Ci sono domande che restano aperte anche dopo anni di lavoro in una classe, in una scuola, in un'organizzazione. Domande che non si risolvono con una risposta veloce.
I podcast di educazione di Edunauta nascono da lì.
Sono spazi di ascolto, non di prescrizione. Raccolgono voci di insegnanti, educatori, ricercatori, famiglie, dirigenti scolastici e organizzazioni del terzo settore che si interrogano su come educare, oggi, in Italia, con onestà, con profondità, senza semplificare quello che è difficile.
Più di 90 episodi, un solo filo conduttore: l'educazione come relazione viva.
Puoi ascoltarli qui oppure trovarli sulle principali piattaforme podcast. Non ti promettiamo risposte rapide. Ti promettiamo che alcune domande diventeranno più fertili.
Ogni serie ha un pubblico preciso e una domanda di fondo diversa.
C'è una domanda che porti da anni nel lavoro che fai, o nella famiglia in cui vivi, e che ancora non ha trovato risposta? Prova ad ascoltare da lì.
È possibile rinnovare una scuola dal basso? Senza aspettare una riforma, senza cambiare tutto in una volta?
Questa è la domanda che attraversa ogni episodio di Idee per insegnare, il podcast per insegnanti e dirigenti scolastici di Edunauta realizzato con il patrocinio di INDIRE.
La risposta che emerge è sì. Un sì che arriva in scorci, puntata dopo puntata: in un'aula dove i banchi non guardano tutti nella stessa direzione, in una campanella che non suona ogni sessanta minuti, in una scuola che decide di riscrivere i libri di testo invece di usarli.
Questa serie racconta le idee del Movimento Avanguardie Educative: un movimento di innovazione scolastica nato dalla ricerca-azione di INDIRE e di un gruppo di scuole fondatrici, con l'obiettivo di rendere disponibili pratiche didattiche sostenibili e trasferibili a qualsiasi contesto.
Non si tratta di modelli da importare dall'estero o di sperimentazioni riservate a scuole d'élite. Le metodologie didattiche delle Avanguardie Educative sono nate dentro le scuole italiane, da dirigenti scolastici e insegnanti che si sono chiesti: come posso rendere l'apprendimento più attivo, più significativo, più vicino ai diversi stili di apprendimento che i miei studenti portano con sé?
Tra le idee esplorate negli episodi: la flipped classroom, la didattica per scenari, il debate, l'outdoor education,, il service learning, il TEAL (Tecnologie per l'Apprendimento Attivo), l'ICT Lab. Ognuna ha una logica precisa, un contesto d'uso, vantaggi e limiti reali.
Ogni episodio di questo podcast di didattica approfondisce una metodologia specifica: con la voce di docenti, formatori e ricercatori che l'hanno applicata, che ne conoscono le difficoltà pratiche, che possono dire cosa funziona e cosa no in una classe vera.
Gli episodi sono pensati per essere ascoltati anche in movimento: nel tragitto verso scuola, durante una pausa, in un momento di respiro nella giornata. Durano poco, aprono molto: a volte, una metodologia che sembrava astratta diventa concreta nel momento in cui senti la voce di chi l'ha già provata in classe.
Non è necessario ascoltarli in ordine, ogni puntata è autonoma: puoi partire dalla metodologia che ti incuriosisce di più, o da quella che senti più vicina alla tua situazione.
A insegnanti di ogni ordine e grado che sentono il bisogno di rinnovare la propria pratica educativa, ma non sanno da dove cominciare, oppure che hanno già cominciato e cercano confronto e supporto.
A dirigenti scolastici che stanno valutando quale direzione dare al percorso di sviluppo professionale del loro corpo docente, oppure che stanno cercando di innovare la propria scuola, ma sono bloccati nelle trame della burocrazia.
Se cerchi un podcast per insegnanti e dirigenti scolastici che non si limiti a ispirare ma aiuti anche a orientarsi, questo è il posto giusto.
Hai già immaginato qualcosa di diverso nella tua pratica? Da dove vorresti cominciare?
Usa il filtro per argomento per trovare l'edpisodio più adatto a te.
Idee per insegnare
Orizzonti educativi
Rotte educative
Scuole che cambiano
20/03/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Come trovare a ritrovare il tempo? La variabile pedagogica del tempo è un elemento basilare per il ripensamento della didattica e dell’organizzazione delle istituzioni scolastiche. Chi dice che l’ora di 60 minuti sia la più funzionale per il tempo scolastico? In realtà i 60 minuti e la loro ‘rigidità’ sono uno schema concettuale e organizzativo da superare. La prospettiva è quella di una didattica con tempi più distesi per consentire attività laboratoriali, collaborative e cooperative. Scopriremo insieme due modi per un uso flessibile del tempo grazie agli esempi dell’Istituto Comprensivo “Tina Modotti” della provincia di Udine.
00:35 MARTINA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta.
01:00 MARTINA_APERTURA
Nella scuola italiana le varie attività sono scandite e organizzate attorno a una pluralità di tempi: l’anno scolastico e il tempo del curricolo, che cadenza poi il tempo dell’insegnare e dell’apprendere. Si tratta molto spesso di una visione rigida, caratterizzata dal susseguirsi del suono della campanella ogni 60 minuti. Le pratiche attuate in pandemia con la DAD e la didattica digitale integrata, insieme anche all’esperienza sviluppata dalle scuole “Luca Pacioli” di Crema ed “Ettore Majorana” di Brindisi – che sono capofila dell’Idea che stiamo raccontando - hanno fatto emergere la necessità di ripensare al tempo scuola.
I motivi per cui ripensare l’organizzazione in ore da 60 minuti sono da ritrovare in:
L’attenzione sul tema ha permesso di individuare e descrivere modalità diverse di organizzazione dell’orario scolastico all’interno delle scuole primarie e secondarie. Oltre alla compattazione oraria sono state individuate, per esempio, esperienze che prevedono la riduzione dell’ora di lezione per la realizzazione di:
Il tempo è, quindi, inteso come un ‘contenitore’, un abilitatore per accogliere una serie di approcci e di strategie che adottano dei principi della didattica attiva e laboratoriale. Una didattica dove gli studenti si sentono i reali protagonisti del percorso di apprendimento.
02:23 MICHELA_IDEA ALLA BASE
L’Idea alla base della pratica didattica è che le dimensioni del tempo e dello spazio acquistano un valore pedagogico centrale, per dare vita a un contesto centrato su due aspetti fondamentali:
1. sullo studente e sui propri ritmi di apprendimento,
2. e sul docente e sui propri stili di insegnamento.
Quando si va a modificare il cuore del modello formativo e, quindi, si prendono le distanze dalla tradizionale “erogazione di contenuti” in favore della “promozione di competenze”, l’ora di 60 minuti diventa ‘stretta’. Proprio in una società in accelerazione, che ci richiede sempre maggiore produttività, che ci sottopone a una quantità enorme di stimoli, che ci propone sollecitazioni parallele, è necessario tutelare alcuni tempi. Il tempo degli affetti, per esempio, quello dell’ascolto o quello degli apprendimenti.
Esiste un filone di studi, rappresentato da Joan Domenèch Francesch, che prende le distanze da un calcolo minuzioso dei ritmi di lavoro che assegna tempi uguali per tutti: discipline, obiettivi, valutazioni. In linea con Francesch è Gianfranco Zavalloni che, in “La pedagogia della lumaca” del 2008, individua alcune “strategie educative di rallentamento”, che funzionano quando occorre ‘mettere in pausa’ e sottolinea l’inutilità della rigida suddivisione delle discipline e dei ritmi di apprendimento uguali per tutti. Il passaggio a un’idea di uso flessibile del tempo ne rappresenta un’evoluzione e prevede un insieme di esperienze che sollecita una più ampia riflessione sulle strategie didattiche, sull’integrazione tra discipline, sulla revisione del curricolo, sulla riconfigurazione degli spazi e degli ambienti di apprendimento.
