Ci sono domande che restano aperte anche dopo anni di lavoro in una classe, in una scuola, in un'organizzazione. Domande che non si risolvono con una risposta veloce.
I podcast di educazione di Edunauta nascono da lì.
Sono spazi di ascolto, non di prescrizione. Raccolgono voci di insegnanti, educatori, ricercatori, famiglie, dirigenti scolastici e organizzazioni del terzo settore che si interrogano su come educare, oggi, in Italia, con onestà, con profondità, senza semplificare quello che è difficile.
Più di 90 episodi, un solo filo conduttore: l'educazione come relazione viva.
Puoi ascoltarli qui oppure trovarli sulle principali piattaforme podcast. Non ti promettiamo risposte rapide. Ti promettiamo che alcune domande diventeranno più fertili.
Ogni serie ha un pubblico preciso e una domanda di fondo diversa.
C'è una domanda che porti da anni nel lavoro che fai, o nella famiglia in cui vivi, e che ancora non ha trovato risposta? Prova ad ascoltare da lì.
È possibile rinnovare una scuola dal basso? Senza aspettare una riforma, senza cambiare tutto in una volta?
Questa è la domanda che attraversa ogni episodio di Idee per insegnare, il podcast per insegnanti e dirigenti scolastici di Edunauta realizzato con il patrocinio di INDIRE.
La risposta che emerge è sì. Un sì che arriva in scorci, puntata dopo puntata: in un'aula dove i banchi non guardano tutti nella stessa direzione, in una campanella che non suona ogni sessanta minuti, in una scuola che decide di riscrivere i libri di testo invece di usarli.
Questa serie racconta le idee del Movimento Avanguardie Educative: un movimento di innovazione scolastica nato dalla ricerca-azione di INDIRE e di un gruppo di scuole fondatrici, con l'obiettivo di rendere disponibili pratiche didattiche sostenibili e trasferibili a qualsiasi contesto.
Non si tratta di modelli da importare dall'estero o di sperimentazioni riservate a scuole d'élite. Le metodologie didattiche delle Avanguardie Educative sono nate dentro le scuole italiane, da dirigenti scolastici e insegnanti che si sono chiesti: come posso rendere l'apprendimento più attivo, più significativo, più vicino ai diversi stili di apprendimento che i miei studenti portano con sé?
Tra le idee esplorate negli episodi: la flipped classroom, la didattica per scenari, il debate, l'outdoor education,, il service learning, il TEAL (Tecnologie per l'Apprendimento Attivo), l'ICT Lab. Ognuna ha una logica precisa, un contesto d'uso, vantaggi e limiti reali.
Ogni episodio di questo podcast di didattica approfondisce una metodologia specifica: con la voce di docenti, formatori e ricercatori che l'hanno applicata, che ne conoscono le difficoltà pratiche, che possono dire cosa funziona e cosa no in una classe vera.
Gli episodi sono pensati per essere ascoltati anche in movimento: nel tragitto verso scuola, durante una pausa, in un momento di respiro nella giornata. Durano poco, aprono molto: a volte, una metodologia che sembrava astratta diventa concreta nel momento in cui senti la voce di chi l'ha già provata in classe.
Non è necessario ascoltarli in ordine, ogni puntata è autonoma: puoi partire dalla metodologia che ti incuriosisce di più, o da quella che senti più vicina alla tua situazione.
A insegnanti di ogni ordine e grado che sentono il bisogno di rinnovare la propria pratica educativa, ma non sanno da dove cominciare, oppure che hanno già cominciato e cercano confronto e supporto.
A dirigenti scolastici che stanno valutando quale direzione dare al percorso di sviluppo professionale del loro corpo docente, oppure che stanno cercando di innovare la propria scuola, ma sono bloccati nelle trame della burocrazia.
Se cerchi un podcast per insegnanti e dirigenti scolastici che non si limiti a ispirare ma aiuti anche a orientarsi, questo è il posto giusto.
Hai già immaginato qualcosa di diverso nella tua pratica? Da dove vorresti cominciare?
Usa il filtro per argomento per trovare l'edpisodio più adatto a te.
Idee per insegnare
Orizzonti educativi
Rotte educative
Scuole che cambiano
17/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“L’apprendimento differenziato” è un nuovo un approccio culturale e un nuovo modo di pensare l’insegnamento in cui rispetto, tolleranza, libertà, non-violenza attiva e valorizzazione dei talenti e delle differenze individuali creano quella comunità educante in cui studenti e docenti vivono giorno per giorno una cittadinanza partecipata. Vediamo insieme come applicare “l’apprendimento differenziato” grazie all’esempio dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, in provincia di Pisa.
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All'interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove idee per insegnare, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l'Istituto Indire. “Idee per insegnare” è una serie podcast ideata Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:37 MARTINA_IDEA ALLA BASE
La metodologia dell’”apprendimento differenziato” prevede un ambiente formativo pensato e progettato per svolgere contemporaneamente attività diverse con l’obiettivo di promuovere un processo di apprendimento basato sull’esperienza, sull’interdisciplinarità e la ricerca. A tale scopo è opportuno considerare nei giovani questi tre importanti aspetti:
1. la loro prontezza: riflettere ciò su quello che uno studente sa, pensa e sa fare in un dato momento, in riferimento anche a ciò che il docente vuole far apprendere e ha programmato di insegnare;
2. l’interesse: il vero fattore motivazionale; una didattica differenziata ha, infatti, tra i suoi obiettivi primari quello di creare un legame forte tra i contenuti di apprendimento e gli interessi degli studenti;
3. e, infine, il profilo di apprendimento: ossia conoscere qual è il proprio personale modo di elaborare, di rappresentare e di utilizzare le informazioni, che è unico da studente a studente.
02:27 MICHELA_3 FASI DI SVILUPPO
Vediamo ora le fasi dell’adozione dell’approccio pedagogico dell’”apprendimento differenziato” che possono essere sintetizzate in 3 step.
1. Il primo è organizzare la scuola come comunità: quindi lavorare sul
senso di comunità dei docenti e creare le condizioni - anche ambientali - affinché sia possibile realizzare il lavoro di ricerca e co-progettazione da parte dei gruppi dei docenti.
2. Il secondo è quello di dare rilevanza alla progettazione di contenuti, processi e prodotti; è qui fondamentale predisporre a livello del team o Consiglio di Classe una differenziazione dei contenuti proposti, dei processi e dei prodotti finali attesi.
