Ci sono domande che restano aperte anche dopo anni di lavoro in una classe, in una scuola, in un'organizzazione. Domande che non si risolvono con una risposta veloce.
I podcast di educazione di Edunauta nascono da lì.
Sono spazi di ascolto, non di prescrizione. Raccolgono voci di insegnanti, educatori, ricercatori, famiglie, dirigenti scolastici e organizzazioni del terzo settore che si interrogano su come educare, oggi, in Italia, con onestà, con profondità, senza semplificare quello che è difficile.
Più di 90 episodi, un solo filo conduttore: l'educazione come relazione viva.
Puoi ascoltarli qui oppure trovarli sulle principali piattaforme podcast. Non ti promettiamo risposte rapide. Ti promettiamo che alcune domande diventeranno più fertili.
Ogni serie ha un pubblico preciso e una domanda di fondo diversa.
C'è una domanda che porti da anni nel lavoro che fai, o nella famiglia in cui vivi, e che ancora non ha trovato risposta? Prova ad ascoltare da lì.
È possibile rinnovare una scuola dal basso? Senza aspettare una riforma, senza cambiare tutto in una volta?
Questa è la domanda che attraversa ogni episodio di Idee per insegnare, il podcast per insegnanti e dirigenti scolastici di Edunauta realizzato con il patrocinio di INDIRE.
La risposta che emerge è sì. Un sì che arriva in scorci, puntata dopo puntata: in un'aula dove i banchi non guardano tutti nella stessa direzione, in una campanella che non suona ogni sessanta minuti, in una scuola che decide di riscrivere i libri di testo invece di usarli.
Questa serie racconta le idee del Movimento Avanguardie Educative: un movimento di innovazione scolastica nato dalla ricerca-azione di INDIRE e di un gruppo di scuole fondatrici, con l'obiettivo di rendere disponibili pratiche didattiche sostenibili e trasferibili a qualsiasi contesto.
Non si tratta di modelli da importare dall'estero o di sperimentazioni riservate a scuole d'élite. Le metodologie didattiche delle Avanguardie Educative sono nate dentro le scuole italiane, da dirigenti scolastici e insegnanti che si sono chiesti: come posso rendere l'apprendimento più attivo, più significativo, più vicino ai diversi stili di apprendimento che i miei studenti portano con sé?
Tra le idee esplorate negli episodi: la flipped classroom, la didattica per scenari, il debate, l'outdoor education,, il service learning, il TEAL (Tecnologie per l'Apprendimento Attivo), l'ICT Lab. Ognuna ha una logica precisa, un contesto d'uso, vantaggi e limiti reali.
Ogni episodio di questo podcast di didattica approfondisce una metodologia specifica: con la voce di docenti, formatori e ricercatori che l'hanno applicata, che ne conoscono le difficoltà pratiche, che possono dire cosa funziona e cosa no in una classe vera.
Gli episodi sono pensati per essere ascoltati anche in movimento: nel tragitto verso scuola, durante una pausa, in un momento di respiro nella giornata. Durano poco, aprono molto: a volte, una metodologia che sembrava astratta diventa concreta nel momento in cui senti la voce di chi l'ha già provata in classe.
Non è necessario ascoltarli in ordine, ogni puntata è autonoma: puoi partire dalla metodologia che ti incuriosisce di più, o da quella che senti più vicina alla tua situazione.
A insegnanti di ogni ordine e grado che sentono il bisogno di rinnovare la propria pratica educativa, ma non sanno da dove cominciare, oppure che hanno già cominciato e cercano confronto e supporto.
A dirigenti scolastici che stanno valutando quale direzione dare al percorso di sviluppo professionale del loro corpo docente, oppure che stanno cercando di innovare la propria scuola, ma sono bloccati nelle trame della burocrazia.
Se cerchi un podcast per insegnanti e dirigenti scolastici che non si limiti a ispirare ma aiuti anche a orientarsi, questo è il posto giusto.
Hai già immaginato qualcosa di diverso nella tua pratica? Da dove vorresti cominciare?
Usa il filtro per argomento per trovare l'edpisodio più adatto a te.