03:52 MARTINA_GLI USI E I BENEFICI DELLA METODOLOGIA
Proviamo a vedere ora meglio gli usi e i benefici della metodologia. L’uso flessibile del tempo può essere utilizzato in tutti i contesti didattici. Le motivazioni che portano ad una rimodulazione del tempo-scuola possono variare in relazione alle esigenze organizzative e didattiche che si manifestano all’interno delle diverse realtà. Partendo dalle esperienze delle scuole all’interno del movimento di Avanguardie Educative, l’uso flessibile del tempo è stato introdotto come risposta per:
05:11 MICHELA_TIPOLOGIE DI APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA
Vediamo alcune tipologie di applicazione di “Uso flessibile del tempo”, che non si identifica con una metodologia didattica, ma è una sorta di abilitatore per accogliere approcci e strategie di una didattica attiva e laboratoriale. Consente agli studenti e alle studentesse di sentirsi reali protagonisti del percorso di apprendimento. Da quest’osservazione è stato possibile individuare quattro tipologie di uso flessibile del tempo:
1. La prima è la Compattazione delle discipline, in cui una disciplina si svolge esclusivamente nel 1° quadrimestre, mentre l’altra, con cui viene compattato l’orario, si svolge esclusivamente nel 2° quadrimestre. Questa soluzione è presente soprattutto nel biennio delle superiori. In genere non vengono coinvolte Educazione fisica e le lingue straniere, per le quali c’è bisogno di continuità.
2. La seconda tipologia è la Compattazione tra discipline; prevede l’accordo tra due docenti che insegnano discipline diverse che uniscono le ore e decidono insieme gli obiettivi didattici e come raggiungerli. Qui, le due discipline ‘compattate’ lavorano entrambe su un programma condiviso. E questo tipo di sperimentazione è stato realizzato negli istituti comprensivi, sia a livello di scuola primaria che di scuola secondaria inferiore.
3. La terza è la Compattazione delle discipline e riduzione dell’ora di lezione. Si attua una compattazione delle discipline e contemporaneamente si riduce l’ora di lezione da un minimo di 5 minuti a un massimo di 15. Con questa riduzione si formano pacchetti orari che permettono di aumentare le ore di compresenza tra docenti e attività di didattica laboratoriale. E’ un cambiamento importante ed è quindi necessario che i docenti siano coinvolti nella scelta, e gli studenti e le famiglie correttamente informati rispetto alle motivazioni iniziali e ai benefici.
4. La quarta ed ultima tipologia è la Flessibilità delle attività curriculari. Questa flessibilità può nascere dalla riduzione dell’ora di lezione da 5 minuti ad un massimo di 15, dove ci sono ad esempio delle scuole in cui gli spazi orari che avanzano sono utilizzati per offrire percorsi didattici individualizzati, con l’obiettivo di favorire l’eccellenza degli studenti e di prevenire l’insuccesso scolastico. Oppure, ci sono esempi di scuole dove la campanella non è più utilizzata per scandire il tempo, ma sono i progetti che lo scandiscono, per cui i momenti di pausa sono determinati dal lavoro che i ragazzi stanno svolgendo.
07:22 MARTINA_IL CASO DELL’ISTITUO COMPRENSIVO TINA MODOTTI IN PROVINCIA DI UDINE
Parliamo ora del caso dell’Istituto comprensivo “Tina Modotti” della provincia di Udine. Dall’anno scolastico 2011-2012, l’Istituto Comprensivo ha avviato un profondo rinnovamento denominato “La via dell’innovazione” sulla base del quale è stato poi strutturato il Piano di Offerta Formativa (POF) con le relative pianificazioni organizzative e curricolari. La volontà di cambiamento si è così via via rafforzata allo scopo di ottenere:
Per arrivare a tali obiettivi sono state di conseguenza poi fatte delle scelte e attivate delle azioni:
- come la progettazione di Unità di Apprendimento trasversali che prevedono la didattica laboratoriale nelle singole classi e la didattica attiva;
- oppure la costruzione di ambienti di apprendimento motivanti, attraverso dei percorsi formativi individualizzati con il coinvolgimento attivo degli studenti;
- e ancora, la strutturazione dell’orario scolastico in modo da permettere la flessibilità del tempo per lavorare a delle classi aperte;
- ed infine, il superamento della distinzione tra lezione teorica ed attività laboratoriali;
- e lo sviluppo di metodologie didattiche attive con tempi più distesi.
Nel caso dell’Istituto Comprensivo “Tina Modotti” si realizzano, inoltre, dei percorsi educativi unitari in cui vengono curati i vari passaggi tra i diversi ordini di scuola. I passaggi dall’infanzia alla primaria, e poi dalle primarie alle secondarie sono, infatti, effettuati con una continuità per valorizzare le competenze già acquisite dall’alunno e riconoscere le specificità e le potenzialità di ognuno.
09:05 MICHELA_COME SI E’ SVOLTO IL PERCORSO
Ed ecco come si è svolto il percorso. L’Idea della flessibilità dell’orario è stata affrontata per la prima volta in modo strutturato e completo per tutti gli ordini di scuola dell’Istituto e per tutti i plessi, in una settimana di sperimentazione nell’anno scolastico 2012-2013 (denominata “La settimana dell’innovazione”). Il filo conduttore è stato l’organizzazione di conoscenze chiave senza il vincolo delle discipline e dei classici ‘programmi’. Questo è stato possibile praticando l’autonomia decisionale e pianificando le attività per gruppi diversi dalla classe tradizionale, con un lavoro di compresenza dei docenti su percorsi didattici personalizzati, mediante l’utilizzo della didattica laboratoriale. Forti di questo lavoro, nella scuola secondaria si è passati:
Rispetto a Metodi di insegnamento, strumenti e procedure vediamo come la stesura dell’orario delle lezioni risulti un’operazione delicata e complessa, che coinvolge tutti i
docenti interessati alla compattazione. Infatti, l’impostazione ha dei vincoli come:
Questa impostazione, dunque, non è priva di difficoltà, che sono anche comprensibili e immaginabili. Le criticità sono legate principalmente a:
Però, una volta superate le difficoltà, i vantaggi che se ne traggono sono davvero molti:
Dall’esperienza della scuola emerge, inoltre, quanto sia prezioso un calendario preciso da fornire alla famiglia, che riporta mese per mese, giornata per giornata, orari, attività, docenti coinvolti e discipline compattate. Organizzazione e motivazione vanno condivise con i genitori degli studenti, negli spazi previsti.
11:56 MARTINA_CONDIZIONI ESSENZIALI PER L’IMPLEMENTAZIONE
Ma quali sono le condizioni essenziali per l’implementazione di questa Idea? L’uso flessibile del tempo non richiede di per sé grandi risorse per essere efficace. La presenza di aule moderne, che sono dotate di nuove tecnologie e di arredi modulari, rappresenta comunque un elemento facilitante. La piena condivisione all’interno del Collegio dei Docenti e dei singoli consigli di classe è un altro fattore, comunque, di successo. Ed è necessaria anche flessibilità oraria da parte dei docenti stessi, che possono essere chiamati a svolgere più ore in un quadrimestre, e meno nell’altro.
La progettazione condivisa poi, non solo dei docenti delle discipline compattate, ma all’interno dell’intero Consiglio di Classe, è fondamentale per la realizzazione dell’Idea. È importantissimo, infine, essere molto precisi e dettagliati nel momento in cui viene presentata l’Idea ai genitori dei giovani, mettendo in evidenza i suoi moltissimi punti di forza senza tuttavia sottostimare i molto pochi punti di debolezza, così poi da arrivare a un’adesione ragionata e convinta delle famiglie. L’Idea dell’uso flessibile del tempo può essere in parte integrata con le offerte degli enti locali e dei servizi sociali per attività pomeridiane finalizzate al recupero e al potenziamento degli apprendimenti.
13:00 MARTINA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Quali sono, quindi, i motivi per cui adottare questa metodologia?
Siamo certe che questo esempio sia stato di grande ispirazione per iniziare a portare cambiamento anche all’interno del tuo Istituto e noi ti diamo appuntamento al prossimo episodio!