3. L’ultimo step consiste nel dare rilevanza alla valutazione di tipo formativo e all’autovalutazione: la valutazione formativa regola i processi dell’apprendimento e si interroga sui livelli raggiunti da ciascuno e sulle difficoltà ancora presenti; l’autovalutazione da parte degli studenti favorisce la comprensione profonda delle competenze acquisite e stimola la motivazione all’apprendimento.
Vi raccontiamo oggi la storia dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Mariti” di Fauglia, che nell’anno scolastico 2002-2003, inizia la sperimentazione del modello di Scuola Senza Zaino per una scuola-comunità e contribuisce, così, a costituire la rete nazionale delle Scuole Senza Zaino. Nel Senza Zaino si parte dalla consapevolezza – definita già negli anni Settanta dalla pedagogista Idana Pescioli - che i bambini possono diventare soggetti produttori di una cultura originale e cooperativa, perché dotati di una straordinaria ricchezza e potenzialità di apprendimento e di grandi capacità e competenze di logica, di inventiva e di creatività. Oggi, fare Scuola Senza Zaino non è più, quindi, intraprendere una sperimentazione ma aderire proprio a un modello di scuola pensata, sperimentata, revisionata e consolidata. Nel nostro esempio, oltre ad:
● abolire lo zaino sostituendolo con una cartellina leggera per i soli compiti a casa,
● attrezzare le aule e gli ambienti con degli arredi e strumenti didattici “pensati”,
● ed innovare le metodologie,
la scuola di Fauglia ha, inoltre, lavorato su 3 architravi culturali e valoriali, ovvero:
- Con la parola-concetto “responsabilità” si intende sottolineare che lo studente si assume la completa responsabilità del proprio apprendimento e della propria crescita.
- Il concetto di comunità, oltre a identificare il gruppo di studenti di una data classe, fa riferimento anche agli insegnanti che sono invitati a realizzare una comunità professionale di scambio di pratiche.
- Ed infine, il tema dell’ospitalità, valore che apre tanto alla dimensione del render belli e funzionali gli ambienti, quanto anche alla cura e all’accoglienza verso le particolarità dei singoli studenti.
04:57 MICHELA_LE 4 R
Tutto il processo descritto fino adesso, si sviluppa nelle fasi delle cosiddette “4 R”, che sono dei pilastri di Senza Zaino e sono anche una modalità per progettare e realizzare le attività. Le “4 R” sono: riflettere, realizzare, revisionare e redigere.
• Riflettere vuol dire che qualsiasi attività comincia dalla riflessione che individua un problema, una situazione critica oppure una domanda. Si esplora questa dimensione del problema e successivamente si prova ad elaborare e a scrivere un progetto di soluzione.
• Realizzare è il luogo dove si mette poi in pratica quello che è stato prima scritto, che viene appunto poi realizzato. In quanto è necessario dare concretezza alle idee e produrre dei progetti praticabili.
• Nel Revisionare le realizzazioni devono essere proprio poi riviste, esaminate, monitorate, valutate affinché possano essere migliorate e poi per conoscere i risultati. Inoltre, delle revisioni e delle valutazioni deve rimanere traccia.
• Infine, redigere significa che i progetti, i percorsi, le valutazioni devono essere scritti, poiché lo scrivere guida l’azione. Questo vuol dire documentare, lasciare traccia di quello che è accaduto per farne memoria. Anche perché lo scrivere è un utile mezzo per scambiare pratiche e comunicare esperienze, sia tra alunni che tra docenti.
Nelle attività di differenziazione vengono considerati tre aspetti che caratterizzano gli studenti, che sono:
• la preparazione: che significa tener presente quel punto in cui la proposta di apprendimento risulta sia sfidante che affrontabile;
• l’interesse, che è fondamentale per attivare la motivazione all’apprendimento ed è infatti necessario che gli alunni capiscano quale significato abbia il percorso che gli si propone per la loro vita;
• e il terzo aspetto è il profilo di apprendimento, che riguarda invece le caratteristiche uniche con cui ciascun alunno apprende. Ad esempio i tempi possono essere lenti o veloci, le modalità relazionali diverse, per cui si preferisce in certi casi lavorare da soli o in piccoli gruppi. Alcuni preferiscono prendere appunti, altri utilizzare organizzatori grafici, altri ancora dimostrazioni pratiche. Vanno tenute anche in considerazione le intelligenze multiple così come sono teorizzate da Gardner.
06:53 MARTINA_COME ATTUARE LA DIFFERENZIAZIONE
Ma come attuare, quindi, la differenziazione? La differenziazione si attua a partire dai contenuti. Si considerano quindi gli interessi e la preparazione degli studenti, per poi passare ai processi. Qui l’attenzione va, invece, sul lavoro di coppia, in piccoli gruppi o da soli; si scelgono i tempi di realizzazione di un compito o gli spazi dove eseguirli. Ad esempio, con la tecnica della rotazione che consente all’insegnante di seguire piccoli gruppi. Oppure con la tecnica delle stazioni per livello, la quale prevede che ogni studente valuti attentamente le sue competenze in relazioni a traguardi specifici, utilizzando una o più stazioni dove poter trovare materiale per studiare e approfondire ed esercitarsi. Collegati ai processi si creano, infine, i prodotti. Qui il campo d’azione è molto vasto: la presentazione di un compito di scienze può essere fatta, ad esempio, con una presentazione multimediale, con un report scritto o per mezzo di un video, allestendo anche una mini conferenza rivolta ad un pubblico o impiegando un organizzatore grafico, e così via.
Le attività differenziate sono organizzate con strumenti didattici e corredate da delle “Istruzioni per l’Uso”, per cui gli alunni sanno cosa devono fare e per quanto tempo. L’insegnante, in questo caso, svolge un ruolo di sostegno o addirittura può anche astenersi dall’intervenire, mentre l’alunno impara in modo graduale:
● a fare da solo nelle attività;
● e quindi a parlare sottovoce;
● a registrare i compiti svolti;
● a sapere quando il sostegno, il rinforzo, la ripetizione siano necessari;
● e quindi anche quando cooperare con i compagni;
● può imparare ad utilizzare i feedback e la valutazione formativa per un aiuto nell’esecuzione del compito;
● o può appassionarsi allo studio in quanto scoperta del fatto che esso costituisce un momento fondamentale per la sua crescita.
08:31 MICHELA_L’ORGANIZZAZIONE DI SPAZI E TEMPI
Ora passiamo a descrivere l’organizzazione di spazi e tempi. Premettiamo che l’organizzazione precisa e curata degli spazi scolastici sollecita e facilita un apprendimento efficace, quindi vediamo insieme alcuni elementi.