Idee per insegnare
Orizzonti educativi
Rotte educative
Scuole che cambiano
05/06/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Se è vero che la tecnologia ha cambiato l’apprendimento, in questa puntata scopriamo insieme come può essere messa al suo servizio. L’idea “ICT Lab” nasce da un’osservazione della realtà interna ed esterna alla scuola e abbraccia l’ampio settore tecnologico. Un ambito in costante sviluppo e quindi in continuo e rapido divenire. Così come altre Idee del movimento “Avanguardie Educative”, questa non disegna una modalità specifica di intervento all’interno della scuola, ma molte possibilità diverse, da poter sicuramente integrare con altre Idee già raccontate negli episodi precedenti, come ad esempio “Aule laboratorio disciplinari” oppure “Dentro/fuori la scuola”. È un’‘idea cappello’ che può portare ad esperienze molto diverse tra loro. Scopriamo di più grazie all’esempio dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari” di Loreto.
00:46 MARTINA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MARTINA_APERTURA
Con la sigla “ICT Lab” si intendono le attività che ruotano attorno a tre grandi temi tecnologici:
• l’Artigianato digitale;
• il Coding;
• e il Physical Computing.
È chiamato “Artigianato digitale” ciò che porta alla creazione di un oggetto attraverso la tecnologia, quindi dal CAD e il disegno 3D, alla stampa 3D.
Sono definite “coding” tutte, invece, le attività che mirino all’acquisizione del pensiero computazionale, fino alla capacità di programmare una macchina istruendola a fare cose. E per “Physical Computing” si intende la possibilità di creare oggetti programmabili che interagiscono con la realtà; il campo di applicazione più noto è quello della robotica. Il mix di questi tre temi può portare ad interessanti soluzioni didattiche: è la base per le idee che animano community come CoderDojo, Rails Girls e i FabLab (noti anche come «officine della creatività»).
01:57 MICHELA_IDEA ALLA BASE
E’ un’Idea che prende le mosse dal costruzionismo papertiano, ovvero si basa sui presupposti e sulla pedagogia del matematico Seymour Papert. Il fare dello studente è il focus del processo. Questo significa che l’attività dello studente è al centro dell’idea “ICT Lab” che ha come obiettivo principale la creazione di un oggetto. Il collegamento stabilito da Papert è infatti quello tra l’ambito cognitivo dello studente e ciò che lo circonda: la mente del giovane impara, modificando il mondo che lo circonda, un mondo che può dare anche risposte migliori di quelle di un ottimo docente. È un’Idea che affianca alla centralità del processo di creazione dello studente, una forte idea di tecnologia come strumento e “materiale” di apprendimento. È necessario infatti che gli oggetti creati rispondano a due requisiti:
● devono essere realizzati in 3D;
● e devono essere realizzati attraverso un linguaggio di programmazione o tramite un’interfaccia che consenta di programmare comportamenti a dei contenuti digitali. Vengono collegati a strumenti di produzione tipiche del FabLab come la stampante 3D o il Laser cutter.
È, infine, un’Idea che segue al dibattito sul pensiero computazionale avviato a livello internazionale grazie all’articolo di Jeannette M. Wing, intitolato “Computational Thinking” (2006), in cui la scienziata informatica definisce il pensiero computazionale un’attività di base da affiancare alla capacità di lettura, scrittura e calcolo. Perché? Perché tale abilità permette di affrontare problemi complessi avvalendosi del computer, applicando un metodo di lavoro che parte dal problema andando a
costruire un modello per la sua risoluzione.
03:27 MARTINA_INDICAZIONI PER ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Perché è stata scelta l’idea “ICT Lab”? Come primo passo è necessario aver chiaro da dove la scuola sta partendo. Per chi si approccia a questa Idea, come per tutte le altre, vale infatti l’indicazione “capire le motivazioni della scelta”, cercando fin da subito di collegarle a uno dei tre temi tecnologici: artigianato digitale, coding e physical computing. Questo perché aiuterà la scuola a circoscrivere il raggio d’azione e a canalizzare le energie in un’unica direzione. Sapere, inoltre, se l’ideazione parte da informazioni interne o esterne alla scuola aiuterà a costruire il gruppo di lavoro e avviare approfondimenti in merito. Ancora, in base al progetto, quali competenze hanno o devono avere i docenti? Anche in questo caso è possibile che le competenze siano interne, se patrimonio di qualche insegnante, oppure esterne alla scuola.