13:33 MICHELA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Il tempo è spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. La variabile pedagogica del tempo è un elemento basilare per il ripensamento della didattica, ascoltiamo come.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica,
06/03/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE
Lo Spaced Learning (o “Apprendimento intervallato”) è una metodologia che permette di migliorare la concentrazione e il lavoro cognitivo degli studenti. In pratica si focalizza l’attenzione su un dato argomento che viene affrontato da più punti di vista e con modalità diversificate. Lo Spaced Learning si distingue da altre metodologie didattiche per il tempo della lezione, che è organizzato in 5 fasi formate da 3 momenti di input e 2 intervalli. Anche se la metodologia prevede un nuovo uso del tempo, l’approccio resta tradizionale. Infatti, il metodo si avvicina più a una tecnica mnemonica finalizzata al ripasso, ad esempio in occasione di una prova di verifica, piuttosto che a una vera e propria strategia didattica.
Il metodo è stato sperimentato in varie scuole, tra cui raccontiamo l’esempio dell’Istituto Superiore «Ettore Majorana» di Brindisi, che ha utilizzato setting flessibili dotati di tecnologia diffusa e introdotto momenti di didattica attiva, creando un’evoluzione della metodologia, e poi denominandola «Expanded Spaced Learning».
00:58 MARTINA_SIGLA INIZIALE
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:22 MARTINA_APERTURA
Lo Spaced Learning è un’applicazione didattica alle teorie del neuroscienziato Douglas Fields che nel 2005 ha pubblicato per la prima volta il risultato della sua ricerca sulla rivista «Scientific American», nell’articolo “Making Memories Stick”. La prima versione di questo metodo è stata elaborata da Paul Kelly insieme ad alcuni docenti della scuola in cui è dirigente scolastico in Inghilterra. Il metodo è stato, poi, successivamente sperimentato in diverse scuole in setting flessibili dotati di tecnologia diffusa ed introducendo momenti di didattica attiva.
01:52 MICHELA_FASI DI SVILUPPO
Vediamo ora le fasi di sviluppo dello Spaced Learning che organizza il tempo della lezione in 5 fasi costituite da:
● 3 momenti di input;
● 2 intervalli.
Però, possono essere anche aggiunte delle fasi. Ad esempio, possono esserci 6 fasi, dove a queste 5 si aggiungono momenti di approfondimento e di riallineamento, come nel caso della versione Expanded Spaced Learning, che vedremo nell’esempio dell’Istituto Superiore “Ettore Majorana”.
Queste fasi di input e intervallo si alternano fra di loro in questo modo:
- Nella FASE UNO il docente fornisce tutte le informazioni che gli studenti devono apprendere durante la lezione. La durata dell’input non è predeterminata, però è nota la difficoltà di tener viva l’attenzione dei ragazzi per oltre 10-15 minuti. Questa fase è incentrata all'introduzione del tema e sulla presentazione delle chiavi di lettura. Si tratta di un momento espositivo condotto dal docente per individuare i saperi essenziali e fornire le informazioni di base.
Rispetto a una tradizionale lezione frontale il docente ha solo 20 minuti al massimo per presentare il tema e i contenuti essenziali: si tratta, quindi, di fornire solo il “carburante” che alimenterà le successive fasi di apprendimento e verifica. E’ fondamentale preparare una presentazione efficace e coinvolgente, in grado di motivare e incuriosire gli alunni.
Gli OBIETTIVI di questa fase sono:
● focalizzare i nodi contenutistici di base;
● ottimizzare le capacità di attenzione degli studenti.
- Nella SECONDA FASE viene introdotto un intervallo di 5-10 minuti durante il quale viene tassativamente evitato qualsiasi richiamo agli argomenti della lezione.
03:21 MARTINA_FASI DI SVILUPPO
- Abbiamo poi la FASE TRE che consiste nell’introduzione del secondo input, in cui il docente rivisita il contenuto della prima fase, cambiando però il modo di presentazione. Può usare, ad esempio, esempi differenti tra loro oppure elementi ad elevata interattività, come l’interazione con contenuti digitali, l’immersione in un contesto virtuale o il confronto con contesti e situazioni reali; oppure l’analisi di esperienze concrete e così via. In questo modo lo studente può iniziare, poi, a sviluppare autonomamente qualche riflessione per ampliare la propria struttura di conoscenze.
Gli OBIETTIVI di questa terza fase sono:
- confrontarsi con esperienze di “messa in pratica” delle conoscenze oggetto dell’unità di lavoro;
- promuovere il ragionamento autonomo e la riflessione per facilitare poi l’elaborazione critica delle informazioni ricevute.
- La FASE QUATTRO, invece, è un altro momento di relax che dura circa dai 5 ai 10 minuti, in cui è consigliabile proporre attività fisiche o legate ai propri hobby.
04:11 MICHELA_FASI DI SVILUPPO
- Nella FASE CINQUE il docente ritorna sul contenuto della prima sessione, ma propone attività centrate sullo studente: i ragazzi qui sono chiamati a dimostrare di aver acquisito il contenuto condiviso nei primi input. Gli alunni possono applicare le conoscenze in contesti di esercitazione o situazioni-problema, oppure con l'aiuto delle tecnologie. Questa fase deve essere strutturata in modo che sia utile al docente per capire se l’unità di lavoro è stata efficace e quanti e quali studenti hanno seguito il percorso proposto e quindi raggiunto gli obiettivi minimi prefissati. E’ importante che questa fase permetta agli studenti di confrontarsi con una prova e al docente di elaborare rapidamente il feedback della classe. Il feedback della classe permette anche di capire il tipo di attività che verrà svolta per l’ora successiva e la composizione dei gruppi di studenti che si potranno sperimentare nelle fasi di approfondimento e di riallineamento (cioè le fasi 6a e 6b).
Gli OBIETTIVI di questa fase sono quelli di:
● verificare l’efficacia didattica dell’unità di lavoro progettata;
● definire il tipo di percorso da attivare nella fase successiva;
● individuare tra i ragazzi i possibili peer-tutor;
● individuare i gruppi che potranno essere impegnati nelle attività diversificate della fase successiva (che sono appunto le fasi 6a e 6b, implementate nell’Expanded Spaced Learning).
Quindi, per le FASI 6a e 6b tipiche dell’Expandend Spaced Learning, quelle di approfondimento e di riallineamento, un suggerimento utile è quello di concentrare l’attività sulla progettazione e l’organizzazione dell’approfondimento o del riallineamento, delegando il più possibile lo svolgimento e la conduzione delle attività ai ragazzi.
Per lo studente è un’occasione importante per farsi gradualmente carico del proprio percorso. Infatti, gli alunni possono approfittare degli strumenti e dei momenti messi a disposizione dal docente per recuperare, approfondire, confrontarsi, potendo contare anche sulla disponibilità dei compagni.
05:57 MARTINA_IL CASO DELL’ISTITUTO SUPERIORE ETTORE MAJORANA DI BRINDISI
Parliamo ora del caso dell’Istituto Superiore Ettore Majorana di Brindisi, dove hanno sperimentato una nuova versione di Spaced Learning, dopo aver ritenuto quello originario non più corrispondente alle mutate modalità di apprendimento e di comportamento dei giovani d’oggi. Grazie ad un lavoro di ricerca e di sperimentazione sul campo condotta dai docenti Gioacchino Margarito e Daniela Di Giuseppe, sono stati introdotti ulteriori elementi in grado di valorizzare l’idea di una metodologia attiva e creativa, capace di sviluppare ulteriormente le attività personalizzate e basate sulla collaborazione. Si è partiti con un’indagine dell’Istituto sul ‘rapporto tra l’insegnamento e l’apprendimento’.
Dai risultati emersi, che hanno coinvolto anche docenti e genitori, vi riportiamo ad esempio che, rispetto al totale dei ragazzi intervistati:
● il 30% si dichiara deluso perché si sentono “indietro” rispetto ai traguardi richiesti;
● un ulteriore 30% si dichiara deluso perché sente di aver acquisito i traguardi in anticipo.