Allora, a partire dall’aula, dove ognuna delle zone dell’aula è preparata in modo da offrire un insieme ricco e articolato di strumenti e materiali che rendono possibile la scelta e lo svolgimento delle attività in piena autonomia.
Poi, all’interno dell’aula, ci sono i tavoli, che sono grandi e sostituiscono i banchi monoposto e trovano posto a sedere sei-sette alunni che possono guardarsi e dialogare.
Sempre all’interno dell’aula c’è l’agorà, che è uno spazio in cui ospitare il corpo. Uno spazio che garantisce anche la possibilità di leggere o lavorare seduti su un tappeto o accovacciarsi su un gradino. L’agorà occupa generalmente un angolo tra due pareti e è spesso separata dal resto dell’aula tramite arredi disposti “di taglio”, che delimitano lo spazio in modo da renderlo sempre percepibile come distinto. È uno spazio accogliente, dove ritrovarsi per i momenti assembleari e per le spiegazioni del docente, ma anche dove incontrarsi in maniera informale, per leggere o per conversare.
Poi, c’è l’angolo dei computer. Nell’aula Senza Zaino il computer è considerato come uno strumento di lavoro – al pari di una penna o di un quaderno − e non come un ‘argomento’ o materia di studio a parte.
Ci sono poi i mini laboratori o spazi per l’autonomia, che sono angoli a tema dedicati stabilmente a diverse attività, con materiale strutturato per l’arricchimento ad esempio della lingua italiana o della matematica, ma anche per esperimenti scientifici e per attività artistiche, quindi del materiale gestito sempre in autonomia e con grande senso di responsabilità.
In questa scuola gli spazi per gli studenti sono logisticamente predisposti in modo che sia permesso lo scambio e la socializzazione tra studenti al di fuori delle attività di apprendimento. E anche gli spazi per gli insegnanti hanno un importante ruolo perché non sono soltanto la tradizionale “sala professori”, ma un luogo che rafforza l’identità professionale del docente, e lo fa star bene e lo invoglia a riservare più tempo a scuola.
Quindi, in sostanza, lo spazio in queste scuole è partecipato. Che cosa vuol dire? Che l’ambiente in cui si muovono gli studenti contribuisce in modo sostanziale a creare un impatto positivo e piacevole con la pratica didattica. E per realizzare questo tipo di scuola c’è bisogno di un tempo per ascoltare i giovani, per conversare con loro, per costruire insieme ‘le leggi’ che regolano la vita giornaliera, per costruire atteggiamenti e comportamenti non violenti, per valorizzare tutti i bambini e i ragazzi con le loro differenze e particolarità, per condividere la scelta delle attività e dove tutti possono sentire la responsabilità di ciò che hanno scelto, dove si possa vivere respirando anche momenti di libertà.
11:09 MARTINA_COME NASCE UNO SPAIO PER L’AUTONOMIA IN AULA
E come nasce uno spazio per l’autonomia in aula? All’interno del mini laboratorio gli strumenti didattici si trasformano in oggetti reali, che si toccano e si manipolano, quindi le strumentazioni di laboratorio, i libri e gli schedari. E per fare questo il materiale didattico risponde, comunque, a certi criteri:
• a criteri estetici, perché esteticamente deve essere significativo, gradevole e curato;
• nella dimensione del fare, dove deve poter assicurare quella pratica dell’apprendere che lega i verbi del contare e dello scrivere ai verbi del fare, dell’esplorare, del manipolare e del giocare;
• dev’essere disponibile in un set minimo, quindi, ogni classe deve essere dotata di un numero minimo di materiali;
• e deve essere disponibile in una collocazione appropriata, quindi dislocato in modo coerente rispetto alle aree di lavoro e facilmente fruibile da parte dell’alunno.
11:54 MICHELA_UN ELEMENTO DA CURARE CON ATTENZIONE
Un elemento da curare con particolare attenzione e che se non curato può diventare problematico, è rappresentato dal comportamento dei genitori che, non avendo punti di riferimento conosciuti relativi al percorso didattico e all’efficacia sul lungo periodo, vivono con i figli una sorta di ‘ansia da prestazione’ e si è rivelato, quindi, importante e strategico l’aver condiviso con i genitori i perché e le ragioni dell’ingresso di nuovi strumenti di valutazione e dell’autovalutazione.
Ma anche della perdita di importanza del voto rispetto a una valutazione formativa costante e dell’autovalutazione intesa come processo di crescita e di autonomia. Illustrare e spiegare tutto ciò alle famiglie è stato fondamentale, perché la differenziazione della didattica può correre il forte rischio di apparire come un’operazione irrealistica se non è alimentata da specifici processi.
12:40 MARTINA_RACCONTIAMO UN ESEMPIO
LA COMPETENZA TECNICO GRAFICA
LA COMPETENZA ORTOGRAFICA
LA COMPETENZA MORFO SINTATTICA
LA COMPETENZA LESSICALE
13:42 MICHELA_I PUNTI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA
Quindi, perché cambiare e adottare questa metodologia?
• Per sviluppare e rafforzare l’apprendimento autonomo, i talenti individuali, il valore del vivere e dell’apprendere in gruppo.
• Per fare della scuola un luogo di elaborazione culturale ma anche di partecipazione civica e sociale, di cittadinanza attiva.
• Per sviluppare una metodologia didattica attiva che non resti unicamente legata alla lezione frontale.
• Per favorire l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare, vicini alle passioni e ai talenti dei giovani e del tempo in cui vivono.
• Per ottimizzare l’utilizzo delle risorse interne ed esterne alla scuola.
• Per sostenere la relazione educativa e gli apprendimenti collaborativi.
• Per massimizzare il concetto di inclusione per tutti i ragazzi: la filosofia del “Design for All” sostiene i talenti e le potenzialità di ciascuno, giovani
gifted, con BES o DSA.
La puntata di oggi è stata super intensa, ma ricca di spunti interessanti che potete applicare e implementare da subito! Ti aspettiamo alla prossima!
14:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all'interno del progetto Edunauta. Le idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell'Istituto Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Immaginate una scuola in cui ogni studente può scoprire e percorrere il proprio unico sentire di crescita: attraverso l'Apprendimento differenziato" tutto ciò è possibile.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Competenze, passioni e talenti, Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia,
03/04/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
“Apprendimento autonomo e tutoring” è un insieme di pratiche educative e didattiche pensate per sviluppare l’autonomia e rendere l’allievo protagonista attivo del proprio percorso di apprendimento, in una scuola concepita come una nuova comunità. L’Idea è quella di accompagnare gli studenti nella transizione verso la completa autonomia, prevedendo così la possibilità di esprimersi rispetto ai loro bisogni, alle loro inclinazioni e alle loro passioni.