Ma di quali infrastrutture tecnologiche dispone attualmente la scuola?Come detto, l’idea “ICT Lab” si basa sulla costruzione di oggetti. Per prima cosa è consigliato quindi verificare quali strumenti già possiede la scuola e pianificare eventuali acquisti di software o hardware solo dopo un’attenta check-list dell’esistente. Per risorse “strumentali” intendiamo quelle utili ad organizzare, supportare e diffondere le pratiche didattiche e quindi tablet, pc, ma anche, strumenti come Moodle o Google Apps for Education o telecamere e software di montaggio. Gli strumenti tecnologici fin qui citati possono servire per documentare il progetto ma anche essere veicolo per oltrepassare i confini fisici della scuola. Come già accennato, la complessità degli scenari di questa Idea potrebbe portare ad un intreccio con le altre di “Avanguardie educative”.
Vediamo ora dal punto di vista delle relazioni con l’esterno come si deve comportare la scuola. Nel momento in cui si va verso l’esterno devono essere chiarite le finalità per le quali si chiede collaborazione, accettando qualsiasi contributo vada nella direzione che il mandato costituzionale e le
indicazioni danno alla scuola. È anche vero però che soggetti esterni possono favorire la ricontestualizzazione di quanto imparato a scuola in contesti quasi reali che permettono, quindi, di applicare il pensiero computazionale in un ambito diverso da quello meramente scolastico.
05:20 MICHELA_GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELL’IDEA E SUE FASI
Raccontiamo ora come si applica l’Idea e le sue fasi. Abbiamo visto che il pensiero computazionale fornisce un approccio metodologico e un modo di pensare che mette insieme l’uso della tecnologia con metodologie di problem solving. Possiamo abbozzare a grandi linee cinque fasi che rappresentano i passaggi del pensiero computazionale come processo di problem solving:
1) La prima fase è l’analisi di una situazione o di un concetto così da mettere in evidenza i problemi su cui poi poter lavorare che, applicata alla nostra Idea, vuol dire creare un’attività sfidante, che incuriosisca e che rispetti i curricoli. Essendo un’attività essenzialmente basata sul problem solving è necessario individuare un ambito su cui far lavorare gli studenti, così che siano gli stessi ragazzi a selezionare le problematiche proprie di quel dato ambito.
2) Nella seconda fase una volta definito il problema se ne rendono pertinenti alcune sue parti, così che la scomposizione faccia emergere relazioni significative tra le parti stesse.
3) La terza fase è dedicata alla rappresentazione dei dati così che possano facilmente essere utilizzati nella creazione del prototipo funzionante allo scopo di risolvere il problema iniziale. Nella costruzione di un algoritmo significa, ad esempio, procedere con l’individuazione di variabili e parametri facilmente computabili; mentre in un processo di creazione fisica, ad esempio con stampante 3D, significa individuare i solidi da manipolare per costruire l’oggetto.
4) La quarta fase è dedicata alla creazione dell'oggetto soluzione, che sia fisico, algoritmico o multimediale. È di fondamentale importanza che il processo non si fermi qui, ma vada avanti nella fase successiva;
5) La fase 5 consiste nel controllo, correzione e miglioramento di quanto realizzato; quest’ultimo punto avvia quella che è una ricorsione del processo fin qui descritto; questo momento di controllo può riportare indietro fino alla ridefinizione del problema, ed è teoricamente infinito, in quanto il miglioramento dell’oggetto è strettamente collegato all’acquisizione di nuove informazioni e nuove competenze da parte degli studenti.
07:17 MARTINA_IL CASO DELL’IC “GIANNUARIO SOLARI” DI LORETO
Approfondiamo ora il caso dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari” di Loreto. Il “Giannuario Solari” è un Istituto Comprensivo costituito da una scuola secondaria di primo grado e sei plessi: tre per la scuola dell’infanzia e tre per la scuola primaria. Nello specifico, vogliamo parlarvi oggi del progetto “Costruire giocattoli con la stampante 3D” promosso dalle maestre della Scuola dell’infanzia “Beniamino Gigli”, sotto la guida di due ricercatori Indire. Queste maestre hanno attivato, ormai da qualche anno, un laboratorio di didattica multimediale calata all’interno del curricolo. Ciò è potuto avvenire, in concreto, trasformando un vecchio angolo destinato ad attività ludiche e video in uno spazio che possiamo definire “hi-tech” e chiamato “Dinamica... mente nel futuro”. Oggi, in questo ambiente si possono trovare sia tecnologie centrali che tecnologie strumentali. Nella prima fase di sperimentazione, le insegnanti raccontano ai bambini che a scuola sarebbe arrivata, da lì a poco, una macchina “speciale”, capace di creare oggetti da loro pensati e disegnati. Segue poi un periodo di “preparazione” in cui i bambini, attraverso giochi ed esercizi ad hoc, interiorizzano i prerequisiti di base e prendono confidenza con gli strumenti tecnologici. Le docenti qui seguono i compiti che i ricercatori hanno stabilito utilizzando uno sfondo integratore, ovvero la tartaruga Molly, animale con cui i bambini hanno avuto un’esperienza diretta ad inizio anno scolastico. La scelta di utilizzare proprio un collegamento con la realtà non è stata casuale; infatti, i bambini saranno in questo modo più motivati ed interessati.