Dalle indagini condotte è emersa l’esigenza di cambiare il tipo di didattica, anche ripensando al ruolo degli elementi spazio, tempo e tecnologie:
● per quanto riguarda il ruolo dello SPAZIO è stato riorganizzato per una diversa configurazione degli ambienti a favore di una didattica centrata sullo studente;
● si rivede poi anche il ruolo del TEMPO, con un minore ricorso alla spiegazione e allo studio e un maggiore spazio per attività svolte in autonomia o in gruppo;
● ed infine sono riviste le TECNOLOGIE, per permettere un minore spazio ai contenuti “espositivi” e a un loro utilizzo in modalità trasmissiva e unidirezionale, a fronte di un maggior impiego di strumenti che stimolino la collaborazione e consentano la condivisione di quanto realizzato.
07:26 MICHELA_ALCUNI ESEMPI DI SETTING PRATICATI DALL’ISTITUTO ETTORE MAJORANA
Ecco alcuni esempi di setting praticati dall’Istituto Ettore Majorana.
Nella fase 1 (quella di introduzione), il setting è una piccola agorà o una trasmissione frontale con LIM oppure proiettore interattivo, oppure ancora la condivisione tramite tablet.
Nella seconda fase (quella di intervallo), il setting è semplicemente realizzato attraverso attività di relax.
Nella fase 3 (di espansione), il setting può essere di nuovo una piccola agorà, oppure, nel caso di lavoro in gruppi, tavoli a isola ed eventuale schermo.
La fase 4 (di intervallo), prevede di nuovo attività di relax.
Mentre, nella fase 5 (di valutazione formativa), ai ragazzi sono assegnate attività di problem solving, mappe concettuali, ricerche e costruzione di brevi contenuti multimediali in un setting a postazioni individuali o con tavoli a isola.
Poi c’è la fase 6 (quella di monitoraggio e, in caso, anche di approfondimento e di riallineamento). In questa fase, in base agli esiti, viene deciso se concludere la lezione, oppure soffermarsi su alcuni passaggi più difficili, o ancora se proseguire con un approfondimento o un riallineamento. In caso si può anche decidere se mettere in campo attività di recupero personalizzate.
Quindi, le fasi 6a o 6b sono proprio quelle di approfondimento e riallineamento e si sviluppano in questi diversi modi, tra cui:
- se c’è una grande maggioranza di risposte errate in corrispondenza di una stessa domanda, viene verificata la forma della domanda e riaffrontato il tema specifico;
- se c’è equilibrio tra chi ha superato il test e chi non lo ha superato si divide la classe in due gruppi: una parte svolge attività ulteriori di approfondimento, mentre l’altra recupera la lezione col docente in previsione di una nuova verifica finale;
- se la maggioranza degli studenti non ha superato il test, la successiva sessione sarà di riallineamento e vedrà coinvolti nel ruolo di peer-tutor, i ragazzi che hanno superato il test;
- poi, se la grande maggioranza degli studenti (ad esempio l’80, il 90%) non ha superato la soglia stabilita, occorre riprogettare e riproporre la lezione;
-infine, se la maggioranza degli studenti (ad esempio il 70%) ha superato il test, si assegnano attività di recupero solo a chi è “rimasto indietro”.
09:32 MARTINA_DIRETTRICI DI SVILUPPO DEL METODO ESL
Rispetto alla versione originaria, il metodo Expanded Spaced Learning si presenta con un suo sviluppo lungo più direttrici: quella metodologica, quella tecnologica, quella temporale e quella spaziale.
Per prima, l’espansione temporale dell’unità originaria è ritenuta indispensabile per dare continuità tra quanto emerso nelle prime cinque fasi. L’intervento didattico è necessario per allineare la classe rispetto a quanto proposto e per far sì che nessun alunno rimanga indietro. Infatti, in base ai risultati emersi in fase di monitoraggio, sono stati previsti due momenti, uno di approfondimento e uno di riallineamento, che sono parte integrante dell’approccio Expanded Space Learning.
Sono state poi introdotte varianti metodologiche, ed in particolare nella fase di espansione e nella fase di valutazione formativa. La fase 3, quindi quella di espansione, è stata riconfigurata come momento di interazione tra studenti e contenuti che propongono punti di vista, visioni e linguaggi diversi rispetto a quelli tradizionali e frontali e che richiedono uno sforzo cognitivo attivo. La fase 5, invece, è una valutazione formativa non tanto a scopo di valutazione sommativa, ma con fine diagnostico. Per evitare, infatti, di “perdere” uno o più studenti, in base agli esiti emersi, si attiva il percorso di “estensione” (e quindi di riallineamento o di approfondimento) precedentemente preparato.
Lungo la direttrice tecnologica, invece, l’enfasi posta sulle esigenze di individualizzazione e di personalizzazione ha portato alla necessità di un utilizzo mirato delle tecnologie.
Infine, nell’esperienza del “Majorana” il metodo Expanded Space Learning prevede anche una componente relativa allo spazio. L’esigenza di attività diversificate da condurre nell’arco di alcune ore si traduce, infatti, nella necessità di disporre di un ambiente di apprendimento adeguato e di spazi flessibili in grado di riconfigurarsi. Come, ad esempio, la fase espositiva o quella di presentazione richiedono un’ampia superficie condivisa e un assetto ottimizzato; oppure gli intervalli di relax che richiedono spazi e arredi che consentano ai ragazzi di muoversi o rilassarsi in modo autonomo e personale.
11:27 MICHELA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE LA METODOLOGIA
Alla luce di quanto abbiamo detto fino adesso emergono chiaramente degli aspetti distintivi del metodo Expanded Spaced Learning, che sono:
- l’individualizzazione;
- la personalizzazione;
- la valutazione finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento, ma anche all’ottimizzazione dell’efficacia della progettazione didattica.
Quindi il metodo:
- aiuta a sviluppare una didattica attiva che superi il concetto di lezione frontale;
- migliora la capacità di progettazione didattica dei docenti;
- permette di gestire agevolmente la classe durante le ultime ore della giornata o quando ci sono due ore consecutive di lezione (dove una prassi meramente frontale e unidirezionale, fatica ad esser messa in atto);
- favorisce l'integrazione di differenti modi di apprendere e studiare (alcuni dei quali vicini a modelli e comportamenti dei giovani d’oggi);
- inoltre, il tempo-scuola è utilizzato in modo più efficiente;
- ciascun ragazzo è responsabilizzato rispetto al percorso di apprendimento e sono valorizzate le sue specifiche attitudini;
- e infine, le lezioni sono più partecipate e dinamiche e si riesce a mantenere alta la concentrazione degli studenti.
Come sempre ti invitiamo a provare e testare queste metodologie e attendiamo di sapere quali approcci hai testato e come è andata questa esperienza. Noi ti aspettiamo alla prossima puntata!
12:37 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
La concentrazione degli studenti è difficile da allenare? Ascolta un metodo didattico sviluppato proprio sulla base delle capacità del cervello umano di memorizzare le informazioni.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica,
21/02/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MICHELA_INTRODUZIONE E’ possibile estendere l’approccio utilizzato nelle materie scientifiche e STEM a tutte le discipline? L’Idea che vi raccontiamo oggi consiste proprio nell’applicare l’approccio metodologico tipico dei “Laboratori del Sapere Scientifico” anche alle altre discipline. L’obiettivo è superare il modello trasmissivo dell’insegnamento, che riduce l’apprendimento all’acquisizione di conoscenze precostruite, per sostituirlo con un apprendimento significativo, promosso attraverso esperienze o situazioni problematiche selezionate. In queste gli studenti sono attivamente coinvolti in processi di:
In questo modo si prevede una costruzione partecipata di conoscenze, all’interno della classe.
In questa puntata scopriremo un esempio intitolato "Piccoli misteri quotidiani" e realizzato nelle scuole primarie dell’Istituto Comprensivo Barberino di Mugello e dell’Istituto Comprensivo “Scarperia-San Piero” della provincia di Firenze.