Nel tutoring docente/studente, rivolto agli alunni più grandi del primo ciclo, il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca così un ruolo didattico e relazionale che affianca lo studente nel suo percorso scolastico.
Vediamo nella puntata di oggi un esempio di applicazione di tutoraggio docente/studente che coinvolge studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze.
00:47 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:09 MICHELA_APERTURA
“Apprendimento cooperativo” e “tutoring” non sono delle novità, infatti vengono studiati e sperimentati fin dal secolo scorso. Infatti, l’Idea di “apprendimento autonomo” trova uno dei suoi più autorevoli fondamenti nella pedagogia montessoriana di cui il principio alla base è il “fare da soli”.
Nel tempo scolastico dedicato a questa pratica i docenti e gli studenti decidono quali temi approfondire e quali attività svolgere, sulla base di:
● piani plurisettimanali,
● materiali didattici predisposti,
● e del monitoraggio dell’apprendimento,
spostando progressivamente sugli studenti la possibilità di stabilire ciò a cui dedicarsi e di reperire il materiale necessario.
Le modalità di lavoro possono essere individuali, peer to peer o di gruppo, e anche interclasse.
Secondo il pensiero di giganti della pedagogia, come la Montessori o Dewey, o le posizioni simili di esponenti italiani dell’attivismo pedagogico, come Codignola – fondatore della “Scuola-Città Pestalozzi” – la valenza formativa di un apprendimento autonomo fondato sulle caratteristiche di ciascuno studente, sta proprio nella capacità di far emergere e sostenere l’autonomia e il senso di responsabilità dei ragazzi.
Come già accennato, approccio cooperativo e tutoring, non sono costrutti nuovi al mondo educativo. La ricerca scientifica basata sulle evidenze ha comprovato, infatti, l’effetto positivo del peer tutoring sugli apprendimenti degli studenti. Sia chi riveste il ruolo di tutor e sia chi si avvale del supporto di questa figura ottiene, infatti, miglioramenti significativi e dimostrabili. Quando lavorano in coppia studenti con competenze di differente livello, entrambi ricavano beneficio da questa interazione; il più competente trae infatti soddisfazione da un problem solving tra pari, mentre l’altro ricava spiegazioni e dimostrazioni che lo aiutano nel suo apprendimento.
Con il peer tutoring migliorano non solo l’apprendimento ed i risultati scolastici, ma anche poi il clima della classe. Grazie alla maggiore interazione generata da questo apprendimento cooperativo, l’atmosfera competitiva che caratterizza magari le classi più tradizionali si trasforma e diventa più collaborativa e distesa, favorendo così lo sviluppo di un’identità comune e di un senso di appartenenza degli studenti alla comunità.
Il cooperative learning, in cui le pratiche di tutoring si inseriscono, può essere considerato sia come una teoria dell’apprendimento, sia anche come un metodo d’insegnamento da cui derivano un paradigma educativo e una serie di tecniche di lavoro basate su diversi principi educativi.
03:26 MICHELA_I CRITERI SU CUI SI FONDA
Ecco i criteri su cui si fonda.
Il primo criterio è l’interdipendenza positiva. Che cosa vuol dire? Mentre le situazioni di apprendimento tradizionali sono caratterizzate da competizione e da individualismo, nel cooperative learning la responsabilità di raggiungere un obiettivo è comune ed è distribuita fra tutti i membri del gruppo, così il fallimento di un solo individuo può causare l’insuccesso di tutti quanti.
Il secondo criterio è la responsabilità individuale in cui si chiede a tutti di partecipare in modo equo e con il più alto livello di partecipazione di ciascuno. Questo per evitare il meccanismo di delega con cui gli studenti che si considerano “meno dotati” finiscono a volte per affidare il lavoro a quelli che si considerano “più dotati”.
Altro criterio qualificante del cooperative learning è l’interazione costruttiva diretta che avviene attraverso una continua interazione fra i membri del gruppo, e favorisce il sostegno reciproco per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
Ultimo requisito e criterio fondamentale di ogni percorso di apprendimento autonomo è la volontà di imparare dello studente. Gli studenti più ‘autonomi’ tendono a imputare successi (e insuccessi) più alle proprie capacità e ai propri sforzi che a fattori di natura esterna. In più, possiedono un forte senso di autoefficacia e una buona autostima – che fa sì che valutino favorevolmente le proprie attitudini e competenze e che nell’autovalutarsi sperimentino stati emotivi positivi; infatti c’è una relazione circolare tra le caratteristiche dello studente e il suo grado di autonomia: all’aumentare dell’ultima, quindi dell’autonomia, si incrementano anche le competenze e la motivazione dell'alunno, che sarà più capace di raggiungere i suoi obiettivi di apprendimento con sempre maggiore efficacia e minore necessità di sostegno. In questo caso il docente dovrebbe possedere tre attributi fondamentali:
Abbandonare il tradizionale ruolo direttivo e autoreferenziale, quindi, per assumere capacità di mediazione, di collaborazione e di facilitazione.
Le pratiche che vi vogliamo raccontare oggi sono legate alla tradizione pedagogica e scientifica che ha caratterizzato la storia della “Scuola-Città Pestalozzi” di Firenze sin dalla sua fondazione. In particolare la proposta è strettamente connessa allo sviluppo delle competenze per la vita.
L’attenzione è, quindi, focalizzata sull’importanza dell’imparare ad imparare, sulla necessità di sviluppare abilità sociali e civiche oltreché lo spirito di iniziativa e di imprenditorialità.
A partire da questo, “Apprendimento autonomo e tutoring” si propone tre finalità principali:
Nella “Scuola-Città Pestalozzi” le metodologie integrate di apprendimento autonomo e di tutoring si realizzano con gli studenti dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado e nel biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Nei primi anni della primaria si possono proporre attività meno strutturate, ma che comunque permettono di sperimentare forme autonome e differenziate di lavoro. È possibile in queste classi iniziare con un piano di lavoro settimanale in cui i bambini scelgono giornalmente tra tre o quattro attività, come ad esempio la lettura, delle esercitazioni matematiche, oppure il disegno e la scrittura libera. Queste attività verranno svolte in tempi dedicati. Il lavoro autonomo diventa quindi parte del tempo-scuola e fa da ponte tra le attività più direttamente guidate dai docenti e quelle affidate agli alunni. Nel tempo del lavoro autonomo, una volta messo a fuoco quello che bisogna fare, gli allievi possono lavorare in completa autonomia oppure avvalersi anche del sostegno del docente presente, di un singolo compagno o di un gruppo di pari, facendo così la peer collaboration e il peer tutoring.