08:40 MICHELA_COMPITI
Il primo compito che i bambini hanno affrontato è stato quello di costruire il personaggio di una storia. In questa fase i bambini sono stati suddivisi in piccoli gruppi di 3-4 unità: utilizzando anche la LIM e altri due tablet personali delle insegnanti, ogni bambino può progettare singolarmente la sua tartaruga. Queste ultime diventano ben presto ‘vive’ in quanto inserite in altre attività scolastiche, come per esempio nelle attività logico-matematiche e nel gioco libero. Questo rende l’attività più coinvolgente: infatti, non solo il bambino ha realizzato personalmente un oggetto, ma ora può anche giocarci! Se nella fase realizzativa il bambino svolge un’attività pressoché individuale, interessante è l’osservazione sul bambino nel passaggio successivo, mentre si confronta con gli altri, analizzando le forme, le dimensioni e la funzionalità di ogni oggetto stampato.
Il secondo compito affrontato è stato quello di costruire il modellino di un oggetto. In questa fase della sperimentazione i bambini hanno iniziato a usare Tinkercad per la realizzazione di un oggetto tridimensionale e che avesse anche le caratteristiche funzionali di uno vero. L’oggetto concordato è stato un tavolo e come tale doveva essere stabile, con uno spessore adeguato e con una dovuta profondità. Per questo si è reso necessario, da parte delle docenti, di dar luogo ad attività propedeutiche che avvicinassero i bambini alle forme solide, quindi attività di osservazione, rappresentazione grafica, manipolazione di pasta modellabile, costruzioni di plastica e di legno, giochi con il corpo, e così via.
Le difficoltà iniziali hanno riguardato soprattutto il posizionamento delle gambe del tavolo: i bambini infatti tendevano a collocarle davanti, come quando disegnano un tavolo sul foglio. Le difficoltà sono state poi superate tramite la semplice stampa: è stato infatti così che i bambini hanno potuto constatare che il risultato ottenuto non corrispondeva a quello inizialmente pensato. L’altro grosso ‘scoglio’ riscontrato è stato quello di comporre il tavolo, infilando una forma (le quattro gambe) in un’altra forma (il piano del tavolo).
10:31 MARTINA_COMPITI
Il terzo compito affrontato è stato quello di progettare un’etichetta con sopra riportato il nome del
bambino. In questo caso la richiesta era quella di ‘appoggiare’ due solidi uno sopra l’altro. Le difficoltà riscontrate hanno riguardato principalmente il saper individuare il corretto rapporto tra la lunghezza dell’etichetta e la lunghezza del proprio nome.
Ed infine, il quarto compito affrontato è stato quello di progettare una scultura mobile. Anche per lo svolgimento di questo compito si sono rese necessarie specifiche attività propedeutiche, quindi l’osservazione di giostrine di vario tipo e la loro realizzazione attraverso dei materiali diversi – come ad esempio l’utilizzo della carta, del cartoncino e della stoffa – così come l’osservazione di diversi giochi di equilibrio effettuati in palestra: quindi bambino-bilancia, giochi di posture col proprio corpo e con quello degli altri.
Tuttavia le attività propedeutiche non hanno impedito il verificarsi di ‘errori’ di percorso: i bambini erano, infatti, in grado di rendersi conto se gli oggetti realizzati erano troppo piccoli o troppo grandi per stare in equilibrio solo una volta dopo averli stampati.