00:56 MARTINA_SIGLA Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE. “Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:20 MARTINA_APERTURA
L’Idea nasce dalla collaborazione tra INDIRE e i “Laboratori del Sapere Scientifico”, nati nella Regione Toscana nel 2010 in collaborazione con il mondo dell’Università e quello delle associazioni professionali dei docenti allo scopo di costituire nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dall’infanzia, gruppi permanenti di ricerca e di innovazione nell’ambito dell’educazione matematico-scientifico e tecnologica. I “Laboratori del Sapere” si rifanno a un’idea di apprendimento che nasce da una riflessione sulla propria conoscenza in un contesto esperienziale o problematico. Sono tre i parametri chiave che li caratterizzano:
1. l’approccio fenomenologico-induttivo ai contenuti attraverso il quale si ricostruisce con gli studenti il percorso cognitivo che porta all’acquisizione dei saperi e alla padronanza delle abilità;
2. percorsi curricolari basati su esperienze, attività e problemi individuati nell’ambito di contenuti che definiscono la scientificità di una determinata disciplina. In accordo con Vygotskij, l’analisi di un fenomeno consiste nella capacità di cogliere i legami e le diverse relazioni che esso stabilisce con il resto del mondo, per evidenziarne tutta la sua complessità;
3. ed infine, la presenza di elementi di concettualizzazione e di teorizzazione. Fondamentali sono, infatti, la concettualizzazione e la dimensione linguistica. Nello svolgere le attività con gli studenti deve essere dedicato molto tempo alla riflessione individuale e collettiva, alla rielaborazione attraverso la scrittura e il disegno e alla discussione e al dialogo. Il linguaggio assume, infatti, un ruolo centrale come realizzazione del pensiero e, sempre secondo Vygotskij, è innanzitutto strumento di rappresentazione soggettiva dei fenomeni; poi motivo di confronto e di scambio nella comunità di classe. Nei “Laboratori del Sapere” è centrale documentare l’apprendimento: la documentazione accompagna, infatti, ogni fase dell’attività e si realizza con una produzione testuale condivisa a cura di docenti e di studenti.
03:07 MICHELA_IDEA ALLA BASE
Se dovessimo sintetizzare l’Idea alla base dei “Laboratori del Sapere” potremmo dire che riprende un’idea di apprendimento che nasce nella e dalla riflessione sulla conoscenza, oltre che da un contesto esperienziale o problematico. La proposta dei “Laboratori del Sapere” attribuisce grande importanza all’esperienza, al “contatto diretto con le cose”, come momento iniziale del processo di apprendimento. Si allontana però dallo sperimentalismo ingenuo in quanto l’attività sperimentale, non viene intesa come fine a se stessa, ma come momento cui deve seguire la necessaria riflessione e poi la formalizzazione e la concettualizzazione, in un’ottica di “laboratorio della mente”. In particolare, nella scuola del primo ciclo, fino al primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, è importante affidarsi a un approccio fenomenologico per superare il carattere enciclopedico e nozionistico della conoscenza. Con l’Idea “Laboratori del Sapere” si vuole invece procedere per favorire lo sviluppo di quelle competenze trasversali alle discipline, considerate punto di arrivo di ogni processo di formazione. E’ particolarmente funzionale nella scuola di base che “gli alunni facciano esperienza dei fenomeni in situazioni concrete, esplorandoli e ragionando su di essi”, per poi procedere nel comprenderli.
Un tassello importante della cornice teorica della proposta riguarda la scelta degli argomenti e la progettazione dei contenuti. La scelta dei contenuti deve essere accurata e deve limitarsi a quelli essenziali della disciplina, compatibili con un insegnamento che ha bisogno di tempi lunghi. Nella scelta dei contenuti è importante, quindi, tenere in considerazione “l’accessibilità cognitiva e l’importanza culturale-disciplinare delle problematiche individuate”.
Questo approccio si allontana dallo sperimentalismo ingenuo, per il fatto che dà un grande valore non tanto all’esperienza in sé, quanto alla riflessione che, in varie forme, scaturisce intorno all’esperienza. Per questo motivo, nello svolgere le attività con gli studenti, è dedicato molto tempo alla riflessione individuale e collettiva, successiva ai momenti di osservazione e sperimentazione; mentre per i più piccoli il tempo è dedicato alla rielaborazione attraverso la scrittura, il disegno e la discussione e il dialogo nei momenti di condivisione. L’insegnamento può essere efficace se ogni studente è attivo nella costruzione della conoscenza all’interno della dimensione sociale, e quindi nel contesto della classe. Elemento chiave di questo approccio è la documentazione costante dei processi di apprendimento, che accompagna ogni fase dell’attività che si realizza. Infine, con una produzione testuale che rappresenta il punto di arrivo dei percorsi individuali e di gruppo.
05:31 MARTINA_GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELL’IDEA E SUE FASI
L’impostazione della proposta può essere articolata in attività basate su cicli di 5 fasi, pensate per i percorsi di Scienze, ma applicabili con opportuni adattamenti anche a tutte le altre discipline. Le fasi non rappresentano un vincolo metodologico, ma un orientamento per l’azione didattica dei docenti. La metodologia dei “Laboratori del Sapere” è stata definita dai docenti stessi come “un sistema a scatole cinesi” per sottolineare come questi non rappresentino momenti unici ed irripetibili, ma vengano riproposte e riprese in più tempi all’interno del percorso di apprendimento.
La prima fase è quella dell’osservazione. Osservare significa partire dalla realtà, dall’esperienza degli studenti, cercando così di motivarli e di suscitare in loro l’interesse. Osservare significa imparare a guardare ed il momento dell’osservazione è segnato da un’attenzione costante alla verbalizzazione, che si realizza tramite la sollecitazione continua degli studenti a raccontare e ad esprimere ciò che stanno osservando.
Segue poi la fase di verbalizzazione scritta individuale, che è senza dubbio un momento assai significativo. Per prima cosa aiuta gli studenti a capire su cosa focalizzare la propria attenzione nel momento dell’osservazione. Consente poi un primo passaggio dalla soggettivazione all’oggettivazione, che è un momento fondamentale per la costruzione della conoscenza. Per i docenti la verbalizzazione individuale ha la funzione di aiutare a ‘vedere il pensiero’ di ogni studente.
La fase 3 è quella di discussione collettiva. Questi momenti di interazione verbale, di dialogo, sono ricorrenti in tutti i percorsi proposti sia nei momenti iniziali, per far emergere le prime idee dei ragazzi, così come nelle tappe successive, in alcuni snodi importanti dello sviluppo delle attività. La discussione collettiva è un momento prezioso per lo sviluppo non solo dell’apprendimento di tipo disciplinare, ma anche di competenze di tipo trasversale, come ad esempio quelle di cittadinanza, di uso della lingua e del pensiero critico. Il ruolo di regia del docente è fondamentale nel facilitare la partecipazione di tutti e, al tempo stesso, anche nel condurre pian piano verso l’obiettivo prefissato. Fare la domanda giusta, rendere più partecipati questi momenti, essere guida ma non giudice e trovare un equilibrio nei turni di parola, dare valore ad alcuni interventi perché più funzionali, non censurare troppo gli interventi meno produttivi e dare il giusto feedback, sono tutti aspetti a cui deve fare attenzione il docente che conduce la discussione.
07:45 MICHELA_ GUIDA PER L’APPLICAZIONE DELL’IDEA E SUE FASI
La quarta fase è l’affinamento della concettualizzazione. È il momento in cui occorre riordinare le idee, rivedere la propria opinione o interpretazione in base alla discussione e all’osservazione dei fenomeni. Questa specifica fase costituisce un’occasione metacognitiva fondamentale che aiuta gli studenti a riflettere su come il loro pensiero si sia modificato dopo il confronto con gli altri.