Un ulteriore strumento che supporta, indirizza e aiuta a cercare delle soluzioni potenziando l’autonomia, è il tutoring insegnante/studente. Il tutor è un insegnante che non valuta, ma gioca un ruolo didattico e relazionale affiancando lo studente nel suo percorso scolastico. Diventa così una figura di riferimento che lo ascolta, l’orienta, lo indirizza, lo media, svolgendo una funzione di coaching e di mentoring. La scuola sostiene così la conquista dell’autonomia da parte dello studente, concepita come capacità di gestire il proprio processo di apprendimento e supportando quest’ultimo attraverso percorsi strutturati e strumenti didattici, quali ad esempio il “Quaderno del mio percorso”, uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme.
07:50 MICHELA_COME PIANIFICARE IL LAVORO AUTONOMO?
Come pianificare il lavoro autonomo? E’ necessario un momento di confronto collegiale molto importante perché vengono discussi i bisogni che emergono dal lavoro didattico, per arrivare poi a evidenziare delle priorità. Parlare in termini di ‘bisogni’ qui non significa far riferimento esclusivamente a difficoltà specifiche e certificate, a problemi o a lacune da colmare, ma soprattutto a questioni legate alla motivazione e alla capacità di organizzarsi, per valorizzare interessi e talenti. Anche gli studenti vengono coinvolti in questa fase di definizione dei bisogni e delle priorità in un processo di autoriflessione sugli apprendimenti e sui propri stili cognitivi. Il bilancio, poi, viene proposto attraverso conversazioni guidate, domande aperte o questionari da analizzare nel Consiglio di Classe. Vi raccontiamo alcuni aspetti sottoposti alla valutazione di studenti e docenti nella “Scuola-Città Pestalozzi”. Ad esempio:
- Quali sono le attività che sono in grado di svolgere da solo?
- Quali sono i compiti nei quali incontro più difficoltà?
- Chi ritengo potrebbe aiutarmi?
- Quali sono i lavori in cui mi piace collaborare con qualcuno?
08: 54 MARTINA_ORGANIZZARE IL LAVORO AUTONOMO: ISTRUZIONI, MATERIALI, CLOUD
Ma vediamo meglio come organizzare a livello pratico questo lavoro autonomo, quindi quali sono le istruzioni e i materiali. Sicuramente il buon funzionamento del lavoro autonomo dipende molto dall’efficacia degli strumenti che gli insegnanti forniscono ai loro studenti. Il primo obiettivo è sicuramente quello di mettere ciascuno studente nelle condizioni di comprendere e organizzare il proprio lavoro autonomamente. Occorre quindi che l’insegnante dia istruzioni chiare, dei compiti ‘sostenibili’, dei tempi definiti e delle azioni di monitoraggio.
Si tratta così di stabilire una specie di ‘patto formativo’ con ciascun giovane. Per esempio: per svolgere questi compiti... in questo periodo... hai a disposizione queste risorse... puoi avvalerti del supporto del docente e di alcuni compagni. Al termine del periodo ci aspettiamo questi risultati…
È importante, quindi, che gli studenti sappiano dove e come poter svolgere il proprio compito, dove trovare i materiali necessari, quali per esempio linee guida e materiali predisposti, un elenco dei contenuti studio in diversi protocolli. Per facilitare la pratica del lavoro autonomo si può allora proporre:
• l’adozione di un metodo di studio in relazione a discipline specifiche, come, ad esempio, la mappatura delle informazioni;
• lo svolgimento di esercitazioni per il consolidamento o l’approfondimento degli strumenti di base di alcune discipline come, ad esempio, l’esposizione orale o la memorizzazione di teoremi;
• l’esecuzione di ricerche per approfondire temi di interesse;
• e la realizzazione di prodotti basati su compiti autentici come ad esempio presentazioni, prodotti multimediali, dei modelli o dei poster.
10:21 MICHELA_GESTIONE DEL GRUPPO, PEER TUTORING E PEER COLLABORATION
Dopo aver visto come organizzare il lavoro, vediamo ora la gestione del gruppo, il peer tutoring e il peer collaboration. Per gestire il gruppo nel lavoro autonomo ci vengono in aiuto la peer collaboration e il peer tutoring, appunto. A “Scuola-Città Pestalozzi” si chiede agli alunni che cosa si sentono di insegnare e che cosa, invece, desiderano apprendere. Si formano così delle coppie di studenti che si alternano nella guida per affrontare e riprendere argomenti di studio. Nella peer collaboration invece i due alunni sono ‘alla pari’ e lavorano insieme per risolvere un problema o studiare o per realizzare un prodotto.
10:52 MARTINA_GLI SPAZI PER IL LAVORO AUTONOMO
Il lavoro autonomo non necessita di spazi appositamente dedicati; le aule delle classi sono, infatti, sufficienti per organizzare quest’attività. La sua natura, però, induce ad organizzare gli spazi in modo flessibile e ad aumentare il grado di libertà di movimento degli studenti come, per esempio, organizzare il lavoro in isole di lavoro, permettere agli studenti di poter lavorare in gruppo nei corridoi, e di poter accedere alla biblioteca in modo autonomo.
11:16 MICHELA_IL TUTORING DOCENTE/STUDENTE
C’è anche l'elemento del tutoraggio da parte del docente, che ha compiti diversi: riceve informazioni e segnalazioni dal Consiglio di Classe e organizza occasioni formative per il proprio tutorato (ad esempio durante il lavoro autonomo). A seconda delle situazioni può mostrare come si fa una determinata cosa, può dare l’esempio, orientare verso la consapevolezza di sé o sollecitare l’autonomia. Il compito principale del tutor è quello di far sentire allo studente che il suo rendimento, le sue modalità di lavoro e il suo rapporto con la scuola sono importanti.