11:30 MARTINA_OSSERVAZIONE E VALUTAZIONE
Rilevante da questo percorso risultano le osservazioni fatte nei momenti in cui i bambini testano gli oggetti. Qui, infatti, si scaturisce un confronto cognitivo, verbale e relazionale che pare dimostrare come, attraverso l’approccio a un problema e la sua risoluzione ottenuta in modo indipendente o comunque fra pari, si inneschino processi di apprendimento più autonomi e un più corretto approcciarsi ai problemi incontrati.
11:51 MICHELA_L’ESPERIENZA CON LA SCUOLA “GIUSEPPE VERDI”
A partire da quanto detto fino a qui in merito al percorso della scuola Beniamino Gigli, vogliamo brevemente raccontare l’avvio di una sperimentazione in verticale con la scuola primaria “Giuseppe Verdi”, sempre all’interno del plesso dell’Istituto Comprensivo “Giannuario Solari”.
Qui gli alunni delle classi 1^ A e 1^ B hanno avuto l’occasione di scoprire la potenzialità della stampante 3D in modo davvero inusuale; infatti, gli stessi bambini della scuola dell’infanzia hanno fatto da tutor a gruppi di bambini della primaria spiegando loro il funzionamento di Tinkercad, la progettazione del lavoro alla LIM e come ottenere la stampa di un determinato oggetto.
L’esperienza si è rivelata assai stimolante per i piccoli della scuola dell’infanzia perché hanno avuto l’opportunità di esporre le conoscenze acquisite. Per i bambini della primaria avere invece la possibilità di comprendere e sperimentare la tecnologia della stampante 3D ha costituito un importante arricchimento culturale e una grande occasione per approfondire, in forma laboratoriale, alcuni argomenti dei curricoli di geometria e di tecnologia del primo anno. Inoltre, secondo le docenti di queste discipline, tramite la stampante 3D è possibile rendere ‘meno astratti’ concetti di geometria non sempre semplici da comprendere e consente di sviluppare nel bambino la capacità di progettazione.
13:03 MARTINA_VANTAGGI NELL’ADOZIONE DELLA METODOLOGIA
Approfondiamo ora i vantaggi nell’adozione di questa nuova metodologia. Il processo nel suo insieme è un processo circolare a cui si dà il nome di “design cycle” (ciclo di design), dove per “design” s’intende proprio il processo di progettazione.
Come accennato è nel processo e nella sua applicazione che risiede il valore pedagogico: se l’oggetto ‘insegna’, in quanto consente di mettere in evidenza in modo oggettuale i processi di pensiero di chi lo crea, con la ricorsione questi processi vengono “stressati” attraverso la pratica. Tale processo di stress serve a sviluppare alcune attitudini e disposizioni negli studenti, come:
14:02 MICHELA_ VANTAGGI NELL’ADOZIONE DELLA METODOLOGIA
Un altro vantaggio è quello di creare un oggetto, ovvero ‘fare’: da un lato c’è un riferimento didattico alla pedagogia attiva e al pensiero computazionale, dall’altro al mondo dei maker.
L’esser predisposti all’imparare facendo, l’attitudine all’uso di strumenti di ultima generazione, la volontà di creare oggetti piuttosto che di fruirne passivamente, sono alcune caratteristiche che fanno degli artigiani digitali una comunità di persone di assoluto interesse per la scuola.
14:26 MICHELA_CHIUSURA
E con questa puntata siamo arrivate alla fine di questa serie audio che presenta 20 Idee educative per innovare la scuola dal basso. Ci auguriamo di averti ispirato e portato nuove metodologie che possano guidare davvero il cambiamento nella tua didattica e nel tuo Istituto. Rimani in contatto con noi seguendo le pagine di edunauta.it e ascoltando anche le nostre altre serie podcast sul tema dell’educazione scolastica. Ti ringraziamo e attendiamo di sapere come avrai applicato queste Idee nella tua pratica di tutti i giorni.
14:55 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
"ICT LAB" si propone di integrare la tecnologia nel contesto educativo, facendo leva sul potenziale dell'artigianato digitale, del coding e del physical computing per trasformare l'ambiente di apprendimento scolastico.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Idee per la didattica, Pensiero creativo e critico, Scuole innovative,
22/11/2023 02:00 Leggi la Trascrizione
Come rendere visibile il pensiero a scuola? MLTV è l’acronimo di Making Learning and Thinking Visible, che in italiano diventa «MLTV - Rendere visibili pensiero e apprendimento».
