E anche gli spazi per gli insegnanti hanno un importante ruolo perché non sono soltanto la tradizionale “sala professori”, ma un luogo che rafforza l’identità professionale del docente, e lo fa star bene e lo invoglia a riservare più tempo a scuola.
Quindi, in sostanza, lo spazio in queste scuole è partecipato. Che cosa vuol dire? Che l’ambiente in cui si muovono gli studenti contribuisce in modo sostanziale a creare un impatto positivo e piacevole con la pratica didattica. E per realizzare questo tipo di scuola c’è bisogno di un tempo per ascoltare i giovani, per conversare con loro, per costruire insieme ‘le leggi’ che regolano la vita giornaliera, per costruire atteggiamenti e comportamenti non violenti, per valorizzare tutti i bambini e i ragazzi con le loro differenze e particolarità, per condividere la scelta delle attività e dove tutti possono sentire la responsabilità di ciò che hanno scelto, dove si possa vivere respirando anche momenti di libertà.
11:09 MARTINA_COME NASCE UNO SPAIO PER L’AUTONOMIA IN AULA
E come nasce uno spazio per l’autonomia in aula? All’interno del mini laboratorio gli strumenti didattici si trasformano in oggetti reali, che si toccano e si manipolano, quindi le strumentazioni di laboratorio, i libri e gli schedari. E per fare questo il materiale didattico risponde, comunque, a certi criteri:
• a criteri estetici, perché esteticamente deve essere significativo, gradevole e curato;
• nella dimensione del fare, dove deve poter assicurare quella pratica dell’apprendere che lega i verbi del contare e dello scrivere ai verbi del fare, dell’esplorare, del manipolare e del giocare;
• dev’essere disponibile in un set minimo, quindi, ogni classe deve essere dotata di un numero minimo di materiali;
• e deve essere disponibile in una collocazione appropriata, quindi dislocato in modo coerente rispetto alle aree di lavoro e facilmente fruibile da parte dell’alunno.
11:54 MICHELA_UN ELEMENTO DA CURARE CON ATTENZIONE
Un elemento da curare con particolare attenzione e che se non curato può diventare problematico, è rappresentato dal comportamento dei genitori che, non avendo punti di riferimento conosciuti relativi al percorso didattico e all’efficacia sul lungo periodo, vivono con i figli una sorta di ‘ansia da prestazione’ e si è rivelato, quindi, importante e strategico l’aver condiviso con i genitori i perché e le ragioni dell’ingresso di nuovi strumenti di valutazione e dell’autovalutazione.
Ma anche della perdita di importanza del voto rispetto a una valutazione formativa costante e dell’autovalutazione intesa come processo di crescita e di autonomia. Illustrare e spiegare tutto ciò alle famiglie è stato fondamentale, perché la differenziazione della didattica può correre il forte rischio di apparire come un’operazione irrealistica se non è alimentata da specifici processi.
12:40 MARTINA_RACCONTIAMO UN ESEMPIO
LA COMPETENZA TECNICO GRAFICA
LA COMPETENZA ORTOGRAFICA
LA COMPETENZA MORFO SINTATTICA
LA COMPETENZA LESSICALE
13:42 MICHELA_I PUNTI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA
Quindi, perché cambiare e adottare questa metodologia?
• Per sviluppare e rafforzare l’apprendimento autonomo, i talenti individuali, il valore del vivere e dell’apprendere in gruppo.
• Per fare della scuola un luogo di elaborazione culturale ma anche di partecipazione civica e sociale, di cittadinanza attiva.
• Per sviluppare una metodologia didattica attiva che non resti unicamente legata alla lezione frontale.
• Per favorire l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare, vicini alle passioni e ai talenti dei giovani e del tempo in cui vivono.
• Per ottimizzare l’utilizzo delle risorse interne ed esterne alla scuola.
• Per sostenere la relazione educativa e gli apprendimenti collaborativi.
• Per massimizzare il concetto di inclusione per tutti i ragazzi: la filosofia del “Design for All” sostiene i talenti e le potenzialità di ciascuno, giovani
gifted, con BES o DSA.
La puntata di oggi è stata super intensa, ma ricca di spunti interessanti che potete applicare e implementare da subito! Ti aspettiamo alla prossima!
14:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Immaginate una scuola in cui ogni studente può scoprire e percorrere il proprio unico sentire di crescita: attraverso l'Apprendimento differenziato" tutto ciò è possibile.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia,
03/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“Apprendimento autonomo e tutoring” è un insieme di pratiche educative e didattiche pensate per sviluppare l’autonomia e rendere l’allievo protagonista attivo del proprio percorso di apprendimento, in una scuola concepita come una nuova comunità. L’Idea è quella di accompagnare gli studenti nella transizione verso la completa autonomia, prevedendo così la possibilità di esprimersi rispetto ai loro bisogni, alle loro inclinazioni e alle loro passioni.
Nel tutoring docente/studente, rivolto agli alunni più grandi del primo ciclo, il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca così un ruolo didattico e relazionale che affianca lo studente nel suo percorso scolastico.
Vediamo nella puntata di oggi un esempio di applicazione di tutoraggio docente/studente che coinvolge studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze.
00:47 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MICHELA_APERTURA
“Apprendimento cooperativo” e “tutoring” non sono delle novità, infatti vengono studiati e sperimentati fin dal secolo scorso. Infatti, l’Idea di “apprendimento autonomo” trova uno dei suoi più autorevoli fondamenti nella pedagogia montessoriana di cui il principio alla base è il “fare da soli”.
Nel tempo scolastico dedicato a questa pratica i docenti e gli studenti decidono quali temi approfondire e quali attività svolgere, sulla base di:
● piani plurisettimanali,
● materiali didattici predisposti,
● e del monitoraggio dell’apprendimento,
spostando progressivamente sugli studenti la possibilità di stabilire ciò a cui dedicarsi e di reperire il materiale necessario.
Le modalità di lavoro possono essere individuali, peer to peer o di gruppo, e anche interclasse.
Secondo il pensiero di giganti della pedagogia, come la Montessori o Dewey, o le posizioni simili di esponenti italiani dell’attivismo pedagogico, come Codignola – fondatore della “Scuola-Città Pestalozzi” – la valenza formativa di un apprendimento autonomo fondato sulle caratteristiche di ciascuno studente, sta proprio nella capacità di far emergere e sostenere l’autonomia e il senso di responsabilità dei ragazzi.
Come già accennato, approccio cooperativo e tutoring, non sono costrutti nuovi al mondo educativo. La ricerca scientifica basata sulle evidenze ha comprovato, infatti, l’effetto positivo del peer tutoring sugli apprendimenti degli studenti. Sia chi riveste il ruolo di tutor e sia chi si avvale del supporto di questa figura ottiene, infatti, miglioramenti significativi e dimostrabili. Quando lavorano in coppia studenti con competenze di differente livello, entrambi ricavano beneficio da questa interazione; il più competente trae infatti soddisfazione da un problem solving tra pari, mentre l’altro ricava spiegazioni e dimostrazioni che lo aiutano nel suo apprendimento.
Con il peer tutoring migliorano non solo l’apprendimento ed i risultati scolastici, ma anche poi il clima della classe. Grazie alla maggiore interazione generata da questo apprendimento cooperativo, l’atmosfera competitiva che caratterizza magari le classi più tradizionali si trasforma e diventa più collaborativa e distesa, favorendo così lo sviluppo di un’identità comune e di un senso di appartenenza degli studenti alla comunità.
Il cooperative learning, in cui le pratiche di tutoring si inseriscono, può essere considerato sia come una teoria dell’apprendimento, sia anche come un metodo d’insegnamento da cui derivano un paradigma educativo e una serie di tecniche di lavoro basate su diversi principi educativi.
03:26 MICHELA_I CRITERI SU CUI SI FONDA
Ecco i criteri su cui si fonda.
Il primo criterio è l’interdipendenza positiva. Che cosa vuol dire? Mentre le situazioni di apprendimento tradizionali sono caratterizzate da competizione e da individualismo, nel cooperative learning la responsabilità di raggiungere un obiettivo è comune ed è distribuita fra tutti i membri del gruppo, così il fallimento di un solo individuo può causare l’insuccesso di tutti quanti.