11:46 MARTINA_ALCUNE SOLUZIONI ORGANIZZATIVE
E’ il momento ora di scoprire alcune soluzioni organizzative. L’incontro tra il tutor e i suoi tutorati è un momento particolare della vita della scuola in cui i due soggetti si accordano in una cornice compartecipata tra scuola e famiglia. L’iniziativa va infatti condivisa con i genitori, curandone anche tutti gli aspetti relazionali. La frequenza, la durata e le modalità di svolgimento degli incontri sono regolati dal tutor e dipendono dalle caratteristiche dello studente e dal bisogno di quest’ultimo. Ad esempio, possono essere incontri di monitoraggio, incontri dove proporre nuove strategie di apprendimento e di studio, e momenti di supporto per le difficoltà incontrate. Nell’ambito delle attività di tutoraggio ci si avvale, per esempio, del “Quaderno del mio percorso”, che è uno strumento che accompagna studente e tutor nel loro cammino insieme, andando ad indagare quelle che sono le abilità cognitive, organizzative e relazionali.
Il Quaderno è uno strumento particolarmente utile:
• per l’autovalutazione iniziale e durante tutto il percorso;
• per la raccolta di elementi di valutazione e delle indicazioni degli insegnanti;
• per l’esplicitazione del patto formativo iniziale;
• per prendere nota del comportamento dopo ogni incontro;
• per la registrazione da parte del giovane delle proprie scoperte e delle attività scelte, con le relative motivazioni.
12:59 MICHELA_REGISTRARE OBIETTIVI E COMPETENZE
Come registrare, quindi, obiettivi e competenze? I test standardizzati AMOS si sono rivelati degli strumenti utili per la valutazione dell’autonomia nello studio, degli stili cognitivi e degli aspetti emotivi e motivazionali dell'apprendimento. I test si suddividono in diversi questionari che possono fornire al docente elementi utili per comprendere i punti di forza e quelli di debolezza degli studenti, facilitando così l’elaborazione di strategie didattiche e approcci metodologici che sostengano l’autonomia allo studio. Il passaggio da una didattica impostata sulle scelte del docente ad una in cui è lo studente che si assume la responsabilità del proprio percorso non può avvenire dal nulla, ma è il risultato di una serie di cambiamenti nel curricolo. L’uso di strumenti dedicati può agevolare questo processo, come: questionari di autovalutazione, diari di bordo, o costruzione di un portfolio, si sono dimostrati mezzi idonei per sollecitare un maggiore grado di consapevolezza e autonomia.
13:51 MARTINA_PERCHE’ ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Ma perché, quindi, adottare questa metodologia? Sicuramente perché:
- promuove un atteggiamento esplorativo;
- promuove esperienze significative e modalità di dialogo orientate al problem solving;
- promuove l’empatia nelle relazioni, la fiducia e la responsabilità;
- e coinvolge nella gestione delle attività e nelle pratiche collaborative, aumentando così momenti di autovalutazione e di meta riflessione.
In pratica, l’apprendimento autonomo e il tutoring permettono di ampliare la consapevolezza degli studenti sui loro stili di apprendimento. Inoltre, utilizzando percorsi individualizzati, questa metodologia potenzia l’inclusione e il diritto allo studio degli alunni con i Bisogni Educativi Speciali e può esser considerata strumento per la prevenzione e il contrasto della dispersione scolastica. Come abbiamo visto questa Idea si presta davvero a tante diverse implementazioni e situazioni e noi non vediamo l’ora di sapere come le applicherete al vostro Istituto. Appuntamento alla prossima puntata!
14:42 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Come rendere gli studenti apprendisti proattivi e responsabili del proprio percorso di crescita ed esploratori delle proprie passioni? Scopriamolo ascoltando questo episodio.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Condizioni d’apprendimento efficaci, Consapevolezza di sé, autonomia, Competenze, passioni e talenti,
07/02/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
Dal 2013 è consentito ad ogni scuola produrre contenuti didattici integrativi o sostitutivi del materiale di studio.
La Legge 28 del 2013 recita così: “Gli istituti scolastici possono elaborare il materiale didattico digitale per le specifiche discipline da utilizzare poi come libri di testo e strumenti didattici per la disciplina di riferimento; l’elaborazione è affidata ad un docente supervisore che garantisce, anche avvalendosi di altri docenti, la qualità dell’opera sotto il profilo scientifico e didattico, in collaborazione con gli studenti delle proprie classi in orario curriculare”.
Qui emerge l’esigenza di ribadire il ruolo centrale del docente nella costruzione di approfondimenti più calibrati sui bisogni degli studenti, creando percorsi didattici che sappiano staccarsi dall’unica linea interpretativa del singolo libro di testo. Oggi vi raccontiamo di come l’Istituto Ettore Majorana di Brindisi sia stato in grado di creare la rete "Book in Progress": una rete di scuole che realizza e produce materiali didattici sostitutivi dei libri di testo. I contenuti digitali sono realizzati dai docenti provenienti dalle diverse scuole e sono messi a disposizione delle realtà che ne vogliono adottare l’idea didattica. “Book in Progress” è sicuramente un esempio, ma soprattutto un aiuto concreto per tutti quelli che vogliono avvicinarsi od implementare questa Idea.
01:11 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE.
“Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:34 MICHELA_APERTURA
Una ricerca svolta da Indire nel 2018 conferma come il libro di testo sia ancora oggi centrale nella didattica. Infatti, viene vissuto come strumento per sostenere i percorsi di apprendimento degli studenti e per aiutare il lavoro dell’insegnante. Nel tempo la sua funzione principale è stata quella di garantire un programma di studio e di rappresentare il veicolo principale di idee, principi e valori culturali di una società. Il decreto che abbiamo citato in apertura conferma la funzione centrale che il libro di testo ha avuto nella storia dell'istruzione. Infatti, si ispira all’opera di illustri studiosi, tra cui Alain Choppin che è uno storico francese che ha ricostruito le vicende del libro di testo. E ha definito le sue quattro funzioni fondamentali:
1. la prima è quella “referenziale”, in quanto stabilisce un rapporto tra l’attività delle classi e il programma di studi nazionale. Infatti, l’universalizzazione è anche la prima caratteristica riconosciuta al libro di testo.
2. La seconda funzione è quella “strumentale”, che vede il libro come strumento fondamentale per il lavoro del docente.
3. La terza funzione, che viene definita “ideologica e culturale”, si lega all’idea di autorialità: cioè attraverso le pagine di un testo passano valori, punti di vista e posizioni ideologiche.
4. E la quarta funzione, infine, è quella “documentaria”: cioè, il libro di scuola si propone come strumento di raccolta di una serie di documenti, che sono fonti primarie di conoscenza.