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Clima in classe, Pensiero creativo e critico, Condizioni d’apprendimento efficaci,
08/11/2023 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Come può una scuola farsi luogo d’incontro tra il pensiero infantile e la cultura degli adulti? Questo è il “Dialogo euristico”, che è frutto di un percorso di ricerca che ha coinvolto un gruppo di dieci insegnanti che, per un anno, l’hanno praticato nelle loro classi. In realtà, l’idea del “Dialogo euristico” si diffonde dal lavoro dell’insegnante Franco Lorenzoni, maestro elementare dalla fine degli anni ‘70 fino al 2018. La ricerca, svolta poi con il supporto di Franco Lorenzoni e dei ricercatori di INDIRE, aveva lo scopo di identificare degli orientamenti operativi, dei gruppi di azioni con cui gli insegnanti potessero realizzare la pratica nelle loro scuole. Il “Dialogo euristico” che scopriremo oggi è quello dell’IC Giovanni XXIII di Acireale.
00:45 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:07 MARTINA_COS’E’ IL DIALOGO EURISTICO
Il “Dialogo euristico” è un modo che i bambini e bambine, ragazzi e ragazze, hanno di dialogare all'interno della classe, e quindi un modo di porsi grandi domande che possono venire o dai grandi autori del passato oppure suggerite dai compagni stessi.
01:23 MARTINA _ IDEA ALLA BASE
Questo modo di fare dialogo è nato per dare spazio e consistenza ai diversi modi di abitare e vivere la scuola, partendo dalla nostra capacità di ascolto, un ascolto che dev’essere attento e partecipe e che parte dal presupposto che bambine e bambini pensino, creino e operino connessioni, e anche se queste connessioni ci possono apparire fantastiche e a volte un po' strambe, queste sono i loro strumenti per conoscere il mondo. Non dobbiamo, dunque, guardare con sospetto o lasciarci spaventare da questo pensiero libero e apparentemente confuso e senza logica, ma dobbiamo riconoscerlo e valorizzarlo, restituendone la qualità conoscitiva. Si tratta, quindi, di costruire uno spazio adeguato dove mettere al centro l’ascolto reciproco e la conversazione della pratica educativa. E dentro a questo paesaggio, che possiamo così definire di pedagogia dell’ascolto, nasce e vive il dialogo euristico.
02:15 MICHELA _ COME SI PRATICA IL DIALOGO EURISTICO?
Come si pratica il “Dialogo euristico”? Attraverso il lavoro di ricerca degli insegnati sono state individuate delle famiglie di azioni, alcune delle quali rimandano proprio ai termini utilizzati in ambito nautico della barca a vela.
1) Infatti, il primo si chiama “Navigare di bolina”. Al centro di questa azione c’è la ricerca della classe intorno a degli oggetti culturali come possono essere il cielo, il tempo, le civiltà che sono identificati a partire o da una proposta dell’insegnante oppure da una domanda o da una scoperta dei bambini.
2) Il secondo si chiama “Compiere manovre di avvicinamento”. Si tratta di vere e proprie manovre che portano i bambini nella condizione di fare scoperte, di fare in modo che le loro intuizioni possano emergere, siano sviluppate e siano esposte.
3) Il terzo gruppo di azioni si chiama “Imparare a sfregare i cervelli”, in cui l’insegnante ha la responsabilità di creare un contesto in cui i bambini rilanciano le idee, le criticano, le confermano oppure le smentiscono.
03:12 MICHELA _ COME SI MATERIALIZZA L’ASCOLTO FATTO IN CLASSE
Ma come si materializza l’ascolto fatto in classe? La materializzazione dell’ascolto è un lavoro di documentazione che serve a tenere traccia del lavoro di ricerca, che viene svolto attraverso la registrazione delle “ipotesi fantastiche” dei bambini e della trascrizione delle loro parole. Questa trascrizione costruisce proprio il materiale di lavoro indispensabile per l’insegnante e per la restituzione agli alunni. A questo poi si possono aggiungere altri prodotti come testi, cartelloni, oggetti, che rappresentano le memorie materiali della ricerca condotta in classe.
03:43 MARTINA _ IL CASO STUDIO
Il caso studio che osserviamo oggi è quello dell’IC Giovanni XXIII di Acireale di Catania, raccontatoci attraverso Alfina Bertè, la dirigente scolastica dell’Istituto.