Il secondo criterio è la responsabilità individuale in cui si chiede a tutti di partecipare in modo equo e con il più alto livello di partecipazione di ciascuno. Questo per evitare il meccanismo di delega con cui gli studenti che si considerano “meno dotati” finiscono a volte per affidare il lavoro a quelli che si considerano “più dotati”.
Altro criterio qualificante del cooperative learning è l’interazione costruttiva diretta che avviene attraverso una continua interazione fra i membri del gruppo, e favorisce il sostegno reciproco per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
Ultimo requisito e criterio fondamentale di ogni percorso di apprendimento autonomo è la volontà di imparare dello studente. Gli studenti più ‘autonomi’ tendono a imputare successi (e insuccessi) più alle proprie capacità e ai propri sforzi che a fattori di natura esterna. In più, possiedono un forte senso di autoefficacia e una buona autostima – che fa sì che valutino favorevolmente le proprie attitudini e competenze e che nell’autovalutarsi sperimentino stati emotivi positivi; infatti c’è una relazione circolare tra le caratteristiche dello studente e il suo grado di autonomia: all’aumentare dell’ultima, quindi dell’autonomia, si incrementano anche le competenze e la motivazione dell'alunno, che sarà più capace di raggiungere i suoi obiettivi di apprendimento con sempre maggiore efficacia e minore necessità di sostegno. In questo caso il docente dovrebbe possedere tre attributi fondamentali:
Abbandonare il tradizionale ruolo direttivo e autoreferenziale, quindi, per assumere capacità di mediazione, di collaborazione e di facilitazione.
Le pratiche che vi vogliamo raccontare oggi sono legate alla tradizione pedagogica e scientifica che ha caratterizzato la storia della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze sin dalla sua fondazione. In particolare la proposta è strettamente connessa allo sviluppo delle competenze per la vita.
L’attenzione è, quindi, focalizzata sull’importanza dell’imparare ad imparare, sulla necessità di sviluppare abilità sociali e civiche oltreché lo spirito di iniziativa e di imprenditorialità.
A partire da questo, “Apprendimento autonomo e tutoring” si propone tre finalità principali:
Nella “Scuola-Città Pestalozzi” le metodologie integrate di apprendimento autonomo e di tutoring si realizzano con gli studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado e nel biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Nei primi anni della primaria si possono proporre attività meno strutturate, ma che comunque permettono di sperimentare forme autonome e differenziate di lavoro. È possibile in queste classi iniziare con un piano di lavoro settimanale in cui i bambini scelgono giornalmente tra tre o quattro attività, come ad esempio la lettura, delle esercitazioni matematiche, oppure il disegno e la scrittura libera. Queste attività verranno svolte in tempi dedicati. Il lavoro autonomo diventa quindi parte del tempo-scuola e fa da ponte tra le attività più direttamente guidate dai docenti e quelle affidate agli alunni. Nel tempo del lavoro autonomo, una volta messo a fuoco quello che bisogna fare, gli allievi possono lavorare in completa autonomia oppure avvalersi anche del sostegno del docente presente, di un singolo compagno o di un gruppo di pari, facendo così la peer collaboration e il peer tutoring.
Un ulteriore strumento che supporta, indirizza e aiuta a cercare delle soluzioni potenziando l’autonomia, è il tutoring insegnante/studente. Il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca un ruolo didattico e relazionale affiancando lo studente nel suo percorso scolastico. Diventa così una figura di riferimento che lo ascolta, l’orienta, lo indirizza, lo media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring. La scuola sostiene così la conquista dell’autonomia da parte dello studente, concepita come capacità di gestire il proprio processo di apprendimento e supportando quest’ultimo attraverso percorsi strutturati e strumenti didattici, quali ad esempio il “Quaderno del mio percorso”, uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme.
07:50 MICHELA_COME PIANIFICARE IL LAVORO AUTONOMO?