Secondo Indire queste funzioni devono oggi essere garantite e anche riviste. Oggi, c’è bisogno di una nuova dimensione della conoscenza. Una dimensione che sappia valorizzare la varietà dei punti di vista e dei materiali da utilizzare nella didattica. Non è più possibile escludere dalla didattica la ricchezza dell’informazione che oggi è resa disponibile dal web.
Già negli anni ‘60 il Movimento di Cooperazione Educativa promuove la ricerca di un’alternativa all’adozione del libro di testo che, già allora, è ritenuto poco efficace per gli studenti e i loro apprendimenti. Infatti, citiamo una frase da “Il libro di testo nella didattica moderna”, scritto da diversi autori, tra cui Mario Lodi e Aldo Pettini, che dice: “Un libro che offra a tutti i bambini di una classe le stesse letture, le stesse immagini, non avrebbe senso, non solo nell’ambito di una didattica di avanguardia, ma neanche secondo i programmi”.
In quegli stessi anni, la critica ai manuali è rappresentata da esperienze significative come quella della “Biblioteca di Lavoro”, che è stata coordinata da Mario Lodi con lo scopo di sostituire la tradizione del libro di testo con una varietà di pubblicazioni più idonee a stimolare il pensiero critico.
Oggi, questa tradizione rivive, si rinnova grazie anche a una tecnologia che sostiene nuove pratiche educative e aiuta lo studente ad essere parte attiva nel progettare e realizzare contenuti didattici digitali.
04:07 MARTINA_IDEA ALLA BASE
L’Idea propone tre diversi approcci al tema dell’autoproduzione e dell’utilizzo del libro di testo, ovvero:
• L’autoproduzione di contenuti digitali integrativi: dove non si rinuncia alla canonica adozione dei libri di testo, ma comunque le classi producono contenuti digitali con l’obiettivo di approfondire e personalizzare il curricolo proposto da questi manuali.
• La seconda è l’adozione di risorse didattiche digitali prodotte da docenti e studenti, in cui si adottano contenuti didattici digitali solo per alcune discipline. Questi contenuti sono prodotti dai docenti con la collaborazione degli studenti.
• La terza e ultima è l’adozione di libri di testo autoprodotti dai docenti dove, quindi, la produzione di libri è portata avanti da docenti di una rete di scuole.
La sperimentazione di questa Idea nelle scuole è un’occasione per riflettere su come il potenziale del digitale possa veramente contribuire a migliorare la scuola.
04:54 MICHELA_COSA SI INTENDE PER CDD
Cosa si intende per CDD, cioè “Contenuto Didattico Digitale”?
Con la parola “CONTENUTO” ci si riferisce a un frammento di quella conoscenza che i percorsi di formazione contribuiscono a generare negli studenti. Quindi, può essere uno scritto, una comunicazione in genere che tratti del contenuto di un libro, un articolo, oppure una lettera, una poesia e così via.
Con “DIDATTICO” si fa riferimento al “contenuto integrativo”, che deve essere necessariamente sviluppato con il contributo degli studenti. Gli alunni, infatti, vengono coinvolti in un lavoro di progettazione, sviluppo e revisione dei prodotti stessi.
Infine “DIGITALE”, che fa riferimento all’idea di una “didattica integrata” in cui la didattica digitale non è solo una possibilità emergenziale, ma più un’opportunità per superare l’esclusività della lezione frontale.
05:39 MARTINA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
Ma vediamo ora come si progetta e si realizza un contenuto digitale di questo tipo. La progettazione e lo sviluppo di un “Contenuto Didattico Digitale” richiede una serie di fasi di lavoro dove, ovviamente, non esiste una modalità unica di procedere, ma ogni scuola, ogni classe o gruppo che sia, è invitato a muoversi in maniera diversa in base al tipo di prodotto che intende realizzare. Riportiamo, comunque, dei momenti salienti di questa attività:
- il primo è la Progettazione del docente, punto fondamentale da cui partire. Quando si lavora in maniera interdisciplinare le difficoltà maggiori sono legate alle modalità con cui si raccordano le attività distribuite tra le diverse discipline. Per questo è importante tenere traccia di quanto è stato fatto all’interno delle diverse classi ed è necessario stabilire modalità di progettazione e format condivisi perché contribuiscano ad ‘accompagnare’ questo processo di produzione e di sviluppo.
- Abbiamo poi l’ideazione. Una volta definita la traccia di lavoro condivisa con i colleghi, si avviano le attività all’interno delle classi. E’ una fase durante la quale si individua un argomento che rappresenterà il focus di una serie di attività da svolgere nel corso dell’anno, con obiettivi e traguardi e diverse fasi di lavoro.
06:44 MICHELA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Un altro momento basilare è quello della Ricerca e Approfondimento. Qui le classi dedicano un buon lasso di tempo all’approfondimento del tema individuato. Lavorano in ambiti disciplinari e svolgono attività di ricerca con diverse strategie. Poi svolgono attività di consolidamento sui temi trattati. Si tratta della costruzione di un archivio digitale ben strutturato che rappresenta uno degli step fondamentali di questa attività.
- Poi c’è la Sistematizzazione, una fase in cui si tenta una prima sintesi che tenga insieme tutte le attività effettuate. E’ proprio il momento in cui si ricostruisce il filo di quanto raccolto.
07:16 MARTINA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Si passa poi allo Sviluppo del soggetto. Partendo da quanto raccolto, le classi stendono il “soggetto”: cioè la descrizione sotto forma di breve testo del prodotto che intendono realizzare. Viene individuato il genere che desiderano sviluppare (quindi un video reportage, oppure uno slideshow o uno storytelling oppure un blog); si stabiliscono i contenuti su cui intendono concentrarsi; ed infine si scelgono le tecniche che si intendono utilizzare.
- Così si passa poi allo step di Sviluppo della sceneggiatura. Una volta che viene discusso e messo a punto il soggetto, gli studenti immaginano una vera e propria sceneggiatura del prodotto. E ci sono molte tecniche di sceneggiatura che sono necessariamente legate al tipo di prodotto che si è scelto di sviluppare.
07:57 MICHELA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Gli ultimi due momenti sono Montaggio e Revisione. Il montaggio consiste nella realizzazione del prodotto. I software da utilizzare sono ormai molti, alcuni anche open access, per cui la scelta dipende dalla natura del prodotto immaginato e dalla complessità tecnica che si intende affrontare.
- La Revisione è una fase necessaria per stabilire una relazione tra l’obiettivo iniziale e il prodotto finale, e per portare eventuali modifiche.