03:54 MARTINA _ IL PROBLEMA INIZIALE
La dirigente ci parla di una pluriclasse, una classe cioè formata da dieci alunni, un po' di terza e un po' di quarta elementare, formata a causa di trasferimenti sia in uscita che in entrata di alcuni bambini. Questa pluriclasse si trova e nasce in una piccola frazione, dove si fa fatica a valorizzare l’importanza della varietà sia di età, che di cultura e di abilità e questa fatica è vissuta anche da molti insegnanti, in quanto incastrati nelle sovrastrutture che condizionano il nostro modo di insegnare, come ad esempio la convinzione che si debbano proporre informazioni e contenuti differenti in base all’età e allo sviluppo dei bambini. Per fare un esempio concreto pensiamo all’insegnamento della storia. Se si ragiona in termini di separazione di informazioni, i contenuti per la terza elementare andranno a guardare l’uomo di Neanderthal o comunque i primi nativi; mentre i contenuti per la quarta elementare partiranno dalle prime civiltà, come quelle della Mesopotamia o dalle civiltà dei fiumi. Ma se si vanno ad osservare i bambini, e quindi ad ascoltarli, ci si accorge che la differenza tra le riflessioni di un bambino di terza elementare o di quarta elementare, non è poi così evidente. La tecnica del “Dialogo euristico” poteva quindi essere utile a far capire ai docenti cosa significasse mettere davvero il bambino ‘al centro’ e fare in modo che sia proprio l’alunno a guidare la ricerca del docente e del gruppo classe intero.
05:13 MICHELA _ IMPLEMENTAZIONE DELLE 4 FASI (PRIMA E SECONDA)
Vediamo ora l’implementazione delle 4 fasi all’interno dell’esempio appena raccontato.
1) La fase uno è l’individuazione dell’oggetto culturale. Nel nostro esempio il tema individuato è l’educazione cosmica, a cui si sono legati a un filo conduttore di geografia astronomica, che poi ha iniziato a stimolare la curiosità dei bambini partendo dalle loro semplici esperienze di vita. L’idea, condivisa dai docenti, era quella di partire dalla costruzione di una linea del tempo per dare ai bambini gli strumenti per poi costruire Quadri di Civiltà, in modo da rendere il loro lavoro di approfondimento visibile a tutta la classe. L’oggetto da cui è scaturita tutta la riflessione sono state le foto che ha mostrato l’insegnante della Campania e del Vesuvio che aveva scattato durante un viaggio ad Ischia.
2) La seconda fase consiste nel permettere ai bambini di fare scoperte. All’inizio i bambini hanno scambiato il Vesuvio per l’Etna, poi sono sorte alcune domande, come:
Che cosa sono i vulcani?
Perché esistono?
Come è fatta la Terra? Come è fatta dentro? E
fuori?
Così, alcuni bambini sono andati a consultare i libri di testo da cui sono nate altre domande, come ad esempio:
Perché esistono i tornadi?
Come si è formata la Terra?
Sono state queste domande che hanno guidato il percorso curriculare di “Conoscenza del mondo” e sono state fissate in dei disegni e in dei cartelloni.
06:30 MARTINA _ IMPLEMENTAZIONE DELLE 4 FASI (TERZA E QUARTA)
3) La terza fase prevede, invece, di creare un contesto in cui rilanciare le idee. Così, dalle iniziali domande sulla Terra e sulla storia, si è arrivati al Big Bang; e proprio da qui ha preso il via una lunga linea del tempo che fa da cornice a un lavoro che ha portato alla definizione di tutti i Quadri di Civiltà: dall’Uomo di Neanderthal ai Sumeri. E l’approccio alla costruzione della linea del tempo ha visto il coinvolgimento dell’intero gruppo, senza una distinzione di età o di classe. E il gruppo classe ha svolto un lavoro attivo nello scegliere immagini, leggere e comprendere le didascalie per poi abbinarle alle immagini scelte.
4) Inizia così la fase 4, ovvero la materializzazione dell’ascolto. Una volta organizzata questa linea del tempo e quindi ricostruita la storia del mondo fino alla comparsa dell’uomo, i bambini di classe terza hanno approfondito gli uomini primitivi, mentre quelli di classe quarta sono andati avanti con le diverse civiltà dei fiumi, utilizzando anche i Quadri di Civiltà scoperti. Successivamente, andando ad analizzare le informazioni contenute nei loro libri di testo e confrontandoli con quelle disponibili nel web, hanno scoperto che qualcosa rimaneva sempre incompleto, ad esempio c’era la difficoltà di trovare delle informazioni riguardo ai giochi del tempo, considerato il fatto che comunque c’erano dei bambini anche ai tempi dell’uomo di Neanderthal e quindi tutti questi bambini, hanno cominciato a porsi nuove domande, del tipo:
- Perché non troviamo queste informazioni?