Come pianificare il lavoro autonomo? E’ necessario un momento di confronto collegiale molto importante perché vengono discussi i bisogni che emergono dal lavoro didattico, per arrivare poi a evidenziare delle priorità. Parlare in termini di ‘bisogni’ qui non significa far riferimento esclusivamente a difficoltà specifiche e certificate, a problemi o a lacune da colmare, ma soprattutto a questioni legate alla motivazione e alla capacità di organizzarsi, per valorizzare interessi e talenti. Anche gli studenti vengono coinvolti in questa fase di definizione dei bisogni e delle priorità in un processo di autoriflessione sugli apprendimenti e sui propri stili cognitivi. Il bilancio, poi, viene proposto attraverso conversazioni guidate, domande aperte o questionari da analizzare nel Consiglio di Classe. Vi raccontiamo alcuni aspetti sottoposti alla valutazione di studenti e docenti nella “Scuola-Città Pestalozzi”. Ad esempio:
- Quali sono le attività che sono in grado di svolgere da solo?
- Quali sono i compiti nei quali incontro più difficoltà?
- Chi ritengo potrebbe aiutarmi?
- Quali sono i lavori in cui mi piace collaborare con qualcuno?
08: 54 MARTINA_ORGANIZZARE IL LAVORO AUTONOMO: ISTRUZIONI, MATERIALI, CLOUD
Ma vediamo meglio come organizzare a livello pratico questo lavoro autonomo, quindi quali sono le istruzioni e i materiali. Sicuramente il buon funzionamento del lavoro autonomo dipende molto dall’efficacia degli strumenti che gli insegnanti forniscono ai loro studenti. Il primo obiettivo è sicuramente quello di mettere ciascuno studente nelle condizioni di comprendere e organizzare il proprio lavoro autonomamente. Occorre quindi che l’insegnante dia istruzioni chiare, dei compiti ‘sostenibili’, dei tempi definiti e delle azioni di monitoraggio.
Si tratta così di stabilire una specie di ‘patto formativo’ con ciascun giovane. Per esempio: per svolgere questi compiti... in questo periodo... hai a disposizione queste risorse... puoi avvalerti del supporto del docente e di alcuni compagni. Al termine del periodo ci aspettiamo questi risultati…
È importante, quindi, che gli studenti sappiano dove e come poter svolgere il proprio compito, dove trovare i materiali necessari, quali per esempio linee guida e materiali predisposti, un elenco dei contenuti studio in diversi protocolli. Per facilitare la pratica del lavoro autonomo si può allora proporre:
• l’adozione di un metodo di studio in relazione a discipline specifiche, come, ad esempio, la mappatura delle informazioni;
• lo svolgimento di esercitazioni per il consolidamento o l’approfondimento degli strumenti di base di alcune discipline come, ad esempio, l’esposizione orale o la memorizzazione di teoremi;
• l’esecuzione di ricerche per approfondire temi di interesse;
• e la realizzazione di prodotti basati su compiti autentici come ad esempio presentazioni, prodotti multimediali, dei modelli o dei poster.
10:21 MICHELA_GESTIONE DEL GRUPPO, PEER TUTORING E PEER COLLABORATION
Dopo aver visto come organizzare il lavoro, vediamo ora la gestione del gruppo, il peer tutoring e il peer collaboration. Per gestire il gruppo nel lavoro autonomo ci vengono in aiuto la peer collaboration e il peer tutoring, appunto. A “Scuola-Città Pestalozzi” si chiede agli alunni che cosa si sentono di insegnare e che cosa, invece, desiderano apprendere. Si formano così delle coppie di studenti che si alternano nella guida per affrontare e riprendere argomenti di studio. Nella peer collaboration invece i due alunni sono ‘alla pari’ e lavorano insieme per risolvere un problema o studiare o per realizzare un prodotto.
10:52 MARTINA_GLI SPAZI PER IL LAVORO AUTONOMO
Il lavoro autonomo non necessita di spazi appositamente dedicati; le aule delle classi sono, infatti, sufficienti per organizzare quest’attività. La sua natura, però, induce ad organizzare gli spazi in modo flessibile e ad aumentare il grado di libertà di movimento degli studenti come, per esempio, organizzare il lavoro in isole di lavoro, permettere agli studenti di poter lavorare in gruppo nei corridoi, e di poter accedere alla biblioteca in modo autonomo.