La quinta fase è la produzione condivisa. È la fase in cui si fa chiaro il rapporto tra riflessioni del singolo e sintesi collettiva. È il momento in cui si assiste all’effetto positivo del lavoro di gruppo. La sintesi collettiva serve come traccia chiara per tutti e diventa il documento di studio, una sorta di libro autoprodotto. Un percorso dei “Laboratori del Sapere” risulta significativo quando:
1. in primis, si crea un nesso tra il quotidiano vissuto al di fuori della scuola e la scuola stessa; quindi si mostra aderente all’esperienza degli studenti. Parte da ciò che bambini e ragazzi ‘portano a scuola’, dalla loro lingua, dalle loro esperienze;
2. poi, presenta una scansione in fasi che, con la loro ricorsività, garantiscono la gradualità e il rispetto di un tempo lento dell’insegnamento, secondo i ritmi formativi di tutti gli studenti;
3. inoltre, deve essere realizzato con un rigore epistemologico nella scelta degli argomenti affrontati;
4. poi, riconosce allo studente un ruolo attivo nel processo di costruzione della conoscenza;
5. e stabilisce un rapporto dinamico tra saperi e soggettività, tra rigore epistemologico e adeguatezza all’età e alle capacità degli studenti;
6. infine, dà importanza al linguaggio e alla rappresentazione in genere.
09:15 MARTINA_IL CASO DELL’IC BARBERINO DI MUGELLO E DELL’IC “SCARPERIA SAN PIERO”
Approfondiamo ora il caso dell’Istituto Comprensivo Barberino di Mugello e dell’Istituto Comprensivo “Scarperia-San Piero”, scuole primarie della provincia di Firenze. “Piccoli misteri quotidiani” è il titolo dato all’esempio che vi racconteremo ed è il segmento iniziale di una prima parte del percorso annuale “Enigma e mistero fra finzione e realtà”, che ha come obiettivo quello di lavorare su alcune importanti forme del discorso, quali la narrazione e l’argomentazione, viste nei testi di riferimento. E’ un percorso che ha un focus sulla dimensione linguistica ed in particolare all’imparare a scrivere, che sfruttando una tematica avvincente e motivante, come quella del mistero, conduce il bambino ad interrogarsi sui fatti singolari della vita, che il più delle volte passano inosservati, ma che generano comunque sconcerto o timore. Questo percorso si articola in 3 step principali.
1) Il primo: scrivere e riscrivere per imparare a scrivere, attraverso un’attività di ricerca di piccoli misteri nella vita quotidiana. Il primo passo è stato quindi suddiviso in attività che partono con lo stimolare curiosità e desideri conoscitivi nei bambini e, allo stesso tempo, far emergere quello che è il mondo di ciascuno di loro, con le esperienze che ogni alunno possiede. Il percorso si è sviluppato ragionando sulla differenza tra “annotare” e “scrivere”. I bambini condividono le loro riflessioni per arrivare, poi, dopo una conversazione ricca di spunti, ad una definizione condivisa e attraverso il susseguirsi di attività di riflessione linguistica, che si arriva alla raccolta di annotazioni misteriose, che conclude questa prima fase. Le maestre qui raccontano che il momento della raccolta delle annotazioni misteriose è stato un momento veramente speciale, quasi magico. In aula c’era un grande fermento. Ognuno era arrivato a scuola con il proprio taccuino su cui aveva annotato i misteri incontrati nella vita quotidiana. Il lavoro di costruzione di competenze linguistiche pone le basi, in questa situazione, di forte motivazione.
11:01 MICHELA_ IL CASO DELL’IC BARBERINO DI MUGELLO E DELL’IC “SCARPERIA SAN PIERO”
2) Il secondo step si sviluppa con l’esplorazione del mistero tra sintesi e analisi. La prima attività che è stata realizzata è quella di scrittura individuale per poi passare ad una ricerca linguistica e a un arricchimento lessicale attraverso testi d’autore. Infatti, abituati fin dalle prime classi, i bambini sanno che possono ‘copiare’ dagli scrittori tutto ciò che può essere loro utile per arricchire i propri elaborati. Poi si passa al lavoro sul testo, in cui dopo avere lavorato su semplici frasi viene proposto un inizio di testo letterario. Per poi passare a lavorare sulla seconda riscrittura individuale in cui viene chiesto ad ogni bambino di provare ad arricchire il proprio incipit di storie misteriose ‘rubando’ dei pezzetti dagli scrittori famosi. Questa attività viene proposta sia individualmente che in gruppo, per includere gli alunni che risultano ancora carenti.
11:47 MARTINA_ IL CASO DELL’IC BARBERINO DI MUGELLO E DELL’IC “SCARPERIA SAN PIERO”
3) Il terzo step è l’approfondimento dell’indagine tra rielaborazione e riformulazione. La scelta degli incipit d’autore è stata seguita da un’attività di riformulazione degli stessi incipit. I bambini, che sono già stati abituati a trasformare brani, hanno cambiato porzioni di frasi, la parte finale di una parola o ad alcuni pezzetti del frammento. Per poi concludere con la scrittura di un testo misterioso collettivo in cui i bambini hanno scelto la composizione di un compagno perché sembra possedere i migliori ingredienti per farla diventare un vero racconto del mistero. Tutto il percorso si conclude con un’attività di lettura e comprensione del testo con l’annessa riflessione linguistica e con la lettura e comprensione di un segmento di un film. Nei vari passaggi non sono mancate occasioni per approfondimenti linguistici, come ad esempio dei tempi verbali utilizzati, oppure nell’individuare nel testo le parti da cui è composto il brano.
12:35 MICHELA_I MOTIVI PER CUI ADOTTARE QUESTA METODOLOGIA
Vediamo ora i motivi per cui adottare questa metodologia. I percorsi dei “Laboratori del Sapere” possono essere intrapresi in ogni contesto didattico. Le motivazioni che inducono a metterli in pratica nascono dalla volontà di portare nella scuola l’approccio laboratoriale applicandolo a ogni ambito disciplinare. Adottare l’Idea «Laboratori del Sapere» è utile per:
• superare la logica trasmissiva dell’insegnamento che passa esclusivamente attraverso la spiegazione e lo studio del libro di testo;
• per dar peso all’esperienza di ogni studente, nella ricerca di una motivazione che rappresenta la base di ogni apprendimento autentico;
• un’altra motivazione è che questo approccio promuove la progressiva autonomia degli studenti;
• inoltre, rispetta in maniera rigorosa l’epistemologia della disciplina insegnata e individua i nuclei fondanti del curricolo;
• oltre a ciò, insegna agli studenti a ‘vedere’ e analizzare fenomeni;
• offre poi, a ciascuno studente, la possibilità di confrontarsi con la scrittura e con i linguaggi plurimi per esprimersi liberamente sui temi disciplinari;
• inoltre, offre la possibilità di aprire la classe al dialogo, favorendo una discussione e un confronto orientati all’acquisizione dei saperi;
• e l’approccio si rivela, infine, inclusivo e sembra produrre buoni risultati con studenti che non parlano ancora bene la lingua o hanno bisogno di tempi di comprensione più distesi.
Oggi abbiamo conosciuto un’applicazione di questo modello, ma siamo certe ce ne possano essere tantissime e molto differenti tra loro e non vediamo l’ora di conoscerle. Nel frattempo vi diamo appuntamento alla prossima puntata!
14:01 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Come creare una costruzione partecipata di conoscenze all’interno della classe? Scopriamolo ascoltando l'idea per insegnare Laboratori del sapere.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Consapevolezza di sé, autonomia, Ascolto e comunicazione efficaci,
07/02/2024 02:00 Leggi la Trascrizione
00:00 MARTINA_INTRODUZIONE
Dal 2013 è consentito ad ogni scuola produrre contenuti didattici integrativi o sostitutivi del materiale di studio.
La Legge 28 del 2013 recita così: “Gli istituti scolastici possono elaborare il materiale didattico digitale per le specifiche discipline da utilizzare poi come libri di testo e strumenti didattici per la disciplina di riferimento; l’elaborazione è affidata ad un docente supervisore che garantisce, anche avvalendosi di altri docenti, la qualità dell’opera sotto il profilo scientifico e didattico, in collaborazione con gli studenti delle proprie classi in orario curriculare”.