08:20 MARTINA_ESEMPIO DI IMPLEMENTAZIONE
Ora che vi abbiamo raccontato come si progetta un “Contenuto Didattico Digitale”, facciamo un esempio di implementazione, dove il Collegio dei Docenti stabilisce di avviare una sperimentazione sulla produzione in proprio di libri di testo di geografia. Le diverse classi, qui, si impegnano nella produzione di una parte del libro, indicando i contenuti da trattare durante il corso dell’anno. I libri di testo e i materiali didattici realizzati sono poi insieme strumento e prodotto dei percorsi di formazione e conoscenza, il tutto attraverso la metodologia della progettazione. Passando attraverso le diverse fasi che abbiamo raccontato prima, il prodotto finale diventa il frutto di un lavoro collaborativo che coinvolge insegnanti e tutti gli studenti e che valorizza le loro competenze e le attitudini, e ne potenzia la capacità di lavorare in gruppo.
09:01 MICHELA_CASO STUDIO
Ora vi raccontiamo l’esempio di un’adozione di libri di testo autoprodotti dai docenti, realizzata e promossa dall’Istituto Superiore “Ettore Majorana” di Brindisi. Si tratta della rete “Book in Progress” attiva dall’anno scolastico 2009/2010. La rete propone l’autoproduzione di libri di testo a cura di gruppi di docenti di tutto il territorio nazionale. Con questa esperienza l’Istituto ha voluto:
- introdurre un uso consapevole e produttivo di nuove metodologie di insegnamento e di apprendimento col supporto delle nuove tecnologie.
- Inoltre, ha voluto rendere lo studente sempre più consapevole e partecipe del processo di apprendimento e di costruzione del sapere. Infatti, i books (così chiamati dai docenti della rete) vogliono essere una “finestra” sulla conoscenza che deve essere indagata non solo attraverso competenze cognitive, ma anche attraverso quelle umane e sociali, che sono altrettanto necessarie per lo sviluppo.
Se una scuola vuole aderire a “Book in Progress” deve candidare dei collaboratori al suo interno e poi collaborare alla realizzazione dei books per almeno due discipline, tra quelle ‘attive’ nella rete. I coordinatori disciplinari convocano una o più riunioni annuali per definire le linee di sviluppo e organizzare i lavori di produzione dei testi. Si occupano anche della revisione dei materiali, della loro originalità, della loro validazione e anche della loro pubblicazione, sia in formato cartaceo che multimediale. Infine, sempre i coordinatori disciplinari e i collaboratori di “Book in Progress” partecipano annualmente ad attività di formazione in presenza. Anche le famiglie sono coinvolte, alle quali viene chiesto di reinvestire in tecnologia (con l’acquisto di tablet) parte di quanto avrebbero speso per acquistare i libri di testo dei propri figli. Viene così favorito
un considerevole contenimento dei costi per ciascun nucleo famigliare. Ai genitori dei nuovi iscritti il progetto viene presentato durante gli incontri dedicati all’orientamento.
10:45 MARTINA_COME SI STA EVOLVENDO “BOOK IN PROGRESS”
Ma come si sta evolvendo “Book in Progress”? La rete sta migrando verso una diversa strutturazione dei propri materiali in piattaforma. I prodotti sono, infatti, resi maggiormente slegati in brevi “Unità di Apprendimento” che favoriscono la partecipazione dello studente al proprio processo formativo e questo avviene attraverso la personalizzazione dei materiali didattici. L’evoluzione della rete vuole stimolare un cambiamento dal punto di vista metodologico ispirato al modello della flipped classroom. La tendenza a cui puntare è quella di sviluppare negli studenti la capacità di ricercare le fonti in una logica costruttiva. Praticamente, attraverso il lavoro di gruppo si valorizzano le specificità individuali e l’atteggiamento critico nei confronti del sapere. Infine, la novità che si vuole promuovere nella concezione stessa del “Book in Progress” è lo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva e partecipativa. In pratica, si parte dal contenuto specifico, per andare a sensibilizzare su delle tematiche di carattere sociale, ambientale e politico. In questo modo si va a costruire un processo non solo di acquisizione di nozioni, ma anche di capacità di rielaborazione in aspetti di alto valore formativo ed educativo.
11:49 MICHELA_PERCHE’ ADOTTARE LA METODOLOGIA
Perché adottare la metodologia? Il libro di testo è spesso vissuto come uno stretto vincolo dai docenti che intendono l’insegnamento come un atto creativo. I limiti del libro sono legati alla genericità dei contenuti e alla conseguente distanza dalla realtà delle classi, che invece sono fatte di esseri umani articolati e unici. Il linguaggio è spesso poco adeguato a quello degli studenti, gli argomenti sono ridondanti e le pagine dei libri hanno un ‘peso specifico’ forse non poi così necessari. Oggi si tratta di pensare a un libro più come a un’ossatura attorno alla quale si struttura un comune sapere, a cui poi vanno integrati materiali per costruire percorsi personalizzati, dinamici e che integrano più punti di vista. Allo studente è data anche l’opportunità di integrare il libro con una parte da lui curata, gli viene data l’occasione di imparare a sviluppare aspetti socio-relazionali, emotivi, motivazionali, tecnici e didattici.
Per concludere il libro può essere come un fil rouge che lega più temi e rappresenta un punto di partenza. Poi, viene integrato per tanti motivi, tra cui:
● superare la logica dello studio inteso come mero apprendimento mnemonico.
● Favorire l’approccio progettuale e la pratica laboratoriale nei percorsi di formazione.
● Contestualizzare i contenuti della formazione.
● Favorire l’integrazione degli strumenti digitali.
● Sviluppare metodologie innovative di rappresentazione della conoscenza.
● Ridurre e ottimizzare la spesa destinata a libri di testo spesso in larga parte inutilizzati.
E con questo chiudiamo la puntata di oggi e ti invitiamo a testare e sperimentare, ma soprattutto a farci sapere come è andata! Noi ti aspettiamo nel prossimo episodio!
13:23 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Quali sono le funzioni del libro di testo? E' possibile mantenere la sua funzione didattica, arricchendola? Scopriamo come attraverso l'idea Integrazione CDD/Libri di testo.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Condizioni d’apprendimento efficaci, Compiti a casa e studio,
17/01/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
Scopriamo come può essere ripensato il contesto di appredimento sulla base di una lettura condivisa dei bisogni, portando le aule tradizionali ad evolversi verso spazi flessibili.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Condizioni d’apprendimento efficaci,