11:16 MICHELA_IL TUTORING DOCENTE/STUDENTE
C’è anche l'elemento del tutoraggio da parte del docente, che ha compiti diversi: riceve informazioni e segnalazioni dal Consiglio di Classe e organizza occasioni formative per il proprio tutorato (ad esempio durante il lavoro autonomo). A seconda delle situazioni può mostrare come si fa una determinata cosa, può dare l’esempio, orientare verso la consapevolezza di sé o sollecitare l’autonomia. Il compito principale del tutor è quello di far sentire allo studente che il suo rendimento, le sue modalità di lavoro e il suo rapporto con la scuola sono importanti.
11:46 MARTINA_ALCUNE SOLUZIONI ORGANIZZATIVE
E’ il momento ora di scoprire alcune soluzioni organizzative. L’incontro tra il tutor e i suoi tutorati è un momento particolare della vita della scuola in cui i due soggetti si accordano in una cornice compartecipata tra scuola e famiglia. L’iniziativa va infatti condivisa con i genitori, curandone anche tutti gli aspetti relazionali. La frequenza, la durata e le modalità di svolgimento degli incontri sono regolati dal tutor e dipendono dalle caratteristiche dello studente e dal bisogno di quest’ultimo. Ad esempio, possono essere incontri di monitoraggio, incontri dove proporre nuove strategie di apprendimento e di studio, e momenti di supporto per le difficoltà incontrate. Nell’ambito delle attività di tutoraggio ci si avvale, per esempio, del “Quaderno del mio percorso”, che è uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme, andando ad indagare quelle che sono le abilità cognitive, organizzative e relazionali.
Il Quaderno è uno strumento particolarmente utile:
• per l’autovalutazione iniziale e durante tutto il percorso;
• per la raccolta di elementi di valutazione e delle indicazioni degli insegnanti;
• per l’esplicitazione del patto formativo iniziale;
• per prendere nota del comportamento dopo ogni incontro;
• per la registrazione da parte del giovane delle proprie scoperte e delle attività scelte, con le relative motivazioni.
12:59 MICHELA_REGISTRARE OBIETTIVI E COMPETENZE
Come registrare, quindi, obiettivi e competenze? I test standardizzati AMOS si sono rivelati degli strumenti utili per la valutazione dell’autonomia nello studio, degli stili cognitivi e degli aspetti emotivi e motivazionali dell'apprendimento. I test si suddividono in diversi questionari che possono fornire al docente elementi utili per comprendere i punti di forza e quelli di debolezza degli studenti, facilitando così l’elaborazione di strategie didattiche e approcci metodologici che sostengano l’autonomia allo studio. Il passaggio da una didattica impostata sulle scelte del docente ad una in cui è lo studente che si assume la responsabilità del proprio percorso non può avvenire dal nulla, ma è il risultato di una serie di cambiamenti nel curricolo. L’uso di strumenti dedicati può agevolare questo processo, come: questionari di autovalutazione, diari di bordo, o costruzione di un portfolio, si sono dimostrati mezzi idonei per sollecitare un maggiore grado di consapevolezza e autonomia.
13:51 MARTINA_PERCHE’ ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Ma perché, quindi, adottare questa metodologia? Sicuramente perché:
- promuove un atteggiamento esplorativo;
- promuove esperienze significative e modalità di dialogo orientate al problem solving;
- promuove l’empatia nelle relazioni, la fiducia e la responsabilità;
- e coinvolge nella gestione delle attività e nelle pratiche collaborative, aumentando così momenti di autovalutazione e di meta riflessione.
In pratica, l’apprendimento autonomo e il tutoring permettono di ampliare la consapevolezza degli studenti sui loro stili di apprendimento. Inoltre, utilizzando percorsi individualizzati, questa metodologia potenzia l’inclusione e il diritto allo studio degli alunni con i Bisogni Educativi Speciali e può esser considerata strumento per la prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica. Come abbiamo visto questa Idea si presta davvero a tante diverse implementazioni e situazioni e noi non vediamo l’ora di sapere come le applicherete al vostro Istituto. Appuntamento alla prossima puntata!
14:42 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Come rendere gli studenti apprendisti proattivi e responsabili del proprio percorso di crescita ed esploratori delle proprie passioni? Scopriamolo ascoltando questo episodio.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia, Competenze, passioni e talenti,