- Perché chi scrive i libri pensa che non siano importanti come il lavoro, l’alimentazione?
- Perché nessuno ha mai trovato dei reperti di gioco?
07:57 MICHELA _ CONCLUSIONI
Per concludere, possiamo attestare che queste riflessioni sono molto utili per far si che lo studio della storia non si riduca in semplici pagine da leggere e ripetere per le interrogazioni! Infatti, secondo Lorenzoni, i concetti storici, nella scuola primaria, sono acquisiti e utilizzati con competenza una volta per tutte solo per una piccola minoranza di bambini; che quasi sempre devono riprendere i concetti più e più volte. Lorenzoni ritiene che dovremmo sempre stare attenti a non coltivare l’illusione che i concetti ripetuti e imparati a memoria, corrispondano ad una reale acquisizione, profonda e duratura.
08:32 MARTINA _ COSA POSSIAMO PORTARE A CASA DALL’IMPIEGO DEL DIALOGO EURISTICO
Ma cosa possiamo portarci a casa dall’impiego del “Dialogo euristico” e dall’esempio che abbiamo appena ascoltato?
Sicuramente l’attenzione e il coinvolgimento dei bambini aumenta man mano che diminuisce l’ansia da prestazione, in quanto prediligono un approccio che va per prove ed errori, accompagnato anche alla libertà di espressione, e quindi alla libertà di non essere giudicati da noi adulti. Il loro pensare, la loro capacità di fare associazioni e di creare nuove connessioni e di elaborare ipotesi e teorie, esprime una modalità che loro hanno di relazione con il mondo.
E questa libertà di espressione e di esperienza apre una nuova strada verso una comprensione ancora più autentica di quello che è il mondo che li circonda. Alcuni possono pensare che questo lavoro mentale non sia funzionale e in certi casi possa anche ostacolare quella che è la trasmissione delle conoscenze da parte dell’insegnante. E invece, sono proprio i loro pensieri e le loro parole che costituiscono un primo patrimonio di discussione, e proprio da questi partire per il processo di conoscenza e di apprendimento.
09:30 MICHELA
Inoltre, a scuola occorre dare dignità a ciascun bambino e ragazzo, rendendola un luogo dove viene riconosciuto e restituito il valore dei propri pensieri, offrendogli uno spazio e un luogo per esprimerli. Infatti, la scuola, in questo caso, si fa luogo di incontro con la cultura e le culture e il “Dialogo euristico” è proprio quell’attività didattica che favorisce la relazione con gli oggetti di conoscenza.
Si può, infatti, realizzare un “Dialogo euristico” su qualsiasi argomento, seguendo ciò che dicono i bambini e i ragazzi. Anche l’insegnante contribuisce al dialogo portando la propria esperienza e le proprie conoscenze e partecipando attivamente alla ricerca. Inoltre, il dialogo evidenzia e dà valore all’eterogeneità; infatti, l’insegnante ha la responsabilità di creare un contesto inclusivo. Per realizzare il dialogo, infine, è necessario darsi un tempo per sostare sulle domande affinchè il dialogo diventi un luogo in cui venga favorito l’intreccio tra le discipline e uno strumento di democrazia.
Vi invitiamo a proporre e sperimentare il “Dialogo euristico” anche presso il vostro Istituto e a condividere con noi i vostri risultati. Noi, intanto, vi diamo appuntamento alle prossime puntate!
10:39 MARTINA _ SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Conoscere il Dialogo euristico, un modo per dialogare all'interno della classe e porsi grandi domande. Un incontro tra il pensiero infantile e la cultura degli adulti.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Ascolto e comunicazione efficaci, Pensiero creativo e critico,
18/10/2023 02:00 Leggi la Trascrizione
Il Debate o Dibattito non è una discussione libera, ma un confronto strutturato con regole molto precise: vi raccontiamo quali sono e come sperimentare questa pratica in aula.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Ascolto e comunicazione efficaci, Gestione dello stress, Pensiero creativo e critico, Regole e negoziazione, Clima in classe,