Qui emerge l’esigenza di ribadire il ruolo centrale del docente nella costruzione di approfondimenti più calibrati sui bisogni degli studenti, creando percorsi didattici che sappiano staccarsi dall’unica linea interpretativa del singolo libro di testo. Oggi vi raccontiamo di come l’Istituto Ettore Majorana di Brindisi sia stato in grado di creare la rete "Book in Progress": una rete di scuole che realizza e produce materiali didattici sostitutivi dei libri di testo. I contenuti digitali sono realizzati dai docenti provenienti dalle diverse scuole e sono messi a disposizione delle realtà che ne vogliono adottare l’idea didattica. “Book in Progress” è sicuramente un esempio, ma soprattutto un aiuto concreto per tutti quelli che vogliono avvicinarsi od implementare questa Idea.
01:11 MICHELA_SIGLA
Ciao! Siamo Michela e Martina di Edunauta, l'esploratore di universi educativi. All’interno di questo podcast ti guidiamo alla scoperta di nuove “Idee per Insegnare”, rinnovare e rigenerare la scuola dal basso. Queste Idee arrivano dal movimento Avanguardie Educative nato presso l’Istituto INDIRE.
“Idee per Insegnare” è una serie podcast ideata da Generas Foundation, all’interno del progetto Edunauta.
01:34 MICHELA_APERTURA
Una ricerca svolta da Indire nel 2018 conferma come il libro di testo sia ancora oggi centrale nella didattica. Infatti, viene vissuto come strumento per sostenere i percorsi di apprendimento degli studenti e per aiutare il lavoro dell’insegnante. Nel tempo la sua funzione principale è stata quella di garantire un programma di studio e di rappresentare il veicolo principale di idee, principi e valori culturali di una società. Il decreto che abbiamo citato in apertura conferma la funzione centrale che il libro di testo ha avuto nella storia dell'istruzione. Infatti, si ispira all’opera di illustri studiosi, tra cui Alain Choppin che è uno storico francese che ha ricostruito le vicende del libro di testo. E ha definito le sue quattro funzioni fondamentali:
1. la prima è quella “referenziale”, in quanto stabilisce un rapporto tra l’attività delle classi e il programma di studi nazionale. Infatti, l’universalizzazione è anche la prima caratteristica riconosciuta al libro di testo.
2. La seconda funzione è quella “strumentale”, che vede il libro come strumento fondamentale per il lavoro del docente.
3. La terza funzione, che viene definita “ideologica e culturale”, si lega all’idea di autorialità: cioè attraverso le pagine di un testo passano valori, punti di vista e posizioni ideologiche.
4. E la quarta funzione, infine, è quella “documentaria”: cioè, il libro di scuola si propone come strumento di raccolta di una serie di documenti, che sono fonti primarie di conoscenza.
Secondo Indire queste funzioni devono oggi essere garantite e anche riviste. Oggi, c’è bisogno di una nuova dimensione della conoscenza. Una dimensione che sappia valorizzare la varietà dei punti di vista e dei materiali da utilizzare nella didattica. Non è più possibile escludere dalla didattica la ricchezza dell’informazione che oggi è resa disponibile dal web.
Già negli anni ‘60 il Movimento di Cooperazione Educativa promuove la ricerca di un’alternativa all’adozione del libro di testo che, già allora, è ritenuto poco efficace per gli studenti e i loro apprendimenti. Infatti, citiamo una frase da “Il libro di testo nella didattica moderna”, scritto da diversi autori, tra cui Mario Lodi e Aldo Pettini, che dice: “Un libro che offra a tutti i bambini di una classe le stesse letture, le stesse immagini, non avrebbe senso, non solo nell’ambito di una didattica di avanguardia, ma neanche secondo i programmi”.
In quegli stessi anni, la critica ai manuali è rappresentata da esperienze significative come quella della “Biblioteca di Lavoro”, che è stata coordinata da Mario Lodi con lo scopo di sostituire la tradizione del libro di testo con una varietà di pubblicazioni più idonee a stimolare il pensiero critico.
Oggi, questa tradizione rivive, si rinnova grazie anche a una tecnologia che sostiene nuove pratiche educative e aiuta lo studente ad essere parte attiva nel progettare e realizzare contenuti didattici digitali.
04:07 MARTINA_IDEA ALLA BASE
L’Idea propone tre diversi approcci al tema dell’autoproduzione e dell’utilizzo del libro di testo, ovvero:
• L’autoproduzione di contenuti digitali integrativi: dove non si rinuncia alla canonica adozione dei libri di testo, ma comunque le classi producono contenuti digitali con l’obiettivo di approfondire e personalizzare il curricolo proposto da questi manuali.
• La seconda è l’adozione di risorse didattiche digitali prodotte da docenti e studenti, in cui si adottano contenuti didattici digitali solo per alcune discipline. Questi contenuti sono prodotti dai docenti con la collaborazione degli studenti.
• La terza e ultima è l’adozione di libri di testo autoprodotti dai docenti dove, quindi, la produzione di libri è portata avanti da docenti di una rete di scuole.
La sperimentazione di questa Idea nelle scuole è un’occasione per riflettere su come il potenziale del digitale possa veramente contribuire a migliorare la scuola.
04:54 MICHELA_COSA SI INTENDE PER CDD
Cosa si intende per CDD, cioè “Contenuto Didattico Digitale”?
Con la parola “CONTENUTO” ci si riferisce a un frammento di quella conoscenza che i percorsi di formazione contribuiscono a generare negli studenti. Quindi, può essere uno scritto, una comunicazione in genere che tratti del contenuto di un libro, un articolo, oppure una lettera, una poesia e così via.
Con “DIDATTICO” si fa riferimento al “contenuto integrativo”, che deve essere necessariamente sviluppato con il contributo degli studenti. Gli alunni, infatti, vengono coinvolti in un lavoro di progettazione, sviluppo e revisione dei prodotti stessi.
Infine “DIGITALE”, che fa riferimento all’idea di una “didattica integrata” in cui la didattica digitale non è solo una possibilità emergenziale, ma più un’opportunità per superare l’esclusività della lezione frontale.
05:39 MARTINA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
Ma vediamo ora come si progetta e si realizza un contenuto digitale di questo tipo. La progettazione e lo sviluppo di un “Contenuto Didattico Digitale” richiede una serie di fasi di lavoro dove, ovviamente, non esiste una modalità unica di procedere, ma ogni scuola, ogni classe o gruppo che sia, è invitato a muoversi in maniera diversa in base al tipo di prodotto che intende realizzare. Riportiamo, comunque, dei momenti salienti di questa attività:
- il primo è la Progettazione del docente, punto fondamentale da cui partire. Quando si lavora in maniera interdisciplinare le difficoltà maggiori sono legate alle modalità con cui si raccordano le attività distribuite tra le diverse discipline. Per questo è importante tenere traccia di quanto è stato fatto all’interno delle diverse classi ed è necessario stabilire modalità di progettazione e format condivisi perché contribuiscano ad ‘accompagnare’ questo processo di produzione e di sviluppo.
- Abbiamo poi l’ideazione. Una volta definita la traccia di lavoro condivisa con i colleghi, si avviano le attività all’interno delle classi. E’ una fase durante la quale si individua un argomento che rappresenterà il focus di una serie di attività da svolgere nel corso dell’anno, con obiettivi e traguardi e diverse fasi di lavoro.
06:44 MICHELA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Un altro momento basilare è quello della Ricerca e Approfondimento. Qui le classi dedicano un buon lasso di tempo all’approfondimento del tema individuato. Lavorano in ambiti disciplinari e svolgono attività di ricerca con diverse strategie. Poi svolgono attività di consolidamento sui temi trattati. Si tratta della costruzione di un archivio digitale ben strutturato che rappresenta uno degli step fondamentali di questa attività.
- Poi c’è la Sistematizzazione, una fase in cui si tenta una prima sintesi che tenga insieme tutte le attività effettuate. E’ proprio il momento in cui si ricostruisce il filo di quanto raccolto.
07:16 MARTINA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Si passa poi allo Sviluppo del soggetto. Partendo da quanto raccolto, le classi stendono il “soggetto”: cioè la descrizione sotto forma di breve testo del prodotto che intendono realizzare. Viene individuato il genere che desiderano sviluppare (quindi un video reportage, oppure uno slideshow o uno storytelling oppure un blog); si stabiliscono i contenuti su cui intendono concentrarsi; ed infine si scelgono le tecniche che si intendono utilizzare.
- Così si passa poi allo step di Sviluppo della sceneggiatura. Una volta che viene discusso e messo a punto il soggetto, gli studenti immaginano una vera e propria sceneggiatura del prodotto. E ci sono molte tecniche di sceneggiatura che sono necessariamente legate al tipo di prodotto che si è scelto di sviluppare.
07:57 MICHELA_COME SI PROGETTA E SI REALIZZA UN CDD
- Gli ultimi due momenti sono Montaggio e Revisione. Il montaggio consiste nella realizzazione del prodotto. I software da utilizzare sono ormai molti, alcuni anche open access, per cui la scelta dipende dalla natura del prodotto immaginato e dalla complessità tecnica che si intende affrontare.
- La Revisione è una fase necessaria per stabilire una relazione tra l’obiettivo iniziale e il prodotto finale, e per portare eventuali modifiche.
08:20 MARTINA_ESEMPIO DI IMPLEMENTAZIONE
Ora che vi abbiamo raccontato come si progetta un “Contenuto Didattico Digitale”, facciamo un esempio di implementazione, dove il Collegio dei Docenti stabilisce di avviare una sperimentazione sulla produzione in proprio di libri di testo di geografia. Le diverse classi, qui, si impegnano nella produzione di una parte del libro, indicando i contenuti da trattare durante il corso dell’anno. I libri di testo e i materiali didattici realizzati sono poi insieme strumento e prodotto dei percorsi di formazione e conoscenza, il tutto attraverso la metodologia della progettazione. Passando attraverso le diverse fasi che abbiamo raccontato prima, il prodotto finale diventa il frutto di un lavoro collaborativo che coinvolge insegnanti e tutti gli studenti e che valorizza le loro competenze e le attitudini, e ne potenzia la capacità di lavorare in gruppo.
09:01 MICHELA_CASO STUDIO
Ora vi raccontiamo l’esempio di un’adozione di libri di testo autoprodotti dai docenti, realizzata e promossa dall’Istituto Superiore “Ettore Majorana” di Brindisi. Si tratta della rete “Book in Progress” attiva dall’anno scolastico 2009/2010. La rete propone l’autoproduzione di libri di testo a cura di gruppi di docenti di tutto il territorio nazionale. Con questa esperienza l’Istituto ha voluto:
- introdurre un uso consapevole e produttivo di nuove metodologie di insegnamento e di apprendimento col supporto delle nuove tecnologie.
- Inoltre, ha voluto rendere lo studente sempre più consapevole e partecipe del processo di apprendimento e di costruzione del sapere. Infatti, i books (così chiamati dai docenti della rete) vogliono essere una “finestra” sulla conoscenza che deve essere indagata non solo attraverso competenze cognitive, ma anche attraverso quelle umane e sociali, che sono altrettanto necessarie per lo sviluppo.
Se una scuola vuole aderire a “Book in Progress” deve candidare dei collaboratori al suo interno e poi collaborare alla realizzazione dei books per almeno due discipline, tra quelle ‘attive’ nella rete. I coordinatori disciplinari convocano una o più riunioni annuali per definire le linee di sviluppo e organizzare i lavori di produzione dei testi. Si occupano anche della revisione dei materiali, della loro originalità, della loro validazione e anche della loro pubblicazione, sia in formato cartaceo che multimediale. Infine, sempre i coordinatori disciplinari e i collaboratori di “Book in Progress” partecipano annualmente ad attività di formazione in presenza. Anche le famiglie sono coinvolte, alle quali viene chiesto di reinvestire in tecnologia (con l’acquisto di tablet) parte di quanto avrebbero speso per acquistare i libri di testo dei propri figli. Viene così favorito
un considerevole contenimento dei costi per ciascun nucleo famigliare. Ai genitori dei nuovi iscritti il progetto viene presentato durante gli incontri dedicati all’orientamento.
10:45 MARTINA_COME SI STA EVOLVENDO “BOOK IN PROGRESS”
Ma come si sta evolvendo “Book in Progress”? La rete sta migrando verso una diversa strutturazione dei propri materiali in piattaforma. I prodotti sono, infatti, resi maggiormente slegati in brevi “Unità di Apprendimento” che favoriscono la partecipazione dello studente al proprio processo formativo e questo avviene attraverso la personalizzazione dei materiali didattici. L’evoluzione della rete vuole stimolare un cambiamento dal punto di vista metodologico ispirato al modello della flipped classroom. La tendenza a cui puntare è quella di sviluppare negli studenti la capacità di ricercare le fonti in una logica costruttiva. Praticamente, attraverso il lavoro di gruppo si valorizzano le specificità individuali e l’atteggiamento critico nei confronti del sapere. Infine, la novità che si vuole promuovere nella concezione stessa del “Book in Progress” è lo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva e partecipativa. In pratica, si parte dal contenuto specifico, per andare a sensibilizzare su delle tematiche di carattere sociale, ambientale e politico. In questo modo si va a costruire un processo non solo di acquisizione di nozioni, ma anche di capacità di rielaborazione in aspetti di alto valore formativo ed educativo.
11:49 MICHELA_PERCHE’ ADOTTARE LA METODOLOGIA
Perché adottare la metodologia? Il libro di testo è spesso vissuto come uno stretto vincolo dai docenti che intendono l’insegnamento come un atto creativo. I limiti del libro sono legati alla genericità dei contenuti e alla conseguente distanza dalla realtà delle classi, che invece sono fatte di esseri umani articolati e unici. Il linguaggio è spesso poco adeguato a quello degli studenti, gli argomenti sono ridondanti e le pagine dei libri hanno un ‘peso specifico’ forse non poi così necessari. Oggi si tratta di pensare a un libro più come a un’ossatura attorno alla quale si struttura un comune sapere, a cui poi vanno integrati materiali per costruire percorsi personalizzati, dinamici e che integrano più punti di vista. Allo studente è data anche l’opportunità di integrare il libro con una parte da lui curata, gli viene data l’occasione di imparare a sviluppare aspetti socio-relazionali, emotivi, motivazionali, tecnici e didattici.
Per concludere il libro può essere come un fil rouge che lega più temi e rappresenta un punto di partenza. Poi, viene integrato per tanti motivi, tra cui:
● superare la logica dello studio inteso come mero apprendimento mnemonico.
● Favorire l’approccio progettuale e la pratica laboratoriale nei percorsi di formazione.
● Contestualizzare i contenuti della formazione.
● Favorire l’integrazione degli strumenti digitali.
● Sviluppare metodologie innovative di rappresentazione della conoscenza.
● Ridurre e ottimizzare la spesa destinata a libri di testo spesso in larga parte inutilizzati.
E con questo chiudiamo la puntata di oggi e ti invitiamo a testare e sperimentare, ma soprattutto a farci sapere come è andata! Noi ti aspettiamo nel prossimo episodio!
13:23 MARTINA_SIGLA DI CHIUSURA
Hai ascoltato “Idee per Insegnare”, una serie podcast ideata da Generas Foundation all’interno del progetto Edunauta. Le Idee educative proposte fanno parte del movimento Avanguardie Educative dell’Istituto INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione, Ricerca Educativa del Ministero dell’Istruzione. Per saperne di più ascolta il trailer o vai sul sito innovazione.indire.it/avanguardieeducative
“Idee per Insegnare” è un podcast realizzato in collaborazione con Rossella Pivanti e con le voci di Michela Calvelli e Martina Plebani.
Quali sono le funzioni del libro di testo? E' possibile mantenere la sua funzione didattica, arricchendola? Scopriamo come attraverso l'idea Integrazione CDD/Libri di testo.
AUTORI: Michela Calvelli, Martina Plebani,ARGOMENTI: Idee per la didattica, Condizioni d’apprendimento efficaci, Compiti a casa e studio,